16 marzo 2016

OSSERVATORIO COMUNALE SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI: OCCORREANCORA MIGLIORARE LA DIFFERENZIATA


Per l'anno 2015 il tasso di raccolta differenziata si è attestato al 56,45%. Nei primi mesi del 2016 con la raccolta dell'organico si è raggiunta quota 63%. Le cifre sono state fornite dal dirigente comunale Marco Framarin nel corso della prima riunione del ricostituito osservatorio comunale dei rifiuti. Ci sono margini per  avvicinarsi all'80%, ma è importante differenziare bene. 
Nel 2015 il numero di utenti che svolgono il compostaggio domestico è passato a 710.
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L’Osservatorio si occupa della raccolta rifiuti nel Comune ma con la possibilità di interfacciarsi con altri enti, per migliorare la qualità dei rifiuti di Aosta. 

La percentuale di raccolta differenziata si attesta a circa il 64%. 

I componenti dell’Osservatoio sono 9: il consigliere Comunale Nicola Prettico (UV), la Consigliera Comunale Carola Carpinello (Altra VdA), Corrado Collomb (funzionario comunale), Jean Louis Quendoz (responsabile Ditta Quendoz), Luca Ronco (Associazione Artigiani VdA), Giuseppe Sagaria (Ascom Confcommercio VdA), Paolo Gino (Valle Virtuosa), Federica Lidia Rinaldi (Legambiente), Andrea Piccirilli (Associazione Consumatori).


LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE A LIVELLO REGIONALE: AL VIA LA RACCOLTA FIRME

Leggi di iniziativa popolare: ammissibili le cinque proposte di legge depositate presso il  Consiglio Regionale della Valle d'Aosta


Mercoledì 16 marzo 2016, si è riunita la Commissione regionale per i procedimenti referendari, composta da Mario Dogliani, Elisabetta Palici di Suni Prat e Francesco Dassano, per verificare l'ammissibilità delle cinque proposte di legge di iniziativa popolare, di cui quattro da sottoporre a referendum propositivo, presentate alla Presidenza del Consiglio Valle a gennaio 2016.
La Commissione, ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale 19/2003, ha deliberato l'ammissibilità di tutte e cinque le proposte: 
la prima contiene disposizioni per una ferrovia moderna e un efficiente sistema pubblico integrato dei trasporti; 
La seconda è volta alla riorganizzazione del servizio sanitario e alla riduzione dei tempi di attesa; 
La terza concerne il rafforzamento degli strumenti di partecipazione e di democrazia; 
La quarta riguarda l'incremento occupazionale e il coordinamento delle politiche del lavoro; 
La quinta è tesa a modificare la legge regionale n. 19/2003, che disciplina l'iniziativa legislativa popolare, il referendum propositivo, abrogativo e consultivo, ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale.
Da oggi i proponenti potranno quindi procedere alla raccolta delle firme per la presentazione al Consiglio delle proposte di legge (le firme devono essere 1.500 per la proposta di legge semplice mentre devono essere 5.261 – il 5% degli elettori della regione al 31 dicembre 2015 – per le proposte da sottoporre a referendum propositivo).
Dopo il deposito delle firme da parte dei proponenti e la verifica delle stesse da parte della Segreteria generale, inizierà l'iter legislativo vero e proprio in Consiglio, con l'assegnazione alle Commissioni consiliari competenti e il successivo esame in Aula. 
Per quanto riguarda le proposte da sottoporre a referendum, qualora il Consiglio Valle non approvi la proposta di legge nel suo complesso o non recepisca i principi ispiratori dell'iniziativa, la proposta di legge di iniziativa popolare viene sottoposta a referendum propositivo.
Se viene raggiunto il quorum del 45% e vi è la maggioranza dei voti validi, la legge entra in vigore. Per quanto concerne, invece, la proposta semplice, l'iter si conclude con il voto in Consiglio regionale.

