19 ottobre 2017

AUTONOMIA E AUTOGOVERNO ALL'INTERNO DELLO STATO

Trento, 19 ottobre 2017 
Prot. n. A001/570469 
Excelentisimo Señor Don Mariano Rajoy Brey 
Presidente del Gobierno Español 
Palacio de la Moncloa  28071 MADRID 

Molt Hble Sr. Carles Puigdemont 
President Generalitat de Catalunya 
Plaça Sant Jaume, 4 08002 BARCELONA 

Illustri Presidenti, Scriviamo la presente lettera in qualità di esponenti e rappresentanti istituzionali delle Province autonome di Trento e di Bolzano, due enti territoriali che, in virtù dell’accordo internazionale Degasperi-Gruber (sottoscritto da Italia e Austria il 5 settembre del 1946) e della successiva e conseguente disciplina costituzionale (cfr. articolo 116, commi 1 e 2), dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia. Siamo quindi particolarmente sensibili e attenti alle istanze autonomistiche che le diverse realtà territoriali europee perseguono e rivendicano in virtù della propria storia, delle proprie radici culturali, etniche e linguistiche e della volontà di assumere con coraggio la responsabilità delle proprie scelte. E, a questo proposito, stiamo seguendo con apprensione e particolare attenzione quanto sta accadendo in queste settimane in Catalogna. Con questa breve lettera non vogliamo certamente inserirci nel dibattito spagnolo, né tanto meno invadere gli spazi che non sono di nostra competenza. Riteniamo però utile ed opportuno portare la nostra testimonianza, sottolineando, da un lato, le buone ragioni del regionalismo differenziato e ribadendo, dall’altro, la necessità e l’importanza di rivendicare le istanze autonomistiche all’interno delle procedure costituzionalmente stabilite. La storia della nostra autonomia, infatti, rende evidente, da un lato, come la responsabilità delle scelte, se esercitata con coraggio, apertura, lungimiranza e intelligenza, possa essere davvero uno straordinario strumento di convivenza pacifica e di positivo sviluppo economico e sociale e, dall’altro, come l’autonomia vada rivendicata ed esercitata in maniera aperta e dialogica con i livelli nazionale ed europeo. La nostra esperienza ci insegna inoltre che le buone ragioni delle autonomie non possono prescindere dal rispetto dello stato di diritto, dalla negoziazione e dai principi costituzionali. Esse devono essere in dialogo costante con gli altri livelli di governo. Solo in questo modo possono rappresentare un valore aggiunto anche per l’intero sistema e un baluardo a difesa della democrazia. Infine, i nostri sistemi di autogoverno hanno potuto svilupparsi grazie anche alla dinamicità e al continuo processo di rinnovamento e ridefinizione degli equilibri tra i diversi livelli istituzionali, all’interno del quale hanno assunto un ruolo di assoluto rilievo le norme di attuazione dello Statuto di autonomia. Il nostro auspicio è che in Spagna e in Catalogna possa aprirsi un dialogo ed un confronto costruttivo tra governo nazionale e governo catalano, in un’ottica di rispetto e comprensione delle reciproche posizioni e di valorizzazione delle diverse istanze. Sarebbe altresì auspicabile, anche alla luce delle nuove dinamiche sociali, politiche ed economiche, che si aprisse a livello nazionale ed europeo una seria riflessione sul futuro degli enti territoriali e sull’opportunità di rilanciare il valore del regionalismo all’interno del rinnovato contesto internazionale. Nel ringraziarVi per l’attenzione, vogliate gradire i sensi della nostra più alta considerazione. 

Il Presidente     Il Presidente 
- Ugo Rossi  - Arno Kompatscher -

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sabato 21 0ttobre 2017
I poteri del presidente della regione saranno assunti
dal premier Mariano Rajoy, attraverso un suo rappresentante e saranno convocate elezioni anticipate. 

Elemento giustificativo dell’attivazione della procedura una «disobbedienza ribelle, sistematica e consapevole», da parte della Catalogna, che avrebbe
«gravemente attentato» all’interesse generale dello Stato.

L’assemblea catalana resterà invece in carica, - e questo permette a Madrid di argomentare che non è in gioco la democrazia in Catalogna - ma avrà, secondo
le indicazioni del Governo  centrale, funzioni solo rappresentative e non potrà nominare un nuovo presidente e una nuova amministrazione. 

Madrid potrà esercitare sulle sue decisioni un potere di veto entro 30 giorni.
Sembra anche che, in previsione della possibilità di uno stallo, il governo di Madrid abbia previsto la sospensione degli stipendi per i dipendenti pubblici catalani riluttanti a eseguire i nuovi ordini.


Il problema, tutto politico questo, è che il processo di indipendenza non ha il sostegno e il consenso di una maggioranza schiacciante di catalani. 

Se anche il voto catalano non fosse stato ostacolato dalla polizia spagnola, non si sarebbero mai raggiunte percentuali simili. Il 1° ottobre i «sì» sono stati il 92% dei  voti espressi, ma ha partecipato al referendum solo il 43,3%  degli aventi diritto, che rappresenta - secondo le rilevazioni statistiche -la quasi totalità dei favorevoli all’indipendenza.
Un recentissimo sondaggio, centrato sull’attualità, mostra che il 68% della popolazione è favorevole a nuove elezioni, e il 66,5% è contrario al commissariamento di Madrid. 

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Euro-utopie. Negli anni 90 il magnate olandese della birra, Freddy, teorizzò un diverso modello federale  Heineken e il sogno dei 75 Stati-regione.

Catalogna:  incubo a occhi aperti: nel suo slancio secessionista, Barcellona ha finito per perdere l’autonomia. 

Di fronte a uno Stato centrale la cui Costituzione non permette strappi all’unità del Paese e a un’Europa che istituzionalmente non può riconoscere la  sovranità nazionale autoproclamata da una regione in territorio Ue, la Catalogna ha le spalle al muro ed è isolata, ma continua la sua battaglia politica. C’è anche un sogno, un’aspirazione europeista dietro tanta disperata determinazione? 

Il tempo delle piccole patrie sembrava tramontato, soprattutto nell’Unione a 28 (presto a 27) Paesi che aveva accolto al suo interno nuova eterogeneità etnica, storica e geopolitica, ma è un rischio insito nelle aspirazioni catalane e
nei possibili effetti imitativi.

Ci fu un momento in cui qualcuno teorizzò un’Unione più efficiente e coesa attraverso la nascita degli Stati-regione, 75 in tutto, ognuno popolato da non più di 5-10 milioni di abitanti. 

