27 novembre 2017

UNA FLAT TAX PER L'ITALIA...

Una flat tax per l'Italia... aliquota unica e un sistema fiscale proporzionale, non più progressivo come quello attuale.


La proposta è stata lanciata da Nicola Rossi, professore ordinario di Economia politica a Tor Vergata, membro dell'Istituto Bruno Leoni, nonché autore del libro Venticinque% per tutti. 

L'attuale sistema tributario è complesso, con una pressione fiscale in Italia più alta del 4% rispetto alla media europea, oltre a non essere equo, dal momento che si sono accentuate le differenze tra ricchi e poveri.

Il sistema proposto prevede una sola aliquota al 25% per tutte le principali imposte del nostro sistema tributario (Irpef, Ires, Iva, sostitutiva sui redditi da attività finanziarie), l'abolizione dell'Irap e dell'Imu, un reddito minimo di povertà e una diversa fruizione dei servizi pubblici.

Da una ricerca internazionale sulla flat tax, da cui emergerebbe che su 221 Paesi analizzati, 33 adottano questo modello di tassazione proporzionale: 17 di questi, in particolare, sono appartenuti all'ex Unione sovietica, come ad esempio Russia, Romania o Ucraina. 

22 novembre 2017

MIFID 2: PRO E CONTRO

Il 3 gennaio 2018 entrerà in vigore la MiFID 2 (o MiFID II) ovvero la Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari.

La MIFID II mira a conseguire due importanti obiettivi: 
1) Aumentare la tutela per gli investitori
2) Promuovere la trasparenza e l’efficienza sui mercati finanziari

La MIFID II tocca molti aspetti tra cui la consulenza, la vendita e le informazioni sui costi dei prodotti finanziari. 


Ecco i 5 punti chiave della direttiva MIFID 2 per gli investitori:



1)   Fornire maggiore trasparenza sui prezzi e sui costi

La MIFID 2 comporterà una maggiore trasparenza sui costi e sui prezzi degli strumenti finanziari sia prima sia dopo la loro negoziazione. 
Per gli intermediari, vi è l'onere di rendere note queste informazioni al cliente almeno una volta all'anno. 

2) Prevedere una categorizzazione dei clienti
Le norme MIFID 2 obbligano i fornitori di prodotti di investimento a categorizzare i clienti in investitori al dettaglio o investitori professionali. Questa targettizzazione è stata proposta per ai fini della divulgazione e segnalazione delle informazioni nonchè per l'idoneità all'investimento per certi tipi di prodotti.

3)   Aumentare il monitoraggio sui prodotti di investimento venduti in Europa
La MIFID 2 attribuisce nuovi poteri ai regolatori nazionali per monitorare gli strumenti finanziari e i prodotti più strutturati che vengono distribuiti in Europa. Tra questi, vi è la possibilità di restringere o vietare la commercializzazione di prodotti che non rispondono a determinate caratteristiche di trasparenza. 

4)   Garantire la "Best Execution" 
I fornitori di servizi finanziari devono garantire la best execution alla loro clientela, e cioè dimostrare che l'ordine di investimento venga fatto alle migliori condizioni di mercato.   

5)   Rafforzare la protezione degli investitori
Gli intermediari finanziari devono agire in conformità agli interessi dei loro clienti fornendo loro informazioni più dettagliate in merito ai prodotti e ai servizi offerti o venduti. I consulenti finanziari dovranno consigliare prodotti e servizi sulla base dell'esperienza, conoscenza, obiettivo e profilo di rischio/rendimento del cliente. 

Quanto paghiamo veramente per i prodotti di investimento che sottoscriviamo? 

Gli intermediari finanziari (Banche, SGR, SIM,etc.) dovranno essere più chiari e trasparenti sulle spese e sulle commissioni pagate dai clienti. 

Almeno una volta all’anno, vi sarà l’obbligo di inviare al cliente informazioni dettagliate su tutti i costi e gli oneri relativi agli strumenti finanziari e ai servizi accessori (quali ad esempio la consulenza).  Questo aiuterà l'investitore a comprendere più da vicino qual è l’impatto dei costi sui rendimenti degli investimenti.

Per i fondi comuni di investimento dovrà essere fatta menzione dei costi di gestione, di consulenza e delle commissioni di entrata e di uscita del fondo. 

I consulenti finanziari, infine, dovranno comunicare al cliente se il servizio di consulenza è fornito su base indipendente o meno.

Lo scopo principale della MIFID è senz'altro quello rendere meno onerosa la possibilità di valutare e scegliere i prodotti di investimento sulla base dei costi e della qualità dell'offerta. 

Tutto questo, favorirà nel tempo una sana e corretta competizione di mercato tra gli intermediari finanziari.



EUROPA: LIBERTA' O NEGAZIONE DELLE LIBERTA'

L’Unione Europea nega più libertà e pluralismo!

Che immagine dell’Europa ci viene trasmessa in queste settimane dalle massime istituzioni continentali?
Dinanzi al caso del Regno Unito, difficile non rimanere colpiti e irritati dalla volontà di “farla pagare” a una popolazione che in piena autonomia ha deciso di uscire dall’Unione così come, alcuni decenni prima, aveva scelto di entrare nella Comunità stessa. 
Non si comprende come gli eurocrati possano giustificare il loro disprezzo per una volontà espressa democraticamente e basata su ben precise argomentazioni. 
Nell’affrontare la Brexit, í responsabili dell’Unione sono apparsi privi della minima disponibilità a fare autocritica, ad ammettere che un’antica società di tradizione liberale non poteva lasciarsi dominare da qualche grigio commissario, né poteva subire un modello di giustizia e comunità politica in cui non si riconosce.
Ugualmente imbarazzante è il modo in cui, in queste settimane, gli eurocrati hanno appoggiato l’azione repressiva condotta in Catalogna dal governo spagnolo.
Si può ritenere illegale (secondo la Costituzione del 1978) il referendum convocato dalla Generalitat catalana, oppure si può pensare che l’ordinamento spagnolo non possa ignorare il diritto internazionale, che è sovraordinato rispetto a quello costituzionale e garantisce il diritto di auto determinazione di ogni popolo.
Ma al di là di queste discussioni, è inammissibile che nell’Europa del 2017 la Guardia Civil picchi normali cittadini intenti a votare e che tribunali controllati politicamente mettano in prigione esponenti dell’opposizione e responsabili di associazioni culturali. 
Molti giuristi spagnoli (tra il costituzionalista Javier Pérez Royo, dell’Università di Siviglia) hanno condannato senza mezzi termini l’arresto privo di ogni base legale degli esponenti della società civile e del governo catalano. 
A Bruxelles, però, Jean-Paul Juncker e gli altri suoi sodali hanno fatto a gara nel sostenere il governo di Mariano Rajoy e le sue scelte.
Se oggi l’Unione è orientata a censurare le scelte della popolazione (come nel Regno Unito) e a difendere riemergenti tentazioni autoritarie, questa istituzione è la negazione di quella che avrebbe dovuto darci più libertà e pluralismo. Non c’è da stupirsi, allora, se l’euroscetticismo dilaga ormai un po’ ovunque.

19 novembre 2017

MONETA ELETTRONICA E POS : OBBLIGO PER TUTTI I PROFESSIONISTI

Riifiutare di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato, è punito con la sanzione amministrativa fino a trenta euro. 


Tale sanzione è estesa alle transazioni commerciali effettuate mediante moneta elettronica.