9 marzo 2016

VOTA SI AL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016

 VOTA SI PER FERMARE LE TRIVELLE

Vota SI al Referendum del 17 aprile 2016


Per fermare le azioni e i progetti finalizzati alla ricerca e allo sfruttamento, su terraferma o in mare, di combustibili fossili e non rinnovabili

Per diffondere un nuovo modello di sviluppo economico eco-compatibile, equo, ed equilibrato che, attraverso la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni e degli stili di vita, tenda al principio di sostenibilità, arrestando il processo di riscaldamento globale in corso ed il conseguente cambiamento climatico planetario

Per difendere la vita delle persone, la loro salute, la qualità della terra, dell’aria, dell’acqua, del cibo, quali elementi imprescindibili del benessere collettivo, oltre che individuale

Per continuare in Valle d'Aosta  il percorso che ha reso possibile, nella nostra regione, la vittoria al referendum contro il pirogassificatore, dimostrando che sono i territori, le collettività locali e regionali, a doversi esprimere e, se necessario, ad opporsi alla realizzazione di progetti inutili e dannosi.

Vademecum
http://www.notriv.com/wp-content/uploads/2016/03/PERCHE-DOBBIAMO-VOTARE-SI-AL-REFERENDUM-DEL-17-APRILE-2016.pdf


3 marzo 2016

CARO- PARCHEGGI: CONTINUA LA RACCOLTA FIRME


Continua la raccolta firma  petizione CONTRO IL CARO PARCHEGGI. La richiesta è di modificare la delibera comunale che ha aumentato fino al 180% le tariffe parcheggio nelle zone blu. 

Quanto deciso dal Comune è un vero e proprio salasso  e sta mettendo in ginocchio gli automobilisti, ma anche le attività commerciali.

FIRMA ANCHE TU. 

LUOGHI RACCOLTA FIRME: BAR VIALE DELLA PACE E PRESSO GLI ALTRI NEGOZI IN ZONA.

1 marzo 2016

rifiuti zero

Gestione rifiuti: depositati nuovi studi sull'argomento. Occorre riaprire il dibattito e rivedere le posizioni.
Mentre non solo la comunità scientifica ma anche gli economisti riconoscono l’utilità sociale, ambientale ed economica di strategia come “Rifiuti Zero” improntata al Riciclo Totale, in Valle d'Aosta si continua a perseguire la strada del ciclo integrato e della “distruzione” dei rifiuti (e quindi dell’ambiente e della salute).
Ecco perché ad Aosta (come ovunque si persegua il “ciclo integrato” con “macchine magiche”) aumentano i costi sui cittadini (TIA o TARSU che sia), oltre che i costi ambientali e sanitari.
Perché nel capoluogo regionale la scelta politica è stata quella di garantire il business a chi produce e gestisce lo smaltimento dei rifiuti. Le alternative concrete e efficaci ci sono, sono ormai collaudate e valutate positivamente ed ultimi in termini ambientali, sanitari ed economici da sempre più ampi settori, in ultimo in un rapporto della Bocconi.
Si è ancora in tempo per cambiare strada in Valle d'Aosta, fermando la costruzione del Gassificatore/Pirogassficatore e rivedendo il relativo Piano regionale. Se i cittadini conoscono i fatti ed i dati possono pretendere dall'Amministrazione regionale di cambiare strada: creando occupazione, risparmio di soldi pubblici, riduzione della tassa, risparmio/recupero della materia, tutela ambientale e della salute.
Perché scegliere il peggio (o meno peggio) come strategia ad alto costo, quando si può avere il meglio con bassi costi?
Mentre la comunità scientifica ci mette in allarme, con studi sempre più avanzati sui rischi definitivi non solo del “clima globale” ma anche della nostra “salute individuale”, gli amministratori fanno finta di non capire e confermano scelte scellerate. Sembra che territorio, natura e salute non contino nulla davanti alle esigenze del business economico.
Quando poi si deve affrontare la questione “rifiuti” si finisce nel peggio dell’ipocrisia e della sudditanza alle grandi lobby che piegano
non solo l’interesse generale, ma anche le casse pubbliche e della comunità. In Italia, che non a caso è il Paese con più sanzioni da parte dell’Unione Europea in tema di rifiuti, hanno abilmente cambiato il senso delle parole e, come dice Paul Connett (consulente Onu per la questione rifiuti), con una politica corrotta pretendono di usare “macchine magiche” (termovalorizzatori, gassificatori, torce al plasma, ecc...) per chiudere il ciclo dei rifiuti, senza bisogno di organizzare una raccolta differenziata di qualità. Nei Piani Energetici approvati dalle varie Regioni, si parla del trattamento dei rifiuti, ad esempio, come principale fonte di energia rinnovabile su cui puntare. E questa scelta è scellerata, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo della salute dei cittadini.
Non si considerano nemmeno gli ultimi studi della Bocconi, nella cecità assoluta delle varie Amministrazioni coinvolte. Infatti proprio nelle scorse settimane è stato pubblicato il rapporto dell’IEFE della Bocconi sull’analisi economica della gestione rifiuti, compiendo un raffronto tra i vari metodi e le diverse strategie. Questo studio evidenzia che non sia puramente una questione di natura ambientale bensì “economica” (soprattutto alla luce della crisi di sistema che si sta attraversando, ma anche rispetto al costo sanitario a lungo periodo), la necessità di puntare su Riduzione, Riuso, Riparazione e Ricerca di miglioramento dei prodotti di scarto e quindi sulla strategia “Rifiuti Zero” cioè il Riciclo totale, anziché perseguire con il ciclo integrato e la “distruzione” dei rifiuti. In Valle d'Aosta, invece di valutare i dati ed i fatti si tira diritti per costruire le “macchine magiche” che rendono solo a chi costruisce e li gestisce a discapito delle casse pubbliche, delle tasche dei cittadini e dei costi ambientali e sanitari.