Il magnate olandese della birra, Freddy Heineken, si fece aiutare all’inizio degli anni 90 da due storici dell’Università di Leida (Henk Wesseling e Wim vand den Doel) per formulare una teoria secondo la quale la frammentazione europea in queste entità medio-piccole avrebbe potuto contenere meglio le diverse pulsioni etniche e separatiste.

pamphlet dal titolo Gli Stati Uniti d’Europa (Un’Eurotopia?).

Nel 1994 venne istituito il Comitato delle regioni, ma da allora in avanti la nuova ragion d’essere dell’integrazione europea sarebbe stata progressivamente riconducibile agli Stati nazione.



18 ottobre 2017

SANITA': MANTENERE ALTA L'ATTENZIONE SUI SEGUENTI SETTE PUNTI


  • Ci avviamo agli ultimi mesi di questa travagliata legislatura e purtroppo molte delle istanze dei cittadini non hanno ancora avuto una risposta da parte del decisore politico. In questi ultimi anni ho avuto modo di ascoltare diverse persone e raccogliere significativi dati provenienti dalla vita quotidiana che non riescono ad arrivare alle orecchie di chi viene eletto; mi sono confrontato con cittadini, professionisti e tutti gli assessori alla sanità di questa legislatura: mai mi sono sentito dire che le nostre richieste erano prive di fondamento e/o che le nostre proposte non erano realizzabili.
Pertanto in sanità ci aspettiamo che:
entro fine ottobre 2017 
  • vengano resi pubblici i dati del Registro tumori ed il Piano di Prevenzione e Promozione della Salute regionale; 
  • venga garantita la libertà di cura ai valdostani, eliminando il “blocco” della mobilità passiva; 
  • vengano investite più risorse per la tutela e promozione della Salute mentale 
  • Sistema Sanitario regionale si faccia carico del costo dell’assistenza ai malati di Alzheimer (LEA);

entro fine dicembre 2017 
  • venga creato un tavolo regionale di tutela dei diritti del malato;  
  • coinvolte le associazioni dei cittadini nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale; 
  • vengano valorizzate tutte le professioni sanitarie, agendo prioritariamente su quelle che i cittadini segnalano essere fondamentali per la tutela della loro salute;

entro fine febbraio 2018 
  • diventino obiettivi dell’Azienda USL i piani di miglioramento stilati all’interno del Progetto di Umanizzazione delle cure di AgeNas.

Essendo che nella Giunta regionale del 13 ottobre 2107 saranno presenti ben tre persone che si sono occupate a vario titolo della sanità (Viérin, Bertschy e Guichardaz) è ragionevole credere che le nostre richieste/proposte saranno tenute in debita considerazione; 
in caso contrario, auspichiamo che i Consiglieri di opposizione sollecitino il nuovo governo regionale ad aver riguardo anche per l’agenda proposta da un Movimento politico di partecipazione civica.
Giovan Battista De Gattis
Segretario CittadinanzAttiva della Valle d'Aosta
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GESTIONE RIFIUTI IN VDA: DUE NUOVI SOLUZIONI IMPIANTISTICHE

Verso il completamento del modello di gestione dei rifiuti in Valle d'Aosta.

è stato approvato il progetto di fattibilità, proposto dalla Rea Dalmine spa e dalla Fratelli Ronc srl, per un impianto di stabilizzazione dell’indifferenziato e  di selezione del multimateriale leggero (plastica, alluminio, acciaio), entrambi sono  impianti a freddo.

l’azienda che vincerà l’appalto potrebbe proporre la fabbrica dei materiali o altri piccoli impianti per migliorare la qualità della differenziata.

La procedura prevede un appalto europeo per l’affidamento del servizio, in base al project financing presentato da Rea Dalmine e Ronc.

Fabrizio Roscio , ex assessore regionale all'ambiente dal 13 ottobre 2017 aveva già preconizzato uno scenario d’emergenza se nessuno avesse avanzato un atto operativo.

La discarica resterà pubblica, come l’impianto. Il servizio sarà gestito da un privato.

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Piano rifiuti 2017-2021: più differenziata, compostaggio di comunità, Ama di Municipio
Piano Gestione Materiali Post-Consumo
Ridurre entro il 2021 la produzione annuale di rifiuti di 200mila tonnellate, aumentare la raccolta differenziata dal 44% al 70%, realizzare nuovi impianti di riciclo e compostaggio e una nuova organizzazione di Ama basata su unità di Municipio. Il tutto per avviare Roma verso un’economia “circolare” del settore, a rifiuti zero. Sono i principali obiettivi del Piano per la riduzione e la gestione dei Materiali Post-Consumo di Roma Capitale 2017-2021 (PMPC), approvato dalla Giunta capitolina e presentato all'Aranciera di San Sisto dalla sindaca Virginia Raggi, dall’assessora Pinuccia Montanari (Sostenibilità Ambientale) e dal direttore generale di Ama Stefano Bina.  

Quattro le linee d’azione del piano: prevenire, riutilizzare, differenziare e valorizzare economicamente i materiali post-consumo, sviluppando un’economia fondata sul riciclo “eco-efficiente” e il recupero di materia. “Quelli che consideriamo rifiuti sono a tutti gli effetti materiali che possono tornare a nuova vita”, spiega la sindaca Raggi. “Oggi la città produce 1 milione e 700mila tonnellate di rifiuti e per questo abbiamo approvato in Giunta un piano per la riduzione della produzione dei materiali post-consumo e il riciclo. Vogliamo avviare nella Capitale una vera e propria conversione ecologica ed economica in cui Municipi, cittadini, imprese, associazioni e tutti i soggetti sociali di Roma saranno protagonisti”.

“Non chiamiamoli più rifiuti”, sottolinea l’assessora Pinuccia Montanari, “ma materiali post-consumo, che possono diventare risorse in grado di creare nuovi posti di lavoro green, sviluppando una vera economia circolare nel rispetto dell’ambiente, come auspicato dallo stesso Papa Francesco nell’enciclica Laudato si' ”.

Tra i cardini del piano c’è intanto la creazione dell'Ama di Municipio, postazioni territoriali vicine ai cittadini e in grado di rendere i propri servizi con maggiore efficacia: un passaggio fondamentale che s’iscrive nel compimento della due diligence aziendale, nel nuovo piano industriale coerente con il PMPC.