La norma sanzionatoria è quella prevista dal Governo dal 30 settembre 2017 al fine di presidiare l'obbligo a carico delle categorie professionali, una norma già presente nel nostro Codice penale, ovvero l'articolo 693. 



Non sussistono cause di esclusione tali da consentire ai professionisti di sottrarsi al nuovo adempimento, in considerazione soprattutto della specifica classificazione fiscale dell'attività svolta di libero professionista



Ma qual è l'entità economica per la dotazione di un Pos? 



Gli Istituti di credito e le società che gestiscono le transazioni in moneta elettronica, offrono ormai delle condizioni contrattuali per il Pos praticamente a costo zero, attraverso le quali il costo per il professionista è rappresentato esclusivamente da una percentuale rispetto al valore della transazione (es. 2%).

Per esempio nel caso di pagamenti tramite Pos possano corrispondere a un incasso totale annuo di Euro 1.000, il costo del Pos  ammonterebbe a Euro 20 per anno. 

La prevista sanzione di 30 euro verrebbe comminata a seguito di specifica denuncia, presso i competenti organi di Polizia Amministrativa, da parte di un paziente che ne faccia esplicita richiesta e che possa dimostrare che il rifiuto della transazione risulti effettivamente ingiustificato. 

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Il ‘magna magna’ italiano raccontato da un manager pubblico: dalle alghe ai vestiti usati, dalla sabbia ai rifiuti

Estate, sole, spiaggia e… alghe. Forse non sospettavate che perfino le alghe possono essere fonte di guadagni illeciti, uno dei mille sistemi che l’ingegno italico ha escogitato per fare soldi in modo illegale, spesso con la complicità o, nel migliore dei casi, l’inerzia delle pubbliche amministrazioni.
Lo racconta Alberto Pierobon, nel suo libro “Ho visto cose – Tutti i trucchi per rubare in Italia raccontati da un manager pubblico” scritto con Alessandro Zardetto, edito da Ponte alle Grazie (280 pp., 14 euro) in uscita l’11 maggio 2017.

«Ho scoperto che attorno al materiale spiaggiato, in particolare alle alghe, per esempio la Posidonia, si agitano vari interessi. – spiega Pierobon – Infatti, ci sono Comuni che per la loro rimozione, spendono oltre un milione di euro all’anno».
Le alghe si rimuovono per varie ragioni: tra le principali perché ostacolano il cammino e producono, decomponendosi, odori molesti.

Posidonie spiaggiate
«Per portarle via dalla spiaggia si fanno appalti: ‘ti do tot euro per tonnellata all’anno per raccoglierle’. – spiega Pierobon –  La raccolta avviene con trattori o pettini, che asportano più o meno sabbia. Attraverso una sorta di centrifuga, le alghe vengano prima seccate, poi portate via. Più il lavoro è fatto correttamente, meno sabbia porti via dalla spiaggia. E, invece, cosa può succedere? Che le società che hanno vinto l’appalto raccolgano sabbia e alghe insieme, senza andare troppo per il sottile, e che poi si rivendano la sabbia. Anche per usi edilizi: senza curarsi del fatto che questa sabbia contenente sale può pregiudicare la stabilità edilizia».
Non basta, Pierobon racconta anche che può succedere «che prendano la sabbia da uno stabilimento demaniale (e il Comune dovrà poi provvedere a comprarne altra) e poi la rivendano ad altri stabilimenti per il “ripascimento”, cioè l’aggiunta di sabbia per mantenerne il giusto livello».
Ovviamente a pagare i costi della rimozione delle alghe è il Comune e quindi alla fine sarà il contribuente a dover tirare fuori i soldi».
Non solo. «In certi casi le alghe spiaggiate, quindi morte, vengono ributtate in acqua. – continua Pierobon – Chi lo fa sa come si muovono le correnti. Intere barche o camion vengono riversate in mare, interferendo con l’ecosistema, oppure le sotteranno nella stessa spiaggia…», pratiche ambedue vietate.
E’ solo un esempio tra i tantissimi (una quarantina, ripresi nell’appendice che approfondisce tecnicamente i casi) citati da Pierobon, casi vissuti in prima persona nel corso degli anni, durante i quali ha maturato un’esperienza che gli consente di leggere, interpretare e ricollegare i vari indizi da diverse prospettive.
Da questo punto di vista, infatti, Pierobon ha un curriculum perfetto: «Vengo dalla Polizia dove sono stato cinque anni, ci sono entrato a 19 anni. – racconta Pierobon –  Poi ho lavorato in banca, al Credito Italiano, per tre anni, svolgendo varie mansioni, dallo sportello ai titoli, dalla relazione con la clientela fino al servizio estero. A 25 anni sono passato alla Pubblica amministrazione prima come responsabile amministrativo contabile in un comune di 5.000 abitanti; dieci mesi dopo come vice segretario generale di un comune di 15mila abitanti; due anni dopo come dirigente in un comune di 30 mila abitanti; successivamente come direttore generale di un’azienda pubblica per nove anni. Lavorando nei Comuni ho avuto modo di diventare esperto in appalti, mutui e gestione dei servizi pubblici. Poi, nel 2006, ho scelto di fare il consulente libero professionista e sono stato incaricato in una commissione ministeriale ambientale presieduta dal generale Roberto Jucci per oltre un anno: seguivo le emergenze rifiuti in cinque regioni. Da lì mi hanno individuato come la persona più adatta per rivestire il ruolo di subcommissario per la raccolta differenziata nell’ambito dell’emergenza rifiuti campana. In seguito ho svolto altri incarichi anche all’estero per conto del Ministero dell’Ambiente su bonifiche e rifiuti. A questo si aggiunge la mia attività di consulenza in provincia di Bolzano per aziende pubbliche e grandi gruppi industriali di distribuzione». Insomma un’esperienza a 360 gradi per capire il sistema di gestione dei rifiuti pubblico e privato (contratti, finanza, estero, truffe), dall’alto della quale Pierobon tira una conclusione che più amara non si potrebbe: «Il magna magna è diffuso e chi può, lo fa».

La ruberia più comune
Anche le ruberie hanno le loro classifiche. «La truffa più comune è quella che si fa in squadra. – spiega Pierobon – Non è la tangente allo sportello, ma piuttosto il progettare una truffa o la ruberia nell’occasione di un appalto o di una gestione legalizzata. Il paradosso è che questo avviene anche nel privato. E non è certo un fiore raro. Trovi questo sistema nelle grandi strutture come nell’ambiente della pubblica amministrazione. Quello che succede è semplice: abusare delle regole, rimanendo in un’apparente legalità, per trarne un vantaggio, personale o per una consorteria di appartenenza».

Castelli di sabbia pericolosa
Uno dei casi citati nel libro è piuttosto sconcertante, soprattutto perché va a colpire proprio i più indifesi: bambini e anziani. Riguarda un materiale molto comune: la sabbia della spiaggia. Pierobon cita un’esperienza personale: «Ero al mare, e il figlio piccolo di un mio amico cominciò ad accusare difficoltà respiratorie. Il medico disse ai genitori di tenere il bambino lontano dalla spiaggia, un lido privato a uso esclusivo di un condominio. Noi, allora, cominciammo a scavare un po’ più a fondo di quello che si fa di solito con paletta e secchiello. E trovammo pezzetti di mattone e materiale di riporto, con malte e calcinacci. Andai ad approfondire. L’Amministratore condominiale mi disse che la comprava scegliendo tra tre secchi, immergendo la mano in ciascun di loro. Valutava così il materiale preferibile, anche in relazione al prezzo. Non prendeva la sabbia del fiume, la più costosa, ma guarda caso proprio quella che era miscelata con rifiuti inerti da demolizione, polverizzati. Con il vento le particelle si alzavano e irritavano le vie respiratorie, soprattutto delle persone più delicate: bambini e anziani».
Ecco come rifiuti inerti possono diventare un doppio affare: non solo minori costi di smaltimento, ma addirittura introiti, generati dalla loro vendita in veste di sabbia per la spiaggia.