Il cattivo esempio valdostano. Cosa vogliono fare.
Qui il “ciclo integrato” è stata la scelta della Regione ha fatto intraprendere verso la strada della gassificazione/pirogassificazione o pirogassificazione (anche cambiando nome alla “macchina magica” la sostanza non cambia). Ad Aosta si sceglie lo smaltimento con recupero energetico tramite un gassificatore/pirogassificatore che può smaltire di tutto. Costruire questo mix tecnologico costerà alla comunità, sia in termini economici (soldi pubblici, tasse ai cittadini con i previsti annunciati aumenti), sia in termini di salute.
Il risultato economico, oltre a quello ambientale e sanitario, pare non interessi a nessuno: il gestore costruisce gli impianti, i valdostani pagheranno la raccolta dei rifiuti all'impresa incaricata e pagheranno anche i costi di macchine voraci da alimentare a rifiuti. Non è infatti un caso che in Valle d'Aosta i progetti di potenziamento della raccolta differenziata approvati prevedono una raccolta differenziata di bassa qualità (già sapendo che, così, i contributi CONAI al Comune saranno decurtati e la fatica dei cittadini mal finalizzata). Questo è il ciclo integrato valdostano!

Le alternative ci sono e sono collaudate.
Non solo nella lontana San Francisco che ha indicato Paul Connett, ma molto vicine a noi, in Italia. Si tratta di miriadi di Comuni che hanno puntato sulla raccolta differenziata raggiungendo percentuali del 80/90%. Tutto ciò smentisce nei fatti il concetto secondo cui tanta raccolta differenziata significa aumento dei costi! E ci sono due esempi, il Centro di Vedelago dell’imprenditrice Carla Poli e la Cooperativa sociale Apas di Palermo, che dimostrano che la “partita” rifiuti, fuori dal ciclo integrato e centrata sulla strategia di Rifiuti Zero non è solo solo possibile, ma occasione di risparmio delle casse pubbliche, di risparmio per i cittadini, di nuova occupazione, di salvaguardia della salute e delle risorse.
Il Centro di Vedelago ha dimostrato che i “rifiuti” sono in realtà una risorsa che può “rendere” dal punto di vista economico puntato su recupero, riuso e riciclo. La Cooperativa Sociale Apas a Palermo ha dimostrato che si può creare occupazione, soprattutto per i soggetti disagiati, raggiungendo altissimi livelli di raccolta differenziata che conferiti alle piattaforme per il recupero-riuso-riciclo non sono un costo per le casse pubbliche e per i cittadini, bensì un “entrata”, un guadagno, in quanto per le imprese che recupereranno e ricicleranno i cosiddetti “rifiuti” sono di fatto materia prima.
Attivare un circuito di innovazione industriale e tecnologica, parte da un assunto: non dobbiamo chiederci cosa si fa del residuo. Dobbiamo semplicemente organizzare una raccolta differenziata che non preveda residuo da smaltire, ma frazioni separate in modo che i materiali possano essere avviati ai giusti circuiti di recupero, riciclo della materia. L’umido pulito, compostato a terra o in impianti aerobici, va collegato alla produzione agricola, può aumentare la qualità delle produzioni locali e qualificare il territorio, quindi ancora una volta significa occupazione e significa introito e non spesa. Dopo aver differenziato i materiali più “nobili” all’80-90% il restante è “secco residuo” che va ad ulteriore trattamento meccanico e successivo riciclo, salvo piccole frazioni.