IL PIANO NEL SUO COMPLESSO
Il PMPC si articola in 12 azioni e 5 progetti che, coinvolgendo direttamente cittadini e imprese, puntano a fare di Roma una metropoli virtuosa, in grado di abbattere la produzione pro capite di materiali post-consumo. Qualche esempio: la Green Card per premiare le buone prassi dell’utente, il programma contro lo spreco alimentare, il compostaggio domestico, nuovi centri di riparazione e riuso, il progetto Scuole Rifiuti Zero, quello per mercati rionali a impatto zero. E ancora, la tariffa puntuale, calcolata in base al principio “più riciclo meno pago”. Vediamo, in estrema sintesi, gli elementi principali del piano.

RIDUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA A DOMICILIO
La strada è già aperta: in base ai dati Ama l’ultimo bimestre ha visto una riduzione del 3% di materiali post-consumo, con un risparmio di 3 milioni di euro sui costi di raccolta e smaltimento. “Meno materiali produciamo, attraverso buone pratiche e nuovi stili di vita e abitudini, più risorse possiamo risparmiare, con conseguenti benefici ambientali ed economici”, sottolinea Montanari. “Come testimoniano concrete esperienze la raccolta domiciliare, unita a un’efficace azione comunicativa con il coinvolgimento di tutti – cittadini, realtà associative e imprese –, potrà portare a una riduzione dei materiali post-consumo pari almeno al 10%”.


Per abbattere la produzione di materiali sono dunque previste importanti novità: massimo impulso alla raccolta domiciliare, da estendere gradualmente a tutta la città, valutando assieme ai Municipi modalità specifiche in funzione delle diverse realtà territoriali. Le cifre del piano: 100mila utenze in più ogni anno da servire con la raccolta a domicilio (si comincerà dal VI Municipio). Attualmente i romani serviti dal “porta a porta” sono 951.500. In cantiere la realizzazione di isole ecologiche di Municipio e, per specifiche esigenze (utenti sia pubblici che privati), le domus ecologiche, mini-aree per la differenziata (a breve sarà inaugurata la prima). Si va così verso la “personalizzazione” della raccolta, con le domus e altri servizi analoghi, un approccio con cui si conta di raggiungere altre 50.000 utenze. L’obiettivo finale, da conseguire al termine dell’attuale mandato: estendere a tutto il territorio capitolino la raccolta differenziata a domicilio.

Conferenza Ama

OBIETTIVO TARIFFA PUNTUALE: MENO PRODUCI, MENO PAGHI
L’obiettivo finale, per cittadini e utenze non domestiche, è applicare la tariffa puntuale per tutti, grazie a nuovi supporti tecnologici. L’idea è chiara: rendere il costo del servizio proporzionale all’impatto. Meno t’impegni per abbattere la quantità di scarto inutilizzabile, più paghi. E viceversa: più collabori al riuso della materia usata, dando una “seconda vita” alla frazione residua dei tuoi consumi, meno paghi. Un incentivo forte e chiaro all’assunzione di responsabilità ambientale.

COMPOSTAGGIO E SELEZIONE DEL MULTI-MATERIALE: NUOVI IMPIANTI
Il piano prevede che Ama costruisca nuovi impianti per valorizzare la frazione organica, causa frequente di problemi ambientali se non raccolta e poi conferita e correttamente trattata. In corso l’individuazione di aree per la costruzione di impianti di compostaggio aerobico che possano trattare almeno 120mila tonnellate di organico. Ma su questo terreno la vera novità è il compostaggio di comunità: 120 “micro-compostiere” a servizio, appunto, di piccole comunità. Per il “multimateriale” (imballaggi metallici e di plastica) è poi allo studio un apposito impianto di selezione innovativo, flessibile, “eco-efficiente”.

PARTECIPAZIONE: ASSOCIAZIONI E CITTADINI INSIEME PER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE
Del piano è parte integrante l’aspetto della partecipazione. Il percorso è partito con la prima convocazione, nei giorni scorsi, del Forum Ambiente , cui partecipano oltre 50 associazioni. Uno dei quattro tavoli di lavoro è specificamente dedicato al tema della gestione sostenibile dei materiali post-consumo. Le realtà che hanno partecipato al I Forum dell'Ambiente riceveranno in queste ore il Piano per studiarlo, approfondirlo e divulgarlo tra i loro associati.

Il PMPC è un documento ampio e articolato (oltre 300 pagine). Per conoscerlo da vicino c’è la consultazione online: scarica il piano in versione integrale


Giovedì 6 aprile, in linea con il piano rifiuti 2017-2021 presentato all'Aranciera di San Sisto, l'assessora alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari ha inaugurato presso il Centro commerciale Porta di Roma il nuovo progetto di raccolta differenziata di Ama dedicata alle attività di ristoro della più grande galleria commerciale d'Italia. Gli scarti alimentari, il vetro e il “multimateriale” leggero (contenitori in plastica e metallo) verranno conferiti e raccolti separatamente, mentre un’apposita campagna di sensibilizzazione guiderà commercianti e cittadini alle buone pratiche di gestione dei rifiuti.

http://www.labelab.it/dfgh987/la-settimana-dellimpegno-di-rifiuti-zero-per-aiutare-il-nostro-a-paese-a-gestire-i-rifiuti-in-modo-circolare/

16 ottobre 2017

VACCINI E OBBLIGO DI INFORMAZIONE

L’ordine dei medici di Roma afferma che esistendo un diritto di ciascuno ad essere informato, anche dei rischi, nel momento in cui il medico non svolge questo suo dovere si rende responsabile individualmente di comportamento illecito, sia sul piano medico, che per la responsabilità individuale.

L’Ordine ha in particolare evidenziato che “.. Codice Deontologico stabilisce all’art.35 che “il medico non intraprende ne’ prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato”. 

Da tutto cio’ deriva che un atto sanitario posto in essere in assenza di consenso puo’ integrare un illecito civile, penale e deontologico.“

L’Ordine conclude dicendo obbligatorietà’ della vaccinazione non appare come alcuna deroga al principio per cui il medico debba raccoglierne il consenso prima di procedere alla vaccinazione, dopo aver escluso che possano esservi circostanze ostative alla vaccinazione e dopo aver opportunamente informato. Nessuna vaccinazione, pertanto, senza il consenso dei genitori.”

Ecco un vademecum distribuito da Loris Palmerini ai genitori, nel quale appunto spiegavo questo stesso principio:  tu genitore hai il diritto legale al consenso informato, puoi dire no, è un diritto di legge, non puoi essere punito per questo, né multato. Puoi anche dire sì e subito dopo cambiare idea e dire no.