Il giro dei vestiti usati
Comune di Parma
Anche sui vestiti usati donati ai poveri vince qualche volta la speculazione.
Vediamo a grandi linee come funziona il sistema, ancora una volta con la guida di Pierobon.
«Il Comune formula la base d’asta del servizio del ritiro dei vestiti usati stimata sui dati storici forniti dai precedenti appaltatori. Di solito sono cooperative sociali che si occupano di materiale recuperato. – spiega Pierobon – Le cooperative (come un qualsiasi appaltatore) vengono incaricate di ritirare il materiale (indumenti usati) e di recuperarli, cioè di recuperare il materiale tessile, oppure di trattarlo per portarlo fuori dalla disciplina dei rifiuti.
Il comune solitamente riconosce un tot di euro a tonnellata di materiale ritirato e poi gestito dalle cooperative o da altri appaltatori.
Che possono combinare questi soggetti? Igienizzano il materiale e poi lo considerano come vestiti usati da vendere, non da recuperare come materiale tessile. Infatti, gli abiti, per passare dalla condizione di “rifiuto” a , quella di “merce” fino ad agosto 2016 dovevano obbligatoriamente essere igienizzati per rispettare gli standard microbiologici (Successivamente alla Legge 19 agosto 2016, n.166 l’operazione è diventata facoltativa). Ma talvolta questi soggetti fanno un’igienizzazione solo sulla carta, addirittura può accadere che spruzzino il liquido igienizzante solo sui sacchetti chiusi, contenenti gli abiti usati. Così si può considerare il materiale non più rifiuto e commerciabile.
Siamo noi cittadini che forse pensiamo di “donarlo” tramite il sistema pubblico o i circuiti caritatevoli, ma può succedere che questi indumenti, trasformati come abbiamo visto da rifiuti a merce, come tale vengano venduti.
Chiaro che il materiale “pregiato” viene sottratto “a monte” e dato al riuso, mentre il materiale che ha poco valore viene spedito nei “giri” esteri, tramite altri soggetti, altre cooperative, per esempio in Africa. Qui di solito gli abiti vengono rivenduti in altri circuiti, anzi messi all’asta per ricavare il più possibile, a commercianti locali. Saranno loro, poi, a venderli sui mercati frequentati dalla popolazione più povera». Insomma quel che può succedere non è allineato alle premesse e alle promesse. «Noi doniamo un vestito che non usiamo, con buone intenzioni. E invece potremmo alimentare un commercio che potrebbe essere in nero, che si articola creando passaggi intermedi per mascherare i guadagni, occultando i flussi finanziari illegali» conclude Pierobon.

La discarica in Kenya
Per quest’ultimo tassello in questo mosaico degli scandali Pierobon ci porta all’estero, in Kenya.
«Il nostro Paese, tempo fa, finanziava decine di Paesi per iniziative ambientali – spiega Pierobon –. Nel 2008, per esempio, il Ministro Pecoraro Scanio si era impegnato a bonificare la discarica di Korogocho (che in lingua kikuyu vuol dire “ciò che non ha più nessun valore” o “caos”) a Dandora, vicino a Nairobi, dove i più poveri rovistano per tirar fuori ciò che possono, tra miasmi pestilenziali.

4 novembre 2017

CONSUMO SUOLO: IL DISEGNO DI LEGGE DIVENTI LEGGE ENTRO IL 2018

Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri competenti
dei Presidenti di Coldiretti, FAI-Fondo Ambiente Italiano, INU,  Legambiente LIPU, Slow Food, Touring Club Italiano e WWF Italia
Il disegno di legge sul consumo di suolo diventi legge entro fine legislatura.

Salutiamo con favore e speranza la piena consapevolezza, emersa in occasione degli Stati Generali del Paesaggio (del 25 e 26 ottobre scorsi), nelle dichiarazioni pubbliche del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro Dario Franceschini che il nostro Paese non può continuare a limitarsi a registrare un preoccupante e persistente consumo del suolo senza dotarsi di uno strumento normativo che eviti nuovi sfregi al territorio italiano.
Questa consapevolezza deve tramutarsi ora in un’assunzione di responsabilità da parte del Governo nel concordare un’azione con il Parlamento per fare in modo che il disegno di legge sul «Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato», ora all’esame del Senato, diventi legge prima della fine della legislatura.
In termini assoluti il consumo di suolo in Italia ha già intaccato dal secondo dopoguerra a oggi circa 21.000 chilometri quadrati del nostro territorio, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013 e continua ad avanzare al ritmo di 30 ettari al giorno: 
occorre agire adesso!

Il disegno di legge sul consumo del suolo, ricordiamo, derivava da una prima iniziativa governativa, a fine del 2012 – nella passata legislatura - ed è stato integrato e riproposto in questa legislatura con una plurima paternità governativa. Malgrado ciò è rimasto fermo a Montecitorio per ben 3 anni e 3 mesi. E ora (fine ottobre) è da 518 giorni all’esame del Senato. Il disegno di legge è, dunque, nelle mani del Parlamento da 4 anni e 7 mesi.
Ora sono in discussione nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura riunite del Senato delle importanti modifiche migliorative che se accolte: permetteranno al Paese di dotarsi di una legge che riconosce il suolo quale bene comune e risorsa limitata; consentiranno di indirizzare le trasformazioni sulla rigenerazione urbana invece che sul consumo di suoli agricoli o verdi; porranno un limite al consumo del suolo; renderanno obbligatorio ilcensimento degli edifici e delle aree libere.
Riteniamo che sia indispensabile dotare il Paese di una norma innovativa ed efficace sul consumo di suolo. Ma questo presuppone che nel patto tra Governo e due rami del Parlamento sui disegni di legge da approvare a fine legislatura ci sia anche il ddl sul «Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato» che, dopo le modifiche del Senato, deve essere approvato senza modifiche dalla Camera dei Deputati.
La finestra temporale è stretta perché sta già iniziando la sessione di Bilancio 2018 al Senato ed entro la prossima primavera le Camere verranno sciolte per andare alle elezioni nazionali. C’è poco tempo ma se ci sono l’impegno e la convinzione del Governo e dei due rami del Parlamento, esistono numerosi precedenti che ci dimostrano come ciò sia possibile. Facciamo che sia possibile, chiediamo alle istituzioni di essere coerenti perché alle parole seguano i fatti.

Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti
Andrea Carandini, Presidente FAI - Fondo Ambiente Italiano
Silvia Viviani, Presidente INU- Istituto Nazionale di Urbanistica
Rossella Muroni, Presidente Legambiente
Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU
Gaetano Pascale, Presidente Slow Food
Franco Iseppi, Presidente Touring Club Italiano
Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia

Roma, 31 ottobre 2017


Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia in rappresentanza di tutte le assiciazioni citate.