Per aumentare la possibilità di riciclare si può fare riferimento al metodo di estrusione di Vedelago, che produce sabbie sintetiche certificate, utilizzabile in diversi settori, dall’edilizia, all’arredamento. A valle e in parallelo a tutto ciò si devono prevedere programmi di ricerca sui materiali e sugli imballaggi. Nuovi progetti, anche universitari, capaci di influenzare le scelte dell’industria. Non è utopia, è nuova iniziativa, nuova conoscenza. Guadagnare con percorsi di economia reale, anziché con la speculazione finanziaria e spesa pubblica. Significa sottrarre materia alla combustione e ridare la funzione di “servizio pubblico” alle aziende speciali o comunali. Qualcuno può anche dire che la raccolta differenziata spinta non si può fare per due ragioni: perché fatta davvero porta a porta costa troppo e perché i valdostani non la vogliono fare. La risposta anche qui è semplice:
la raccolta differenziata porta a porta la reggono le casse di piccoli comuni da 15/20 mila abitanti e quindi la può reggere tranquillamente anche un grande Comune;
la raccolta differenziata non è un costo ma un entrata in quanto è “materia prima” che si vende per il riciclo-recupero-riuso;
la raccolta differenziata può anche essere fatta su larga scala come “indifferenziata” ed adottando un semplice impianto di smistamento;
parte dei costi per una vera differenziata porta a porta avrebbero una ricaduta sociale in quanto vi sarebbe nuova occupazione;
i cittadini risparmierebbero, anche molto, di quanto oggi (e domani con la nuova “macchina magica” a Brissogne) pagano in tassa al Comune o alla Regione
anche i Valdostani se sapessero che al posto di una “macchina magica” che brucia risorse (naturali ed economiche) e rischia di seminare nano particelle cancerogene, sulle loro teste, vi è un centro come quello di Vedelago ed un sistema che da occupazione (magari con cooperative sociali come la Apas), sarebbero certamente favorevoli.

Paul Connett, quando è stato in Valle d'Aosta ha ribadito quale sia il percorso corretto cioè Rifiuti Zero. Ci chiediamo perché la Terza commissione regionale abbia invece stabilito che a Brissogne non c’è posto per il Centro riciclo di Vedelago, mentre il posto per gassificatore/pirogassificatore c’è! Perché tra le tante consulenze che la Regione Valle d'Aosta ha fatto in passato e si appresta a fare nei prossimi giorni non ha mai pensato di darne una a Paul Connett? Perché non si tengono tenuto conto dei suggerimenti di Gianluigi Salvador, esperto di rifiuti, che ha formalizzato in più occasioni la possibilità di gestire a Riciclo Totale l'intero ciclo dei rifiuti? Come mai su questo tema non sono stati fatti “dibattiti pubblici” coinvolgendo gli imprenditori e gli esperti del recupero-riciclo-riuso anziché Commissioni di esperti con componenti che prima o poi lavorano, guarda caso, per ditte che costruiscono le “macchine magiche”?