Ecco che al colloquio con la ASL si può ora dire “io non vaccino” e la ASL non può multarci, perché la legge Lorenzin è incostituzionale e nessuno può essere multato per aver esercitato un diritto.

Il medico che non ci dice i rischi va incontro a denuncia all’ordine. 

Basta registrare il colloquio e denunciare all’ordine, tanto più che abbiamo la certezza della esistenza di un sistema di compensi ai medici che raggiungono alti livelli di copertura vaccinale. 

Ma non dobbiamo ora mollare l’osso, dobbiamo ora approfittare di questa occasione per far capire a molti genitori di come siano stati ingannati dalla Lorenzin, dal Governo, e da quei partiti che hanno votata sì a questa porcata di legge.

In particolare dobbiamo ora far capire ai genitori che si sono sentiti dire che dovevano vaccinare per forza come in realtà abbiano subito un abuso, una procedura medica illegale. E come possano denunciare il fatto.

Dobbiamo spiegare alla gente che ha subito vaccinazioni obbligatorie che la procedura era rischiosa e che possono chiedere il risarcimento del danno subito anche quando il danno apparentemente ancora non si vede, perché i danni da vaccino, è scientifico, possono vedersi anche a distanza di decenni.

Abbiamo vinto, ma non molliamo l’osso, trasformiamo questa vittoria che verrà in un movimento di liberazione da questi medici corrotti, molti dei quali, lo ripeto, prendo denaro per consigliare le vaccinazioni TACENDO I RISCHI.

Non è finita e non sarà finita se non smantelliamo questo sistema mafioso, criminale ed assassino che si cela dietro l’utilizzo di questi prodotto non testati e scientificamente insicuri e mortali per una quota notevole di vaccinati. 

Convezione di Oviedo” 

https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=X331v5fE7Ec


15 ottobre 2017

CATALOGNA: ALLA RICERCA DI UN PERCORSO DI VIA D'USCITA SOSTENIBILE


Gli scenari in ballo, al di là delle misure di Rajoy, potrebbero essere dunque almeno due: il un ritorno alle urne, prendendo atto che il referendum non ha avuto esiti "legali" o un cambio di maggioranza a livello del governo della catalogna.


il 15 ottobre 2017 scade l'ultimatum concesso da Rajoy a Puigdemont che, lo scorso 10 ottobre, nel Parlamento di Barcellona, ha confermato la vittoria del referendum per la secessione, considerando la la Catalogna "Stato indipendente in forma repubblicana".



Una proclamazione durata  cinquantadue secondi, poiché è stata sospesa da lui stesso che ha chiesto a Madrid e alla Ue una mediazione indolore per lasciare la Spagna. 



La Dui (Dichiarazione unilaterale d'indipendenza), ha innescato la richiesta di Rajoy che  pretende che Puigdemont confermi la validità o no della proclamazione, per usare l'articolo 155 che sospende l'autonomia della Catalogna.



Gli alleati governativi di Puigdemont hanno chiesto che la proclamazione di Puigdemont sia chiaramente affermata e che sia accompagnata da un atto solenne.



Pressato da Madrid e dall'interno del tripartit, Puigdemont assiste indifferente all'impoverimento della presenza industriale nella regione: dal 30 settembre a oggi sono almeno cinquecento le aziende, catalane, spagnole e straniere che hanno spostato la sede sociale altrove in Spagna o che hanno proprio traslocato in un altro Paese. 



Su di lui la pressione delle lobby industriali catalane è forte, il rischio di recessione e l'abbattimento del Pil locale e nazionale assicurato da Standard & Poor's, ieri, hanno spinto il Gobierno a rivedere le stime in negativo. 



Se il 2018 poteva riportare la Spagna al +3,7 di crescita, dall'attuale 3,1, ora si dà per certa la perdita di un punto e mezzo nazionale, con la crescita a 2,2, come nel 2005. Puigdemont sembra non essere toccato da stime e fughe di capitali. 



La Generalitat ha costruito una sua versione digitale di Stato sovrano per facilitare i rapporti con cittadini e Paesi Ue. 



http://www.linkiesta.it/it/article/2017/10/13/contrordine-catalani-gli-indipendentisti-se-la-fanno-sotto-e-madrid-se/35821/

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STOP ALLA QUOTAZIONE IN BORSA DI CVA

Stop alla quotazione in borsa della Cva Spa. Problemi aperti e priorità.
  1. E' prioritario dare la possibilità ai cittadini valdostani di esprimersi in merito alla quotazione in borsa di una parte del capitale sociale di Cva spa.
  2. Ad oggi esiste una risoluzione approvata all'unanimità in consiglio regionale in cui viene affermato che la decisione definitiva in merito all'iter dovrà essere presa in consiglio regionale (e non attraverso altri strumenti di partecipazione per es. dibattito pubblico, referendum, ecc).
  3. Le firme fino ad ora raccolte non sono certificate e quindi non sono utilizzabili per attivare iniziative referendarie; alcuni giuristi  ritengono che il tema da portare a referendum (non quotare Cva in borsa - norma prevista da una legge di bilancio) risulterebbe inammissibile, qualora presentato in via ufficiale.
  4. Per modificare la legge sui referendum ed individuare una formulazione che consenta una deroga per autorizzare il “referendum no quotazione Cva spa”, serve una maggioranza di voti in consiglio regionale difficilmente raggiungibile entro maggio 2018.
  5. Valutare insieme a tutti i componenti del "comitato stop quotazione cva" se procedere alla raccolta firme certificate anche se  non utilizzabili allo scopo ultimo (referendum), ma solo per mantenere alta l'attenzione sull'argomento, anche chiedendo alle forze politiche e ai gruppi consigliari disponibilità in tal senso.
  6. La maggioranza e il governo regionale formatosi in data 13 ottobre 2017 ha inserito nel programma di governo dei prossimi sei mesi un punto dedicato a Cva le seguenti parole "prosieguo dell'iter di valutazione della quotazione in borsa". Salvo errori il nuovo governo porterà in consiglio regionale a fine Gennaio 2018, l'esito dell'iter di valutazione per incassare politicamente la realizzazione e il completamento del progetto (impossibile con la precedente maggioranza) portando in consiglio regionale la decisione finale e utilizzando i 21 voti a sua disposizione. 