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Al via un prototipo di tessuto double-face per riscaldare e raffreddare il corpo umano

Un tessuto nanostrutturato composto di rame, carbonio e polietilene che ha due lati, uno 'invernale' e uno 'estivo'. L'obiettivo è ridurre i consumi energetici degli impianti di climatizzazione.
Invece di riscaldare e raffrescare gli ambienti interni agli edifici, non varrebbe la pena riscaldare o raffreddare le persone che li abitano? E' partita da questa domanda la ricerca di un team del Dipartimento di Materials Science and Engineering dell'Università di Stanford, con l'obiettivo di trovare una soluzione per ridurre i consumi energetici legati agli impianti di climatizzazione.

Tessuto nanostrutturato

Ne è nato un tessuto nanostrutturato composto di rame, carbonio e polietilene che è in grado di modificare la temperatura corporea di chi lo indossa.
Lo studio è iniziato nel 2016, quando il team guidato dal professore Yi Cui era riuscito a sviluppare un particolare tessuto che riusciva a raffreddare la pelle grazie a un involucro trasparente e impermeabile all'acqua che aveva la caratteristica di catturare ed eliminare le radiazioni infrarosse dal corpo. Rispetto a un tradizionale tessuto, la soluzione nanotecnologica riusciva ad abbassare di un paio di gradi la temperatura interna.

Soluzione 'bi-modale' caldo/freddo


Da qui, l'idea di invertire il processo e riuscire a sviluppare una soluzione 'bi-modale' che potesse essere utilizzata sia in inverno sia in estate, con risultati opposti. I ricercatori hanno così scoperto che il tessuto, indossato con lo strato di rame rivolto verso l'esterno, era in grado di catturare il calore e riscaldare la pelle nei giorni freddi. Posizionando invece lo strato di carbonio all'esterno si ottiene il risultato opposto, quello di raffreddare il corpo.

2 novembre 2017

CVA SPA - VERSO LA QUOTAZIONE IN BORSA? ELEMENTI DI APPROFONDIMENTO.


Una serata di approfondimento per capire qualcosa di più sulla società CVA spa e per maggiori informazioni sulla discussa quotazione in Borsa della stessa.



*Chasing pavements: è come cercare di raggiungere qualcosa pur già sapendo in partenza che sarà destinato ad un fallimento. 
Come voler  provare lo stesso, perchè si ha una speranza senza fondamento.

AOSTA - TRAMONTO - 29 OTTOBRE 2017



22 ottobre 2017

VACCINI CON INTELLIGENZA





La esecuzione di dosaggi di anticorpi prevaccinali in genere rientra fra le “Prestazioni di prevenzione gratuite ai sensi del DM 1/2/1991 in quanto disposte nel prevalente interesse pubblico“, altresì ribadito dall’art. 7 della Legge 210/92 e dall’art. 1 comma 4 lettera b del D.Lgs.124/1998 [quest’ultimo con particolare riferimento alle vaccinazioni raccomandate]Per effettuare questi esami gratuitamente in regime di SSN occorre quanto segue:
– deve esistere sul territorio un laboratorio che li esegua [azienda ospedaliera oppure  laboratorio accreditato];
– deve esserci volontà politica della ASL di recepire il suddetto DM e fornirli ai cittadini, il che si traduce nella stipula di accordi fra la ASL e la struttura erogatrice in cui la ASL accetta di pagare e concorda il prezzo delle prestazioni;
– gli esami sono gratis solo se a prescriverli sono i medici funzionari ASL, ossia gli ex ufficiali sanitari, oggi “medici incaricati di sanità pubblica”, tra i quali rientra il medico vaccinatore.
– a questo punto la prestazione risulta esente da ticket per categoria, con codice di esenzione già previsto in tariffario regionale “P03 – Prestazioni specialistiche correlate alla pratica vaccinale obbligatoria o raccomandata“.
Se invece queste condizioni mancano, oppure il medico vaccinatore oppone resistenza, è vostro diritto eseguire questi esami e individuare un laboratorio esecutore al quale potete accedere direttamente e semplicemente pagando [purtroppo] di tasca vostra [70 €uro circa].

informate il medico che avete documentato con un filmato le capacità di vostro figlio o di vostra figlia prima della vaccinazione e che, se si verificassero effetti collaterali imputabili alla vaccinazione, il medico ne dovrà rispondere personalmente [il danno vaccinale rientra nella categoria delle “lesioni personali”];
se si arriva a vaccinare, chiedete che la prima goccia del vaccino venga buttata perché spesso contiene i residui di usura della lavorazione meccanica dell’ago;
chiedete che vi venga consegnata la siringa e la scatola con il numero del lotto e il foglietto illustrativo.


Tutto ciò che è stato elencato rappresenta un vostro incontestabile diritto così come è altrettanto vostro incontestabile diritto che ogni ASL vi renda immediatamente noto il numero di lotto, il nome commerciale, il produttore, la data di acquisto, la data di scadenza, il responsabile del procedimento di conservazione e stoccaggio, i dati della procedura di stoccaggio e conservazione in merito ad ogni singolo vaccino somministrato a vostro figlio o vostra figlia.

Le vaccinazioni obbligatorie non sono coercibili, né assimilabili al TSO di origine psichiatrica

Al contrario di quanto scrivono taluni manipolatori della realtà, ribadiamo che benché vi sia un obbligo di legge [che non può prevaricare il rispetto della dignità umana] le vaccinazioni obbligatorie non sono coercibili né assimilabili al TSO di origine psichiatrica. Pertanto, vi sarà sempre un consenso informato da firmare ed è vostro incontestabile diritto che questo consenso – oltre ad essere veramente informato – risponda a numerosi requisiti che abbiamo elencato nel nostro articolo precedente Legge vaccini: pretendere il rispetto del ‘consenso informato’ determinerà la sua sconfitta.

In sostanza, per coloro che hanno maggiori difficoltà a comprendere il concetto, la legge potrà anche obbligare ad un determinato trattamento sanitario ma non può violare in nessun modo i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Non è il contrario!!! Non è che la legge non può violare i diritti della persona umana a meno che tale violazione sia giustificata da un obbligo. La legge può obbligare, ma non può violare:  è chiaro il concetto?

Il consenso informato nasce molto tempo dopo la Costituzione Italiana, per conferire dignità pratica al all’individuo, fungendo da sintesi tra due diritti fondamentali della persona alla cura ed alla autodeterminazione. Esso è stato riconosciuto all’unanimità dalla Giurisprudenza come principio fondamentale in materia di tutela della salute.

Pertanto, anche se dal 6 agosto 2017 la profilassi vaccinale è definita obbligatoria necessita comunque di un “previo consenso informato” giacchè i soggetti a cui è rivolta sono capaci di intendere e volere e/o rappresentati da adulti capaci di intendere e volere. In presenza di tale capacità, attuale e concreta, siamo in presenza di un diritto attuale e concreto all’autodeterminazione che non può essere superato da alcun obbligo.

In altre parole, un bambino può essere obbligato a sottoporsi a vaccinazione, ma conserva il diritto ad essere previamente informato [tramite i suoi tutori] circa il trattamento sanitario che riceverà e, in stretta correlazione, può esercitare il diritto a non essere d’accordo.

Senza il consenso di un soggetto giuridicamente capace, il trattamento sanitario può essere obbligatorio finché si vuole, ma non può essere praticato in alcun modo. E quel medico che decide di infischiarsene, credendosi tutelato dall’obbligo di legge, finisce direttamente in galera senza passare dal via.