Le alternative ci sono e si possono attuare.
Prevedono un guadagno per le casse pubbliche, a partire dalla tasche e dalla salute dei cittadini, e riducono i margini di business di ciò che sta dietro al mercato dei rifiuti (e della farmaceutica).
Adesso proprio partendo dall'ultimo studio in materia è possibile confrontarsi pubblicamente dando ai cittadini le informazioni necessarie per valutare, oltre che far sì che i rappresentanti dei cittadini nei Comuni compiano le proprie scelte consapevolmente e senza nascondersi dietro i “non sapevo”. Si può procedere su questa strada senza perdere tempo ulteriore, oppure si dica chiaramente che la scelta delle “macchine magiche” a Brissogne si fa perché conta più il business di alcuni, rispetto al risparmio di risorse naturali e di soldi pubblici, oltre che rispetto alla salute e alla dignità dei cittadini.

http://amicidelviale.blogspot.com

VIDEO RETE ST VINCENT SCENARI RIFIUTI

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OPERE PUBBLICHE E PICCOLI INTERVENTI - FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE ATTRAVERSO UN "DIBATTITO PUBBLICO CON NUOVE REGOLE"

Cosa fare e proporre se...
Le scelte, i lavori decisi dalle istituzioni (amministrazioni comunali, provinciali e regionali) alcune volte non hanno alcun legame nè alcun punto di contatto con le espressioni, volontà espresse dalle forme di espressione spontanee (comitati, associazioni, ecc). 
Anche nella nostra regione si avvertono segnali di uno scollamento tra decisioni pubbliche e "sentire comune" dei cittadini organizzati o meno in associazioni. Spesso i cittadini non sono informati pienamente in merito ai costi e alle conseguenze dei progetti e delle decisioni e del loro impatto sull’ambiente o sulla salute pubblica.
Ecco alcune iniziative meritevoli da adottare nella legislazione regionale:
1) istituire forme e modalità di un vero e proprio "dibattito pubblico"
2) individuare i temi sottoponibili al "dibattito pubblico"
3) definire i soggetti che hanno diritto di attivare il dibattito
4) istituire una Autorità locale per la garanzia e la promozione della partecipazione
5) stabilire modalità e procedure per il "dibattito Pubblico".
In pratica la normativa regionale dovrebbe sancire la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali come un vero e proprio diritto garantito. L'obiettivo è di promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo territoriale in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi e di creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società.

Chi potrebbe aver diritto ad intervenire nei processi partecipativi:
di sicuro i cittadini residenti e gli stranieri o apolidi regolarmente residenti nel territorio interessato da processi partecipativi; le persone che lavorano, studiano o soggiornano nel territorio interessato; i valdostani residenti all’estero quando si trovano in valle d’Aosta; altre persone, anche su loro richiesta, che hanno interesse rispetto al territorio in questione o all’oggetto del processo partecipativo e che il responsabile del dibattito ritenga utile far intervenire nel processo partecipativo stesso.

Cosa dovrebbe fare l'Autorità regionale per la partecipazione:

L’Autorità è organo monocratico il cui titolare è individuato in persona competente nell’ambito del diritto pubblico e delle scienze politiche o di comprovata esperienza nelle metodologie e nelle pratiche partecipative, anche di cittadinanza non italiana.

L’Autorità dovrebbe valutare e ammette le proposte di dibattito pubblico sui grandi interventi, valutare e ammettere al sostegno regionale i progetti partecipativi, curare il rapporto annuale sulla propria attività e assicurarne adeguata pubblicità; assicurare anche in via telematica, la diffusione della documentazione e della conoscenza sui progetti presentati e sulle esperienze svolte, compresi i rapporti finali dei processi partecipativi;

Ad ultimazione dell'intero processo partecipativo L’Autorità trasmette i propri atti al Consiglio regionale ed ai consigli degli enti locali interessati.