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Legge regionale 25 giugno 2003, n. 19
Art. 3 (Limiti di ammissibilità)

L'iniziativa legislativa popolare non è proponibile per:

a) leggi tributarie e di bilancio;

b) leggi in materia di autonomia funzionale del Consiglio della Valle;

L'iniziativa non può essere esercitata nei sei mesi antecedenti la scadenza del Consiglio della Valle. Per iniziativa si intende la presentazione del testo della proposta di legge a norma dell'articolo 5.

art 45
iniziativa e indizione referendum

La richiesta di referendum consultivo può essere avanzata dalla Giunta regionale, o da almeno un terzo dei consiglieri regionali o da almeno un cinquantesimo degli elettori entro un mese dalla trasmissione al Consiglio della Valle del provvedimento legislativo o dell'atto amministrativo di particolare rilevanza generale. (12)

La deliberazione del Consiglio della Valle che stabilisce l'effettuazione del referendum consultivo contiene il quesito da rivolgere agli elettori.

Il Presidente della Regione indice, con decreto, il referendum consultivo, entro dieci giorni dalla trasmissione della deliberazione consiliare di cui al comma 1 da parte del Presidente del Consiglio della Valle.

Art. 46 
Nel caso di referendum consultivo di iniziativa popolare, si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui al Capo II relative alla raccolta e alla verifica delle firme. (13)

Per lo svolgimento del referendum consultivo si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni per lo svolgimento del referendum abrogativo di cui al Capo II.


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Sprechi, scandali e privilegi l'autonomia senza limiti che regna in Valle d'Aosta
La più piccola regione italiana è un esempio di malagestione. Al riparo del suo statuto speciale e di una politica pervasiva

di SERGIO RIZZO
la repubblica.it
29 ottobre 2017

Sprechi, scandali e privilegi l'autonomia senza limiti che regna in Valle d'Aosta
Il casinò di Saint Vincent
«In un casinò la regola è far continuare a giocare i clienti. Più giocano e più perdono, e alla fine becchiamo tutto noi», fa dire Martin Scorsese a Robert De Niro, alias “Asso” Rothstein, nel film Casinò. Regola che a Saint Vincent, tuttavia, nessuno ha mai applicato. Perché se avesse funzionato anche lì, come nelle case da gioco del mondo intero, il Casinò de la Vallee non avrebbe perso una montagna di soldi. Centotrentaquattro milioni 583.189 euro dal 2003 al 2016, che fa 26.311 euro al giorno. Ogni valdostano, neonati compresi, perde al Casinò un centesimo all’ora. E non è una battuta a effetto, ma un’emorragia economica reale: perché la casa da gioco è pubblica, di proprietà della Regione. Che ora, dopo il rosso monstre dell’anno scorso (46,6 milioni!) dovrà con ogni probabilità rimettere mano al portafoglio per ricapitalizzare: almeno una ventina di milioni.

Un altro fra i prodigiosi risultati delle autonomie regionali? In una certa misura. Di sicuro il Casinò è oggi lo specchio della Valle D’Aosta. E se è legittimo chiedersi che senso abbia la sopravvivenza di statuti regionali speciali che spesso risultano fonte di sprechi e privilegi anacronistici e non più giustificabili, in questo caso la domanda è ancor più radicale: a settant’anni dai trattati di pace di Parigi del 1947 che ne sono di fatto l’origine, può ancora esistere una Regione così?

Il record di dipendenti pubblici
Secondo l’ultimo dato Istat la Valle D’Aosta ha 126.883 abitanti. Più o meno la metà di Verona, o se preferite tanti quanti sono i residenti di Giugliano in Campania, provincia di Napoli. Con la densità territoriale minore del Paese, la popolazione è disseminata in 74 comuni. Ognuno dei quali ha i relativi uffici. Ci sono poi quelli della Regione, oltre alle strutture periferiche dello Stato centrale. Il che rende questa microscopica Regione il più massiccio serbatoio di posti pubblici della nazione in rapporto agli abitanti. L’Istat dice che ce ne sono 14.101, ovvero uno ogni nove valdostani. Dei quali posti, va precisato, ben 2.821 sono occupati dai dipendenti regionali. Duecento in più rispetto alla vicina Regione Piemonte, che però di abitanti ne ha 4,4 milioni.

Ma non basta. Perché si deve aggiungere la pletora assurda delle società pubbliche. Nel portafoglio della Valle D’Aosta si contano una sessantina di partecipazioni di primo e secondo livello, con un numero di posti a carico del bilancio regionale non inferiore alle 2.300 unità. Settecento solo nel Casinò. Per non parlare dei 22 “enti strumentali” elencati nel bilancio regionale. Se poi si calcola anche l’indotto, si può dire che in ogni famiglia c’è chi campa con i denari pubblici.

Tutto parte da qui. Per chi non lo sapesse, la Valle D’Aosta è l’unica Regione italiana il cui governatore non è votato dal popolo, ma nominato dal consiglio regionale. Succede quindi che dopo le dimissioni del presidente Pierluigi Marquis seguite al ritrovamento di 25 mila euro in contanti nel suo ufficio, non si torni a votare. Perché la crisi si risolve esattamente come nella prima repubblica, con una manovra di corridoio. Anche se nulla cambierebbe pur tornando al voto. Perché in una comunità così ristretta, con il meccanismo delle tre preferenze, il sistema è congegnato in modo tale da garantire la conservazione del potere. Accontentando tutti grazie allo statuto speciale.

Il bastone del comando
In una Regione normale come la Lombardia c’è una poltrona ogni 125 mila abitanti. Seguendo lo stesso criterio, il consiglio regionale della Valle D’Aosta dovrebbe averne una sola. Invece sono 35: una ogni 3.600 residenti. Con i costi che ne conseguono, se si considerano anche i 111 dipendenti del medesimo consiglio. Dal 1946 a oggi, per più di sei decenni, il bastone del comando è stato nelle mani dell’Union Valdotaine, che ha governato ininterrottamente negli ultimi ventiquattro anni fino all’arrivo Marquis della Stella Alpina, il quale ha retto soltanto sei mesi e poi s’è dovuto dimettere. Prima di lui, la lunga epoca di Augusto Rollandin, ultimo vero padre padrone di una Regione dove un certo modo di intendere la politica ha allagato l’intera società. Come dimostrano alcuni dettagli solo apparentemente trascurabili.

Prima di essere nominato governatore Rollandin era presidente della Compagnia valdostana delle acque, l’azienda pubblica che gestisce gli impianti idroelettrici acquistati nel 2001 dalla Regione con un’operazione di cui si parla più avanti. Società nella quale l’assessore al turismo Aurelio Marguerattaz, già membro del collegio sindacale del Casinò, è stato peraltro revisore. Mentre lo stesso Marquis aveva in passato occupato le poltrone di presidente della Società autostrade valdostane e del Raccordo autostradale Valle D’Aosta spa.