La sbandierata minaccia di segnalazione al Tribunale dei minori, poi cancellata, serviva giusto per spaventare i genitori. Perchè, anche a fronte di un obbligo, è sempre necessario acquisire il consenso informato dell’esercente la potestà sul minore. Se l’esercente non acconsente che si fa? Se ne attenua la capacità genitoriale per ottenere il consenso dall’organo a ciò deputato: altro genitore, tutore, tribunale. Un consenso serve comunque.

DOMANDA – Perchè dunque, anche a fronte della necessità epidemiologica, se fosse vera, l’obbligo vaccinale non è mai stato esteso alla popolazione adulta prevalentemente a contatto con i bambini? Ovvero, per tutti i maggiorenni e i minorenni oltre i 16 anni?

RISPOSTA – Perchè in tali casi occorre sempre e comunque il consenso della persona, e se quest’ultima non lo presta [con tanto di bella pernacchia all’indirizzo del Governo] l’unica soluzione sarebbe quella di farla interdire: sì cari lettori, proprio così. E non ci dilunghiamo sul perchè sarebbe impossibile ed inattuabile.

Pertanto, tutto l’impianto di questa nuova legge si regge su un unico presupposto: la paura! Per alcuni la paura delle malattie, per altri la paura delle sanzioni, per altri ancora la paura delle esclusioni sclolastiche, e per molti altri ancora la paura delle segnalazioni al tribunale.

Il mezzo che giustifica il fine è semplicemente “la paura”, ovvero il più grande business al mondo che da sempre ha spinto quante più persone possibili a vaccinarsi.

Ciascuno è ovviamente libero di agire come meglio crede in proprosito, ma sia almeno consapevole che nessuno potrà mai davvero obbligarlo perché l’adesione al sistema è sempre su base volontaria: sempre!!!

Anche quando sembra di non avere scelta, basta un semplice: 

NO GRAZIE ….

Obbligo dei vaccini legittimo nel contesto attuale.

Nell’udienza del 21 novembre 2017, davanti alla Corte costituzionale, sono state discusse le numerose questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Regione Veneto sul decreto legge n. 73 del 2017, convertito nella legge n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età.

Le questioni sottoposte alla Corte costituzionale non mettevano in discussione
l’efficacia delle vaccinazioni – attestata dalle istituzioni a ciò deputate
(Organizzazione mondiale della sanità; Istituto superiore di sanità) e da una lunga serie di piani nazionali vaccinali - ma la loro obbligatorietà, sospesa dalla Regione Veneto con una legge del 2007 che aveva introdotto un sistema di prevenzione delle malattie infettive basato solo sulla persuasione.

La Corte ha dichiarato non fondate tutte le questioni prospettate.

Secondo i giudici costituzionali, le misure in questione rappresentano una scelta
spettante al legislatore nazionale.

Questa scelta non è irragionevole, poiché volta a tutelare la salute individuale e
collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie.
La Corte ha considerato tra l’altro che tutte le vaccinazioni rese obbligatorie erano già previste e raccomandate nei piani nazionali di vaccinazione e finanziate dallo Stato nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea). Inoltre, il passaggio da una strategia basata sulla persuasione a un sistema di obbligatorietà si giustifica alla luce del contesto attuale caratterizzato da un progressivo calo delle coperture vaccinali.

È stato, altresì, considerato che la legge di conversione ha modificato il decreto legge riducendo sensibilmente le sanzioni amministrative pecuniarie e prevedendo che, in ogni caso, debbano essere precedute dall’incontro tra le famiglie e le autorità  snitarie allo scopo di favorire un’adesione consapevole e informata al programma vaccinale.
Infine, la mancata vaccinazione non comporta l’esclusione dalla scuola dell’obbligo dei minori, che saranno di norma inseriti in classi in cui gli altri alunni sono vaccinati.

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ALZHEIMER E L'INGRESSO IN RSA.
L’ingresso in queste strutture avviene a seguito di un percorso di valutazione multi-professionale posto in essere dalle c.d. Unità di Valutazione Multi – Dimensionale (Uvmd). In seguito a dette valutazioni, il malato verrà inserito in una graduatoria ordinata in base alla gravità delle condizioni dei pazienti.

Al momento dell’accoglienza in Rsa viene formulato un  piano assistenziale integrato (c.d. Pai) che punta, oltre che alla gestione della quotidianità (igiene personale, alimentazione, ecc.), anche alla gestione delle problematiche comportamentali.

In queste fasi, il Servizio Sanitario Nazionale garantisce sempre il pagamento della quota sanitaria. Alla predetta quota, tuttavia, si aggiunge la quota di rilievo sociale, erogata il più delle volte dalle famiglie e dal Comune in integrazione.

Al riguardo, tuttavia, si sottolinea che non mancano voci discordanti circa la “ripartizione” delle spese afferenti alla retta ed alle cure in Rsa, le quali – per quanto concerne i malati di Alzheimer – dovrebbero essere completamente gratuite e ad intero carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per approfondimenti leggi: Alzheimer: i ricoveri in RSA sono a carico totale del SSN



Malati di Alzheimer: il diritto alle prestazioni ulteriori

Nelle ultime fasi della malattia, potrebbero rendersi necessarie – sia che la persona risieda a domicilio, sia in caso di ricovero in Rsa – delle ulteriori prestazioni, quali:

prestazioni mediche da parte del medico di famiglia;
visite ed accertamenti specialistici;
ossigenoterapia;
ausili personalizzati per la deambulazione assistita, per la mobilizzazione, per la posturazione, per affrontare l’allettamento;
presidi per l’incontinenza e la prevenzione delle lesioni da decubito.
Ebbene, il costo di queste prestazioni è a carico del Ssn, poiché si aggiunge alla quota avente rilievo sanitario.

Malati di Alzheimer: il diritto alla nutrizione artificiale
in fase terminale, i malati di Alzheimer potrebbero avere bisogno di essere nutriti artificialmente. La nutrizione artificiale può essere affrontata e gestita anche da casa, ovviamente alla presenza di personale specializzato. Se, invece, il malato è in Rsa la nutrizione artificiale viene svolta dagli operatori socio-sanitari e dal personale infermieristico. Le prestazioni afferenti alla nutrizione artificiale (ivi compresa la fornitura di sacche e di soluzioni da infondere via sondino  naso-gastrico con relativo materiale d’uso) sono integralmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.



19 ottobre 2017

AUTONOMIA E AUTOGOVERNO ALL'INTERNO DELLO STATO

Trento, 19 ottobre 2017 
Prot. n. A001/570469 
Excelentisimo Señor Don Mariano Rajoy Brey 
Presidente del Gobierno Español 
Palacio de la Moncloa  28071 MADRID 

Molt Hble Sr. Carles Puigdemont 
President Generalitat de Catalunya 
Plaça Sant Jaume, 4 08002 BARCELONA 