Il dibattito pubblico non avrà durata superiore a sei mesi, salvo proroghe motivate. L’apertura del dibattito pubblico sospende l’adozione o l’attuazione degli atti amministrativi connessi all’intervento oggetto del dibattito pubblico.

Conclusione del dibattito pubblico.
Al termine del dibattito pubblico il responsabile del dibattito consegna all’Autorità un rapporto che riferisce del processo adottato e degli argomenti che sono stati sollevati nel corso del dibattito e delle proposte conclusive cui ha dato luogo.


Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il soggetto proponente dichiara pubblicamente se intende:

1. rinunciare al progetto o presentarne uno alternativo;
2. proporre modifiche al progetto, indicando quelle che intende realizzare;
3. continuare a sostenere il medesimo progetto sul quale si è svolto il dibattito pubblico, argomentando motivatamente le ragioni di tale scelta.
http://www.vallevirtuosa.it




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OPERE PUBBLICHE E PICCOLI INTERVENTI - FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE ATTRAVERSO UN "DIBATTITO PUBBLICO CON NUOVE REGOLE"

Cosa fare e proporre se...
Le scelte, i lavori decisi dalle istituzioni (amministrazioni comunali, provinciali e regionali) alcune volte non hanno alcun legame nè alcun punto di contatto con le espressioni, volontà espresse dalle forme di espressione spontanee (comitati, associazioni, ecc). 
Anche nella nostra regione si avvertono segnali di uno scollamento tra decisioni pubbliche e "sentire comune" dei cittadini organizzati o meno in associazioni. Spesso i cittadini non sono informati pienamente in merito ai costi e alle conseguenze dei progetti e delle decisioni e del loro impatto sull’ambiente o sulla salute pubblica.
Ecco alcune iniziative meritevoli da adottare nella legislazione regionale:
1) istituire forme e modalità di un vero e proprio "dibattito pubblico"
2) individuare i temi sottoponibili al "dibattito pubblico"
3) definire i soggetti che hanno diritto di attivare il dibattito
4) istituire una Autorità locale per la garanzia e la promozione della partecipazione
5) stabilire modalità e procedure per il "dibattito Pubblico".
In pratica la normativa regionale dovrebbe sancire la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali come un vero e proprio diritto garantito. L'obiettivo è di promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo territoriale in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi e di creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società.

Chi potrebbe aver diritto ad intervenire nei processi partecipativi:
di sicuro i cittadini residenti e gli stranieri o apolidi regolarmente residenti nel territorio interessato da processi partecipativi; le persone che lavorano, studiano o soggiornano nel territorio interessato; i valdostani residenti all’estero quando si trovano in valle d’Aosta; altre persone, anche su loro richiesta, che hanno interesse rispetto al territorio in questione o all’oggetto del processo partecipativo e che il responsabile del dibattito ritenga utile far intervenire nel processo partecipativo stesso.

Cosa dovrebbe fare l'Autorità regionale per la partecipazione:

L’Autorità è organo monocratico il cui titolare è individuato in persona competente nell’ambito del diritto pubblico e delle scienze politiche o di comprovata esperienza nelle metodologie e nelle pratiche partecipative, anche di cittadinanza non italiana.

L’Autorità dovrebbe valutare e ammette le proposte di dibattito pubblico sui grandi interventi, valutare e ammettere al sostegno regionale i progetti partecipativi, curare il rapporto annuale sulla propria attività e assicurarne adeguata pubblicità; assicurare anche in via telematica, la diffusione della documentazione e della conoscenza sui progetti presentati e sulle esperienze svolte, compresi i rapporti finali dei processi partecipativi;

Ad ultimazione dell'intero processo partecipativo L’Autorità trasmette i propri atti al Consiglio regionale ed ai consigli degli enti locali interessati.

Il dibattito pubblico non avrà durata superiore a sei mesi, salvo proroghe motivate. L’apertura del dibattito pubblico sospende l’adozione o l’attuazione degli atti amministrativi connessi all’intervento oggetto del dibattito pubblico.