L'ombra del voto di scambio
Su 35 consiglieri, una decina hanno ricoperto incarichi in aziende o enti regionali. E colpisce che in quattro siano stati sospesi ai sensi della legge Severino perché raggiunti da condanne in primo grado in seguito alle inchieste sull’uso improprio dei fondi di partito. Mai però come hanno colpito le sconvolgenti affermazioni di Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, che giovedì 19 ottobre ha scioccato l’intera Regione con queste parole: «In una realtà con così pochi elettori e una presenza significativa di persone riconducibili a gruppi ‘ndranghetisti è singolare che in Valle D’Aosta non si sia indagato sul voto di scambio per accertare se ci sono stati tentativi di condizionamento sulle scelte politiche e amministrative».

Ombre davvero inquietanti, che si aggiungono alle tante che già aleggiano sulla più piccola Regione italiana. Al riparo dello statuto speciale e di un potere politico così pervasivo qui tutto può accadere. Sfiorando il limite delle regole imposte a ogni buon padre di famiglia. Per esempio, può succedere che la Regione acquisti un albergo (l’hotel Billia) per la rispettabile cifra di 58 milioni, con il risultato di aggravare la traballante situazione finanziaria del Casinò e ritrovarsi sul groppone altro personale.

L'affare Skyway
Oppure che la medesima Regione spenda 162 milioni per realizzare un impianto avveniristico come lo Skyway affidandone la gestione alla società Funivie Monte Bianco nella quale i privati hanno metà meno una quota del capitale. Però senza che sia stata fatta una gara, perché quella società era in origine tutta privata. O ancora, capita che più di 30 milioni dei contribuenti vengano investiti in un aeroporto gestito da un’altra società controllata da un petroliere genovese proprietario della compagnia aerea Air Vallée. Ma con la partecipazione, anche qui, della Regione che continua a tirare fuori i soldi.

I derivati con Deutsche Bank
Piccolo particolare, dal 2008 non c’è un volo di linea e l’aeroporto è costato quest’anno un altro milione e mezzo a un bilancio regionale pieno di sorprese. Una per tutte. Si scopre che dal 2001 la Regione ha stipulato con Deutsche bank un contratto in derivati per 543,1 milioni (4.310 euro per ogni cittadino) a valle di un prestito obbligazionario per comprare le centrali idroelettriche. Motivo, tutelarsi dal rischio di aumento dei tassi d’interesse. Fatto sta che i tassi sono al minimo storico e per quel contratto ventennale i valdostani stanno accantonando 43,5 milioni l’anno: circa 27 di capitale e 16 di interessi. Fare i conti non è difficile.

Poi si è reso necessario per legge un riaccertamento dei residui attivi e passivi nel bilancio regionale, con
il risultato che l’avanzo di amministrazione di 217,6 milioni del 2015 si è trasformato in un disavanzo di 204,8 milioni. Niente male, per una Regione che per statuto può trattenere in casa il 90 per cento delle tasse. Esattamente come ora vorrebbe il Veneto di Luca Zaia…

5 ottobre 2017

VACCINAZIONE DA 0 A 6 ANNI: ECCO I PRIMI DATI

I dati rilevati dopo i primi invii: 4736 bambini conformi, in regola con le vaccinazioni, 777 non conformi.  Molti di questi hanno  manifestato la volontà di procedere con le vaccinazioni, ma per motivi vari, fino a prima dell’introduzione dell’obbligo non  avevano proceduto con le vaccinazioni. Circa 140 famiglie non si e presentato agli inviti. Molti hanno presentato una dichiarazione "alternativa" con  richieste  di maggiori informazioni, mentre una decina hanno manifestato l’intenzione di non portare nessuna certificazione. Nessun bambino è stato escluso dall’ingresso a scuola. Dopo la prima lettera scatterà l’invio della seconda, raccomandata, con l’invito alla vaccinazione e poi gli uffici provvederanno ad inviare una diffida. Le  multe  previste ammontano da 100 a 500 euro, proporzionali al numero di vaccini obbligatori saltati. 


2 ottobre 2017

UNITI PER DIFENDERE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Movimento culturale per la difesa e lo sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale
 
Il nuovo Movimento nasce per iniziativa di Ferruccio Capelli, direttore della Casa della Cultura di Milano, Amedeo Amadei, medico igienista, già direttore di Dipartimento di Prevenzione di ASL,  Vittorio Carreri, medico igienista, medaglia d'oro al Merito della Sanità Pubblica e Giuseppe Landonio, oncologo.

Nella mozione approvata dall'Assemblea si richiede un impegno sui seguenti 6 punti:
1) A difendere i principi fondamentali per la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente contenuti nella Costituzione e i valori irrinunciabili della riforma sanitaria del 1978: decentramento istituzionale, semplificazione e sburocratizzazione, rafforzamento del ruolo dei Comuni e delle Città metropolitane, unitarietà e globalità degli interventi sanitari e socio sanitari, contrasto delle disuguaglianza, partecipazione e controllo democratici da parte degli utenti, gratuità delle prestazioni, ruolo integrativo della sanità privata, finanziamento sulla base delle capacità contributive.

2) A realizzare prioritariamente i programmi pluriennali e le attività di prevenzione nei confronti delle malattie di maggior rilevanza sociale. L’impegno da parte di molte Regioni fino a questo momento è stato carente e confuso, quasi inesistente sulla prevenzione primaria.
 
3) A riformare radicalmente l’Assistenza sanitaria primaria, la continuità assistenziale, la rete ospedaliera, il rapporto territorio-ospedale. A qualificare l’assistenza e la spesa sanitaria.
 
4) A realizzare finalmente piani e programmi pluriennali per la formazione da parte delle Regioni e delle Università, dando maggior spazio alle strutture più qualificate del SSN. Si chiede inoltre una revisione nella formazione dei medici di medicina generale.
 
5) A potenziare con investimenti congrui la ricerca scientifica, specie quella applicata agli obiettivi della programmazione sanitaria con priorità agli obiettivi dei Piani sanitari e di prevenzione regionali.
 
6) A promuovere gruppi di lavoro di esperti sui principali temi e ad organizzare conferenze pubbliche in difesa e sostegno della sanità pubblica e del SSN.