Illustri Presidenti, Scriviamo la presente lettera in qualità di esponenti e rappresentanti istituzionali delle Province autonome di Trento e di Bolzano, due enti territoriali che, in virtù dell’accordo internazionale Degasperi-Gruber (sottoscritto da Italia e Austria il 5 settembre del 1946) e della successiva e conseguente disciplina costituzionale (cfr. articolo 116, commi 1 e 2), dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia. Siamo quindi particolarmente sensibili e attenti alle istanze autonomistiche che le diverse realtà territoriali europee perseguono e rivendicano in virtù della propria storia, delle proprie radici culturali, etniche e linguistiche e della volontà di assumere con coraggio la responsabilità delle proprie scelte. E, a questo proposito, stiamo seguendo con apprensione e particolare attenzione quanto sta accadendo in queste settimane in Catalogna. Con questa breve lettera non vogliamo certamente inserirci nel dibattito spagnolo, né tanto meno invadere gli spazi che non sono di nostra competenza. Riteniamo però utile ed opportuno portare la nostra testimonianza, sottolineando, da un lato, le buone ragioni del regionalismo differenziato e ribadendo, dall’altro, la necessità e l’importanza di rivendicare le istanze autonomistiche all’interno delle procedure costituzionalmente stabilite. La storia della nostra autonomia, infatti, rende evidente, da un lato, come la responsabilità delle scelte, se esercitata con coraggio, apertura, lungimiranza e intelligenza, possa essere davvero uno straordinario strumento di convivenza pacifica e di positivo sviluppo economico e sociale e, dall’altro, come l’autonomia vada rivendicata ed esercitata in maniera aperta e dialogica con i livelli nazionale ed europeo. La nostra esperienza ci insegna inoltre che le buone ragioni delle autonomie non possono prescindere dal rispetto dello stato di diritto, dalla negoziazione e dai principi costituzionali. Esse devono essere in dialogo costante con gli altri livelli di governo. Solo in questo modo possono rappresentare un valore aggiunto anche per l’intero sistema e un baluardo a difesa della democrazia. Infine, i nostri sistemi di autogoverno hanno potuto svilupparsi grazie anche alla dinamicità e al continuo processo di rinnovamento e ridefinizione degli equilibri tra i diversi livelli istituzionali, all’interno del quale hanno assunto un ruolo di assoluto rilievo le norme di attuazione dello Statuto di autonomia. Il nostro auspicio è che in Spagna e in Catalogna possa aprirsi un dialogo ed un confronto costruttivo tra governo nazionale e governo catalano, in un’ottica di rispetto e comprensione delle reciproche posizioni e di valorizzazione delle diverse istanze. Sarebbe altresì auspicabile, anche alla luce delle nuove dinamiche sociali, politiche ed economiche, che si aprisse a livello nazionale ed europeo una seria riflessione sul futuro degli enti territoriali e sull’opportunità di rilanciare il valore del regionalismo all’interno del rinnovato contesto internazionale. Nel ringraziarVi per l’attenzione, vogliate gradire i sensi della nostra più alta considerazione. 

Il Presidente     Il Presidente 
- Ugo Rossi  - Arno Kompatscher -

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sabato 21 0ttobre 2017
I poteri del presidente della regione saranno assunti
dal premier Mariano Rajoy, attraverso un suo rappresentante e saranno convocate elezioni anticipate. 

Elemento giustificativo dell’attivazione della procedura una «disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole», da parte della Catalogna, che avrebbe
«gravemente attentato» all’interesse generale dello Stato.

L’assemblea catalana resterà invece in carica, - e questo permette a Madrid di argomentare che non è in gioco la democrazia in Catalogna - ma avrà, secondo
le indicazioni del Governo  centrale, funzioni solo rappresentative e non potrà nominare un nuovo presidente e una nuova amministrazione. 

Madrid potrà esercitare sulle sue decisioni un potere di veto entro 30 giorni.
Sembra anche che, in previsione della possibilità di uno stallo, il governo di Madrid abbia previsto la sospensione degli stipendi per i dipendenti pubblici catalani riluttanti a eseguire i nuovi ordini.


Il problema, tutto politico questo, è che il processo di indipendenza non ha il sostegno e il consenso di una maggioranza schiacciante di catalani. 

Se anche il voto catalano non fosse stato ostacolato dalla polizia spagnola, non si sarebbero mai raggiunte percentuali simili. Il 1° ottobre i «sì» sono stati il 92% dei  voti espressi, ma ha partecipato al referendum solo il 43,3%  degli aventi diritto, che rappresenta - secondo le rilevazioni statistiche -la quasi totalità dei favorevoli all’indipendenza.
Un recentissimo sondaggio, centrato sull’attualità, mostra che il 68% della popolazione è favorevole a nuove elezioni, e il 66,5% è contrario al commissariamento di Madrid. 

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Euro-utopie. Negli anni 90 il magnate olandese della birra, Freddy, teorizzò un diverso modello federale  Heineken e il sogno dei 75 Stati-regione.

Catalogna:  incubo a occhi aperti: nel suo slancio secessionista, Barcellona ha finito per perdere l’autonomia. 

Di fronte a uno Stato centrale la cui Costituzione non permette strappi all’unità del Paese e a un’Europa che istituzionalmente non può riconoscere la  sovranità nazionale autoproclamata da una regione in territorio Ue, la Catalogna ha le spalle al muro ed è isolata, ma continua la sua battaglia politica. C’è anche un sogno, un’aspirazione europeista dietro tanta disperata determinazione? 

Il tempo delle piccole patrie sembrava tramontato, soprattutto nell’Unione a 28 (presto a 27) Paesi che aveva accolto al suo interno nuova eterogeneità etnica, storica e geopolitica, ma è un rischio insito nelle aspirazioni catalane e
nei possibili effetti imitativi.

Ci fu un momento in cui qualcuno teorizzò un’Unione più efficiente e coesa attraverso la nascita degli Stati-regione, 75 in tutto, ognuno popolato da non più di 5-10 milioni di abitanti. 

Il magnate olandese della birra, Freddy Heineken, si fece aiutare all’inizio degli anni 90 da due storici dell’Università di Leida (Henk Wesseling e Wim vand den Doel) per formulare una teoria secondo la quale la frammentazione europea in queste entità medio-piccole avrebbe potuto contenere meglio le diverse pulsioni etniche e separatiste.

pamphlet dal titolo Gli Stati Uniti d’Europa (Un’Eurotopia?).

Nel 1994 venne istituito il Comitato delle regioni, ma da allora in avanti la nuova ragion d’essere dell’integrazione europea sarebbe stata progressivamente riconducibile agli Stati nazione.



18 ottobre 2017

SANITA': MANTENERE ALTA L'ATTENZIONE SUI SEGUENTI SETTE PUNTI


  • Ci avviamo agli ultimi mesi di questa travagliata legislatura e purtroppo molte delle istanze dei cittadini non hanno ancora avuto una risposta da parte del decisore politico. In questi ultimi anni ho avuto modo di ascoltare diverse persone e raccogliere significativi dati provenienti dalla vita quotidiana che non riescono ad arrivare alle orecchie di chi viene eletto; mi sono confrontato con cittadini, professionisti e tutti gli assessori alla sanità di questa legislatura: mai mi sono sentito dire che le nostre richieste erano prive di fondamento e/o che le nostre proposte non erano realizzabili.
Pertanto in sanità ci aspettiamo che:
entro fine ottobre 2017 
  • vengano resi pubblici i dati del Registro tumori ed il Piano di Prevenzione e Promozione della Salute regionale; 
  • venga garantita la libertà di cura ai valdostani, eliminando il “blocco” della mobilità passiva; 
  • vengano investite più risorse per la tutela e promozione della Salute mentale 
  • Sistema Sanitario regionale si faccia carico del costo dell’assistenza ai malati di Alzheimer (LEA);

entro fine dicembre 2017 
  • venga creato un tavolo regionale di tutela dei diritti del malato;  
  • coinvolte le associazioni dei cittadini nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale; 
  • vengano valorizzate tutte le professioni sanitarie, agendo prioritariamente su quelle che i cittadini segnalano essere fondamentali per la tutela della loro salute;

entro fine febbraio 2018 
  • diventino obiettivi dell’Azienda USL i piani di miglioramento stilati all’interno del Progetto di Umanizzazione delle cure di AgeNas.