Conclusione del dibattito pubblico.
Al termine del dibattito pubblico il responsabile del dibattito consegna all’Autorità un rapporto che riferisce del processo adottato e degli argomenti che sono stati sollevati nel corso del dibattito e delle proposte conclusive cui ha dato luogo.


Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il soggetto proponente dichiara pubblicamente se intende:

1. rinunciare al progetto o presentarne uno alternativo;
2. proporre modifiche al progetto, indicando quelle che intende realizzare;
3. continuare a sostenere il medesimo progetto sul quale si è svolto il dibattito pubblico, argomentando motivatamente le ragioni di tale scelta.

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Cosa fare e proporre se...
Le scelte, i lavori decisi dalle istituzioni (amministrazioni comunali, provinciali e regionali) alcune volte non hanno alcun legame nè alcun punto di contatto con le espressioni, volontà espresse dalle forme di espressione spontanee (comitati, associazioni, ecc). 
Anche nella nostra regione si avvertono segnali di uno scollamento tra decisioni pubbliche e "sentire comune" dei cittadini organizzati o meno in associazioni. Spesso i cittadini non sono informati pienamente in merito ai costi e alle conseguenze dei progetti e delle decisioni e del loro impatto sull’ambiente o sulla salute pubblica.
Ecco alcune iniziative meritevoli da adottare nella legislazione regionale:
1) istituire forme e modalità di un vero e proprio "dibattito pubblico"
2) individuare i temi sottoponibili al "dibattito pubblico"
3) definire i soggetti che hanno diritto di attivare il dibattito
4) istituire una Autorità locale per la garanzia e la promozione della partecipazione
5) stabilire modalità e procedure per il "dibattito Pubblico".
In pratica la normativa regionale dovrebbe sancire la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali come un vero e proprio diritto garantito. L'obiettivo è di promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo territoriale in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi e di creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società.

Chi potrebbe aver diritto ad intervenire nei processi partecipativi:
di sicuro i cittadini residenti e gli stranieri o apolidi regolarmente residenti nel territorio interessato da processi partecipativi; le persone che lavorano, studiano o soggiornano nel territorio interessato; i valdostani residenti all’estero quando si trovano in valle d’Aosta; altre persone, anche su loro richiesta, che hanno interesse rispetto al territorio in questione o all’oggetto del processo partecipativo e che il responsabile del dibattito ritenga utile far intervenire nel processo partecipativo stesso.

Cosa dovrebbe fare l'Autorità regionale per la partecipazione:

L’Autorità è organo monocratico il cui titolare è individuato in persona competente nell’ambito del diritto pubblico e delle scienze politiche o di comprovata esperienza nelle metodologie e nelle pratiche partecipative, anche di cittadinanza non italiana.

L’Autorità dovrebbe valutare e ammette le proposte di dibattito pubblico sui grandi interventi, valutare e ammettere al sostegno regionale i progetti partecipativi, curare il rapporto annuale sulla propria attività e assicurarne adeguata pubblicità; assicurare anche in via telematica, la diffusione della documentazione e della conoscenza sui progetti presentati e sulle esperienze svolte, compresi i rapporti finali dei processi partecipativi;

Ad ultimazione dell'intero processo partecipativo L’Autorità trasmette i propri atti al Consiglio regionale ed ai consigli degli enti locali interessati.

Il dibattito pubblico non avrà durata superiore a sei mesi, salvo proroghe motivate. L’apertura del dibattito pubblico sospende l’adozione o l’attuazione degli atti amministrativi connessi all’intervento oggetto del dibattito pubblico.

Conclusione del dibattito pubblico.
Al termine del dibattito pubblico il responsabile del dibattito consegna all’Autorità un rapporto che riferisce del processo adottato e degli argomenti che sono stati sollevati nel corso del dibattito e delle proposte conclusive cui ha dato luogo.


Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il soggetto proponente dichiara pubblicamente se intende:

1. rinunciare al progetto o presentarne uno alternativo;
2. proporre modifiche al progetto, indicando quelle che intende realizzare;
3. continuare a sostenere il medesimo progetto sul quale si è svolto il dibattito pubblico, argomentando motivatamente le ragioni di tale scelta.

OPERE PUBBLICHE E PICCOLI INTERVENTI - FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE ATTRAVERSO UN "DIBATTITO PUBBLICO CON NUOVE REGOLE"

Cosa fare e proporre se...
Le scelte, i lavori decisi dalle istituzioni (amministrazioni comunali, provinciali e regionali) alcune volte non hanno alcun legame nè alcun punto di contatto con le espressioni, volontà espresse dalle forme di espressione spontanee (comitati, associazioni, ecc). 
Anche nella nostra regione si avvertono segnali di uno scollamento tra decisioni pubbliche e "sentire comune" dei cittadini organizzati o meno in associazioni. Spesso i cittadini non sono informati pienamente in merito ai costi e alle conseguenze dei progetti e delle decisioni e del loro impatto sull’ambiente o sulla salute pubblica.
Ecco alcune iniziative meritevoli da adottare nella legislazione regionale:
1) istituire forme e modalità di un vero e proprio "dibattito pubblico"
2) individuare i temi sottoponibili al "dibattito pubblico"
3) definire i soggetti che hanno diritto di attivare il dibattito
4) istituire una Autorità locale per la garanzia e la promozione della partecipazione
5) stabilire modalità e procedure per il "dibattito Pubblico".
In pratica la normativa regionale dovrebbe sancire la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali come un vero e proprio diritto garantito. L'obiettivo è di promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo territoriale in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi e di creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società.

Chi potrebbe aver diritto ad intervenire nei processi partecipativi:
di sicuro i cittadini residenti e gli stranieri o apolidi regolarmente residenti nel territorio interessato da processi partecipativi; le persone che lavorano, studiano o soggiornano nel territorio interessato; i valdostani residenti all’estero quando si trovano in valle d’Aosta; altre persone, anche su loro richiesta, che hanno interesse rispetto al territorio in questione o all’oggetto del processo partecipativo e che il responsabile del dibattito ritenga utile far intervenire nel processo partecipativo stesso.

Cosa dovrebbe fare l'Autorità regionale per la partecipazione:

L’Autorità è organo monocratico il cui titolare è individuato in persona competente nell’ambito del diritto pubblico e delle scienze politiche o di comprovata esperienza nelle metodologie e nelle pratiche partecipative, anche di cittadinanza non italiana.

L’Autorità dovrebbe valutare e ammette le proposte di dibattito pubblico sui grandi interventi, valutare e ammettere al sostegno regionale i progetti partecipativi, curare il rapporto annuale sulla propria attività e assicurarne adeguata pubblicità; assicurare anche in via telematica, la diffusione della documentazione e della conoscenza sui progetti presentati e sulle esperienze svolte, compresi i rapporti finali dei processi partecipativi;

Ad ultimazione dell'intero processo partecipativo L’Autorità trasmette i propri atti al Consiglio regionale ed ai consigli degli enti locali interessati.

Il dibattito pubblico non avrà durata superiore a sei mesi, salvo proroghe motivate. L’apertura del dibattito pubblico sospende l’adozione o l’attuazione degli atti amministrativi connessi all’intervento oggetto del dibattito pubblico.

Conclusione del dibattito pubblico.
Al termine del dibattito pubblico il responsabile del dibattito consegna all’Autorità un rapporto che riferisce del processo adottato e degli argomenti che sono stati sollevati nel corso del dibattito e delle proposte conclusive cui ha dato luogo.


Entro tre mesi dalla pubblicazione del rapporto, il soggetto proponente dichiara pubblicamente se intende:

1. rinunciare al progetto o presentarne uno alternativo;
2. proporre modifiche al progetto, indicando quelle che intende realizzare;
3. continuare a sostenere il medesimo progetto sul quale si è svolto il dibattito pubblico, argomentando motivatamente le ragioni di tale scelta.