AUTO ALIMENTATE DA RIFIUTI E SCARTI AGRICOLI

Fare il pieno alla propria auto utilizzando rifiuti e scarti agricoli come combustibile. 

Potrebbe accadere a breve (entro dicembre 2017??) non appena verranno approvati i decreti attuativi che permetteranno di mettere nella rete gas nazionale anche il biometano, vendendolo come carburante per autotrazione. 

È l'economia circolare del mondo agricolo: il biometano ottenuto da produzione agricola e dagli allevamenti, trasformato in forma liquida come biometano liquido (Bml), può essere usato a sua volta come combustibile nei trattori agricoli ed altri veicoli. 

L'impresa agricola potrebbe ottenere uno sconto del 5% sul prezzo registrato sul mercato a pronti del gas naturale (MGAS). In più potrà ricevere circa 300 euro per ogni Cic (certificati di immissione in consumo di biocarburanti).

Un'auto alimentata a biometano agricolo emette il 25% in meno di CO2 al chilometro rispetto ad altre. Anche le altre emissioni nocive si riducono di oltre il 95% rispetto a una macchina a diesel. I primi impianti di biometano alimentati con letame e agrumi li ha messi a punto in Veneto e Lombardia la Bts Biogas, azienda con sede a Brunico e con oltre vent'anni di esperienza nel settore del biogas, che ha già realizzato impianti simili.

28 settembre 2017

Rivoluzione parcheggi area Cogne, Codacons chiede bilanciamento tra zone bianche e blu

Aosta, adesso basta con i parcheggi blu.

E’ notizia di questi giorni la riorganizzazione dei parcheggi nell’area Cogne, che, a quanto pare, renderà a pagamento un’intera area esterna al centro cittadino. Infatti oltre al pluriplano, da quanto trapelato, saranno a pagamento anche il parcheggio della Pila S.p.A. e dell’ipermercato Cidac. 

Il Codacons si dichiara notevolmente perplesso in merito alla suddetta scelta, soprattutto tenendo conto del fatto che in quella zona non esiste certo
un’emergenza parcheggio. 

A gravare ancora di più su questa scelta è il fatto che l’unico modo per aggiungere il centro di Aosta è utilizzare il sottopasso della stazione che, come più volte evidenziato, manifesta rilevanti problemi. Chi ha la sfortuna di utilizzarlo quotidianamente sa bene che è inutilizzabile da disabili, da mamme con le carrozzine o biciclette, ed alla prima pioggia diventa una piscina.

Una situazione che, nella migliori delle ipotesi, permarrà fino alla ristrutturazione
della stazione prevista nel 2020. In aggiunta al danno già citato, per la cittadinanza c’è la beffa di avere ampie aree della zona ad esclusiva disposizione dei soli impiegati regionali, che saranno gli unici a godere del lusso di parcheggiare gratuitamente sia lungo la strada che costeggia la ferrovia, sia all’interno della vecchia area Cogne, dove giornalmente è possibile
notare un parcheggio pressoché vuoto. Infine è al vaglio della nostra associazione la presentazione di un esposto, volto a valutare il rispetto di quanto stabilito dalla circolare (protocollo numero 1712 del 30 marzo 2012 del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e da una recente sentenza della corte costituzionale che ha previsto la necessità di contemperare la presenza di zone a pagamento e zone bianche che devono essere adiacenti ai parcheggi a pagamento.
CODACONS VDA
AOSTA
www.codacons.vda.it

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Rifiuti differenziati e scelte dei Comuni
Che bella la raccolta differenziata dei rifiuti. Per anni è stato detto che differenziare permetteva al cittadino di risparmiare sulle tasse comunali.
Allora speriamo davvero che le amministrazioni riescano a individuare un sistema che permetta di premiare per davvero chi sceglie di essere responsabile. Altrimenti che senso ha?

24 settembre 2017

UNIONE EUROPEA E NUOVE REGOLE PER L'ECONOMIA CIRCOLARE

Osservazioni a ruota libera sul rifiuto residuo procapite.

230 kg di produzione annua procapite (solo popolazione residente) di rifiuto indifferenziato è un dato buono paragonato per esempio al dato medio dell'Emilia romagna di circa 270 kg procapite, ai circa 350 della Puglia, ai 140 del Veneto, ecc. Il dato è comunque un dato grezzo perchè prodotto sia dalle famiglie che dalle utenze non domestiche.
Su una produzione complessiva di 500 kg di rifiuti (tutti, indifferenziato + differenziato) quale è la media nazionale, circa il 60% è prodotto dalle famiglie e il 40% dalle attività (negozi, bar, ristoranti, ecc)quindi 300 Kg sono mediamente prodotti da ogni singolo abitante residente e il resto dalle attività.
Proporzione analogo (non uguale) la si ha anche su quegli 88 kg di rifiuto residuo, per cui le persone produrranno mediamente circa 50 kg e le attività il resto.La campagna dei 100 kg è stata lanciata ormai 5 anni.  Il limite dei 100 kg, sicuramente molto alto, e facilmente superabile. Ora molti comuni arrivano alla soglia dei 50 kg.  Ora, viste le nuove condizioni, quell’obiettivo va rivisto abbassando la soglia.  Quindi non il criterio perfetto, ma un criterio che fa fare un passo avanti rispetto a quello taroccato di raccolta differenziata.
Credo che questo criterio sia migliore anche rispetto a quello di rese di riciclaggio che sta per essere varato dalla UE con la nuova direttiva, proprio perché anche le rese di riciclaggio, sebbene più corrette rispetto alla rese di raccolta differenziata (per esempio escludono la plastica differenziata che va al cosiddetto recupero energetico) comunque possono essere taroccate con lo stesso meccanismo, travasando rifiuti speciali in urbani o facendo diventare rifiuto urbano l’erba dei campi, per fare più verde riciclato. Non è rendere quantitativamente massimo il riciclaggio che importa, ma ridurre al massimo la produzione di rifiuti e riciclare tutto quello che rimane, rendendo zero o quanto più vicino possibile a zero il rifiuto smaltito in discarica o inceneritore. Comunque il criterio meglio definito di riciclaggio permette di meglio calcolare per sottrazione quanto non è riciclato, e può dare una mano a stanare i furbetti che cercano di aggirare gli ostacoli, che siano comuni o gestori, come nel caso da te citato. Non illudiamoci che i furbetti scompaiano qualsiasi criterio e strategia adottiamo, ci saranno sempre e proprio per questo sono importanti gli osservatori regionali e locali, assieme a tutte le iniziative che continuamente proponiamo sui territori di riduzione, riuso e ricerca sul residuo. 
Due cose importanti:  Rivedere il criterio di minimizzazione dei rifiuti non riciclati, alla luce anche della nuova direttiva, ed eventualmente mettere a punto un nuovo criterio;  potenziare la rete dei comuni rifiuti zero attraverso un maggiore coordinamento e una serie di iniziative rivolte a loro.