Essendo che nella Giunta regionale del 13 ottobre 2107 saranno presenti ben tre persone che si sono occupate a vario titolo della sanità (Viérin, Bertschy e Guichardaz) è ragionevole credere che le nostre richieste/proposte saranno tenute in debita considerazione; 
in caso contrario, auspichiamo che i Consiglieri di opposizione sollecitino il nuovo governo regionale ad aver riguardo anche per l’agenda proposta da un Movimento politico di partecipazione civica.
Giovan Battista De Gattis
Segretario CittadinanzAttiva della Valle d'Aosta
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GESTIONE RIFIUTI IN VDA: DUE NUOVI SOLUZIONI IMPIANTISTICHE

Verso il completamento del modello di gestione dei rifiuti in Valle d'Aosta.

è stato approvato il progetto di fattibilità, proposto dalla Rea Dalmine spa e dalla Fratelli Ronc srl, per un impianto di stabilizzazione dell’indifferenziato e  di selezione del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio), entrambi sono  impianti a freddo.

l’azienda che vincerà l’appalto potrebbe proporre la fabbrica dei materiali o altri piccoli impianti per migliorare la qualità della differenziata.

La procedura prevede un appalto europeo per l’affidamento del servizio, in base al project financing presentato da Rea Dalmine e Ronc.

Fabrizio Roscio , ex assessore regionale all'ambiente dal 13 ottobre 2017 aveva già preconizzato uno scenario d’emergenza se nessuno avesse avanzato un atto operativo.

La discarica resterà pubblica, come l’impianto. Il servizio sarà gestito da un privato.

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Piano rifiuti 2017-2021: più differenziata, compostaggio di comunità, Ama di Municipio
Piano Gestione Materiali Post-Consumo
Ridurre entro il 2021 la produzione annuale di rifiuti di 200mila tonnellate, aumentare la raccolta differenziata dal 44% al 70%, realizzare nuovi impianti di riciclo e compostaggio e una nuova organizzazione di Ama basata su unità di Municipio. Il tutto per avviare Roma verso un’economia “circolare” del settore, a rifiuti zero. Sono i principali obiettivi del Piano per la riduzione e la gestione dei Materiali Post-Consumo di Roma Capitale 2017-2021 (PMPC), approvato dalla Giunta capitolina e presentato all'Aranciera di San Sisto dalla sindaca Virginia Raggi, dall’assessora Pinuccia Montanari (Sostenibilità Ambientale) e dal direttore generale di Ama Stefano Bina.  

Quattro le linee d’azione del piano: prevenire, riutilizzare, differenziare e valorizzare economicamente i materiali post-consumo, sviluppando un’economia fondata sul riciclo “eco-efficiente” e il recupero di materia. “Quelli che consideriamo rifiuti sono a tutti gli effetti materiali che possono tornare a nuova vita”, spiega la sindaca Raggi. “Oggi la città produce 1 milione e 700mila tonnellate di rifiuti e per questo abbiamo approvato in Giunta un piano per la riduzione della produzione dei materiali post-consumo e il riciclo. Vogliamo avviare nella Capitale una vera e propria conversione ecologica ed economica in cui Municipi, cittadini, imprese, associazioni e tutti i soggetti sociali di Roma saranno protagonisti”.

“Non chiamiamoli più rifiuti”, sottolinea l’assessora Pinuccia Montanari, “ma materiali post-consumo, che possono diventare risorse in grado di creare nuovi posti di lavoro green, sviluppando una vera economia circolare nel rispetto dell’ambiente, come auspicato dallo stesso Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' ”.

Tra i cardini del piano c’è intanto la creazione dell'Ama di Municipio, postazioni territoriali vicine ai cittadini e in grado di rendere i propri servizi con maggiore efficacia: un passaggio fondamentale che s’iscrive nel compimento della due diligence aziendale, nel nuovo piano industriale coerente con il PMPC.

IL PIANO NEL SUO COMPLESSO
Il PMPC si articola in 12 azioni e 5 progetti che, coinvolgendo direttamente cittadini e imprese, puntano a fare di Roma una metropoli virtuosa, in grado di abbattere la produzione pro capite di materiali post-consumo. Qualche esempio: la Green Card per premiare le buone prassi dell’utente, il programma contro lo spreco alimentare, il compostaggio domestico, nuovi centri di riparazione e riuso, il progetto Scuole Rifiuti Zero, quello per mercati rionali a impatto zero. E ancora, la tariffa puntuale, calcolata in base al principio “più riciclo meno pago”. Vediamo, in estrema sintesi, gli elementi principali del piano.

RIDUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA A DOMICILIO
La strada è già aperta: in base ai dati Ama l’ultimo bimestre ha visto una riduzione del 3% di materiali post-consumo, con un risparmio di 3 milioni di euro sui costi di raccolta e smaltimento. “Meno materiali produciamo, attraverso buone pratiche e nuovi stili di vita e abitudini, più risorse possiamo risparmiare, con conseguenti benefici ambientali ed economici”, sottolinea Montanari. “Come testimoniano concrete esperienze la raccolta domiciliare, unita a un’efficace azione comunicativa con il coinvolgimento di tutti – cittadini, realtà associative e imprese –, potrà portare a una riduzione dei materiali post-consumo pari almeno al 10%”.


Per abbattere la produzione di materiali sono dunque previste importanti novità: massimo impulso alla raccolta domiciliare, da estendere gradualmente a tutta la città, valutando assieme ai Municipi modalità specifiche in funzione delle diverse realtà territoriali. Le cifre del piano: 100mila utenze in più ogni anno da servire con la raccolta a domicilio (si comincerà dal VI Municipio). Attualmente i romani serviti dal “porta a porta” sono 951.500. In cantiere la realizzazione di isole ecologiche di Municipio e, per specifiche esigenze (utenti sia pubblici che privati), le domus ecologiche, mini-aree per la differenziata (a breve sarà inaugurata la prima). Si va così verso la “personalizzazione” della raccolta, con le domus e altri servizi analoghi, un approccio con cui si conta di raggiungere altre 50.000 utenze. L’obiettivo finale, da conseguire al termine dell’attuale mandato: estendere a tutto il territorio capitolino la raccolta differenziata a domicilio.

Conferenza Ama

OBIETTIVO TARIFFA PUNTUALE: MENO PRODUCI, MENO PAGHI
L’obiettivo finale, per cittadini e utenze non domestiche, è applicare la tariffa puntuale per tutti, grazie a nuovi supporti tecnologici. L’idea è chiara: rendere il costo del servizio proporzionale all’impatto. Meno t’impegni per abbattere la quantità di scarto inutilizzabile, più paghi. E viceversa: più collabori al riuso della materia usata, dando una “seconda vita” alla frazione residua dei tuoi consumi, meno paghi. Un incentivo forte e chiaro all’assunzione di responsabilità ambientale.

COMPOSTAGGIO E SELEZIONE DEL MULTI-MATERIALE: NUOVI IMPIANTI
Il piano prevede che Ama costruisca nuovi impianti per valorizzare la frazione organica, causa frequente di problemi ambientali se non raccolta e poi conferita e correttamente trattata. In corso l’individuazione di aree per la costruzione di impianti di compostaggio aerobico che possano trattare almeno 120mila tonnellate di organico. Ma su questo terreno la vera novità è il compostaggio di comunità: 120 “micro-compostiere” a servizio, appunto, di piccole comunità. Per il “multimateriale” (imballaggi metallici e di plastica) è poi allo studio un apposito impianto di selezione innovativo, flessibile, “eco-efficiente”.

PARTECIPAZIONE: ASSOCIAZIONI E CITTADINI INSIEME PER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE
Del piano è parte integrante l’aspetto della partecipazione. Il percorso è partito con la prima convocazione, nei giorni scorsi, del Forum Ambiente , cui partecipano oltre 50 associazioni. Uno dei quattro tavoli di lavoro è specificamente dedicato al tema della gestione sostenibile dei materiali post-consumo. Le realtà che hanno partecipato al I Forum dell'Ambiente riceveranno in queste ore il Piano per studiarlo, approfondirlo e divulgarlo tra i loro associati.

Il PMPC è un documento ampio e articolato (oltre 300 pagine). Per conoscerlo da vicino c’è la consultazione online: scarica il piano in versione integrale


Giovedì 6 aprile, in linea con il piano rifiuti 2017-2021 presentato all'Aranciera di San Sisto, l'assessora alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari ha inaugurato presso il Centro commerciale Porta di Roma il nuovo progetto di raccolta differenziata di Ama dedicata alle attività di ristoro della più grande galleria commerciale d'Italia. Gli scarti alimentari, il vetro e il “multimateriale” leggero (contenitori in plastica e metallo) verranno conferiti e raccolti separatamente, mentre un’apposita campagna di sensibilizzazione guiderà commercianti e cittadini alle buone pratiche di gestione dei rifiuti.

http://www.labelab.it/dfgh987/la-settimana-dellimpegno-di-rifiuti-zero-per-aiutare-il-nostro-a-paese-a-gestire-i-rifiuti-in-modo-circolare/

16 ottobre 2017

VACCINI E OBBLIGO DI INFORMAZIONE

L’ordine dei medici di Roma afferma che esistendo un diritto di ciascuno ad essere informato, anche dei rischi, nel momento in cui il medico non svolge questo suo dovere si rende responsabile individualmente di comportamento illecito, sia sul piano medico, che per la responsabilità individuale.

L’Ordine ha in particolare evidenziato che “.. Codice Deontologico stabilisce all’art.35 che “il medico non intraprende ne’ prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato”. 

Da tutto cio’ deriva che un atto sanitario posto in essere in assenza di consenso puo’ integrare un illecito civile, penale e deontologico.“

L’Ordine conclude dicendo obbligatorietà’ della vaccinazione non appare come alcuna deroga al principio per cui il medico debba raccoglierne il consenso prima di procedere alla vaccinazione, dopo aver escluso che possano esservi circostanze ostative alla vaccinazione e dopo aver opportunamente informato. Nessuna vaccinazione, pertanto, senza il consenso dei genitori.”

Ecco un vademecum distribuito da Loris Palmerini ai genitori, nel quale appunto spiegavo questo stesso principio:  tu genitore hai il diritto legale al consenso informato, puoi dire no, è un diritto di legge, non puoi essere punito per questo, né multato. Puoi anche dire sì e subito dopo cambiare idea e dire no.

Ecco che al colloquio con la ASL si può ora dire “io non vaccino” e la ASL non può multarci, perché la legge Lorenzin è incostituzionale e nessuno può essere multato per aver esercitato un diritto.

Il medico che non ci dice i rischi va incontro a denuncia all’ordine. 

Basta registrare il colloquio e denunciare all’ordine, tanto più che abbiamo la certezza della esistenza di un sistema di compensi ai medici che raggiungono alti livelli di copertura vaccinale. 

Ma non dobbiamo ora mollare l’osso, dobbiamo ora approfittare di questa occasione per far capire a molti genitori di come siano stati ingannati dalla Lorenzin, dal Governo, e da quei partiti che hanno votata sì a questa porcata di legge.

In particolare dobbiamo ora far capire ai genitori che si sono sentiti dire che dovevano vaccinare per forza come in realtà abbiano subito un abuso, una procedura medica illegale. E come possano denunciare il fatto.

Dobbiamo spiegare alla gente che ha subito vaccinazioni obbligatorie che la procedura era rischiosa e che possono chiedere il risarcimento del danno subito anche quando il danno apparentemente ancora non si vede, perché i danni da vaccino, è scientifico, possono vedersi anche a distanza di decenni.

Abbiamo vinto, ma non molliamo l’osso, trasformiamo questa vittoria che verrà in un movimento di liberazione da questi medici corrotti, molti dei quali, lo ripeto, prendo denaro per consigliare le vaccinazioni TACENDO I RISCHI.

Non è finita e non sarà finita se non smantelliamo questo sistema mafioso, criminale ed assassino che si cela dietro l’utilizzo di questi prodotto non testati e scientificamente insicuri e mortali per una quota notevole di vaccinati. 

Convezione di Oviedo” 

https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=X331v5fE7Ec


15 ottobre 2017

CATALOGNA: ALLA RICERCA DI UN PERCORSO DI VIA D'USCITA SOSTENIBILE


Gli scenari in ballo, al di là delle misure di Rajoy, potrebbero essere dunque almeno due: il un ritorno alle urne, prendendo atto che il referendum non ha avuto esiti "legali" o un cambio di maggioranza a livello del governo della catalogna.


il 15 ottobre 2017 scade l'ultimatum concesso da Rajoy a Puigdemont che, lo scorso 10 ottobre, nel Parlamento di Barcellona, ha confermato la vittoria del referendum per la secessione, considerando la la Catalogna "Stato indipendente in forma repubblicana".



Una proclamazione durata  cinquantadue secondi, poiché è stata sospesa da lui stesso che ha chiesto a Madrid e alla Ue una mediazione indolore per lasciare la Spagna. 



La Dui (Dichiarazione unilaterale d'indipendenza), ha innescato la richiesta di Rajoy che  pretende che Puigdemont confermi la validità o no della proclamazione, per usare l'articolo 155 che sospende l'autonomia della Catalogna.



Gli alleati governativi di Puigdemont hanno chiesto che la proclamazione di Puigdemont sia chiaramente affermata e che sia accompagnata da un atto solenne.



Pressato da Madrid e dall'interno del tripartit, Puigdemont assiste indifferente all'impoverimento della presenza industriale nella regione: dal 30 settembre a oggi sono almeno cinquecento le aziende, catalane, spagnole e straniere che hanno spostato la sede sociale altrove in Spagna o che hanno proprio traslocato in un altro Paese. 



Su di lui la pressione delle lobby industriali catalane è forte, il rischio di recessione e l'abbattimento del Pil locale e nazionale assicurato da Standard & Poor's, ieri, hanno spinto il Gobierno a rivedere le stime in negativo. 



Se il 2018 poteva riportare la Spagna al +3,7 di crescita, dall'attuale 3,1, ora si dà per certa la perdita di un punto e mezzo nazionale, con la crescita a 2,2, come nel 2005. Puigdemont sembra non essere toccato da stime e fughe di capitali. 



La Generalitat ha costruito una sua versione digitale di Stato sovrano per facilitare i rapporti con cittadini e Paesi Ue. 



http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/13/contrordine-catalani-gli-indipendentisti-se-la-fanno-sotto-e-madrid-se/35821/

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