AOSTA - PISTA CICLABILE LUNGO IL TORRENTE BUTHIER - LOC SAUMONT

Ai Sigg. Consiglieri Comunali 
per il tramite dei sigg. Capi gruppo 
Consiglio Comunale di Aosta


In allegato copia delle osservazioni presentate sull'accordo di programma Rava - Comune di Aosta e Cooperativa Forza e Luce pubblicato in data 24 luglio 2017.

Con l'occasione si chiede di conoscere i vostri intendimenti in merito alla prosecuzione della pista ciclabile lungo il torrente Buthier e alla sistemazione a verde delle zone ora abbandonate.

Si resta in attesa di un breve cenno di riscontro e/o vostri eventuali interventi o iniziative al riguardo.

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Oggetto: Osservazioni sull’accordo di programma tra Regione autonoma Valle d’Aosta, Comune di Aosta e Cooperativa Forza e Luce di Aosta riguardante la realizzazione della viabilità e arginatura del torrente Buthier in località Saumont - Aosta (importo lavori a carico del privato per circa Euro 500.000). Avviso pubblico del 27 luglio 2017.

OSSERVAZIONI E PROPOSTE
In relazione al progetto presentatosi formulano le seguenti osservazioni e proposte:

1. PISTA CICLABILE: 
La Cooperativa Forza e Luce di Aosta ha omesso di riportare nel progetto, per il tratto di competenza, la previsione di idonea pista ciclabile da ubicare nella zona lato marciapiede o nella zona lato nuovi parcheggi o nella zona lungo il canale ru Baudin.

2. ZONA VERDE CON NUOVE PIANTE E ARBUSTI PER RIPRISTINARE ZONA OMBREGGIATA: 
La Cooperativa Forza e Luce di Aosta pur avendo previsto il ripristino a zona erbosa non precisa se intende proseguire nella piantumazione di nuove piante in modo da ripristinare la zona ombreggiata esistente.

3. PARCHEGGI AD USO PRIVATO: 
La Cooperativa Forza e Luce ha previsto un numero di parcheggi privati interni che, ad una prima analisi, sembra spropositato.

Si ricorda che nel mese di agosto 2011 la Cooperativa Forza e Luce di Aosta aveva presentato il progetto per la riattivazione dell’impianto idroelettrico di Saumont richiedendo al comune di Aosta il riconoscimento di “interesse pubblico”. A suo tempo il Consiglio comunale, su proposta della Giunta, aveva riconosciuto meritevole tale interesse, anche in ragione della disponibilità della cooperativa a provvedere alla sistemazione del fabbricato esistente e della zona adiacente. Il fabbricato e l’intera area risultavano ubicati in zona Ee008 - area RI100 vincolata per pubblico interesse per spazi ricreativi, nella quale erano ammesse la sola trasformazione del suolo e delle costruzioni esistenti per destinazioni coerenti e funzionali alla previsione del parco Saumont.

Tenuto conto che la Cooperativa Forza e Luce di Aosta gestisce in modo impeccabile la zona verde di sua competenza (nonché zone limitrofe) si propone al Comune di Aosta di valutare una concessione decennale alla Cooperativa della zona adiacente all’attuale “area verde Saumont” - lato centrale idroelettrica -  lasciata in completo stato di abbandono da parte dell’Amministrazione comunale.


20 settembre 2017

PISTE CICLABILI AD AOSTA. PROGETTAZIONE IN ALTO MARE

Piste ciclabili ad Aosta … un progetto in alto mare. In ritardo di oltre un anno.

Di seguito una interpellanza che sarà discussa in consiglio comunale

Premesso che la Giunta comunale di Aosta, con deliberazione n. 211 in data 22/12/2015,ha approvato la “scheda progetto per interventi di mobilità sostenibile da realizzarsi nel Comune di Aosta nell’ambito del Programma interventi per la crescita e l’occupazione 2014/2020 (FESR) e del Piano della sicurezza stradale”;

Preso atto che la deliberazione della giunta regionale n.160 del 12 febbraio 2016 recante “APPROVAZIONE DELLA CONCESSIONE DI UN CONTRIBUTO AL COMUNE DI AOSTA PER LA REALIZZAZIONE DI PARTE DEL PROGETTO "AOSTA IN BICICLETTA" NELL'AMBITO DEL PROGRAMMA "INVESTIMENTI PER LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE 2014/20 (FESR)", E DEL RELATIVO SCHEMA DI CONVENZIONE. ACCERTAMENTO E PRENOTAZIONE DI SPESA”.

Preso atto inoltre che con la citata deliberazione regionale il Comune di Aosta  finanziato il progetto “ Aosta in bicicletta” per un importo di euro 4.850.061,21 di cui euro 3.000.000,00 proveniente da finanziamenti europei (FESR) ed euro 1.850.061,21 proveniente dai fondi relativi al Piano Nazionale di sicurezza stradale;



Vista lo schema di convenzione tra l’Amministrazione regionale e il Comune di Aosta approvato con detta deliberazione n.160/2016 e fatta propria dal comune di Aosta con deliberazione comunale n. 34 del 4.03.2016 recante “Area T1 –Urbanistica mobilità urbana Progetto Aosta in bicicletta Approvazione schema di convenzione da stipularsi con l’Amministrazione regionale nell’ambito del Programma investimenti per la crescita e l’occupazione 2014/2020 FESR” ;



Richiamata inoltre la deliberazione regionale n.798 del 17 giugno 2016 recante

“Approvazione delle bozze di convenzione con i comuni attuatori degli interventi da finanziare nell’ambito del piano nazionale di sicurezza stradale, ai sensi delle deliberazioni CIPE n.143 del 21.12.2007 e n.108 del 18.12.2008. Prenotazioni di spesa”.

Ricordato che la Convenzione tra RAVDA e Comune di Aosta è stata sottoscritta solo a fine maggio 2016;

Verificato che l’approvato cronoprogramma procedurale prevedeva le attività di 
progettazione preliminare e progettazione esecutiva nel periodo ricompreso tra il
febbraio 2016 e agosto 2016, quindi ben oltre un anno fa;

Richiamato l’art. 7 della convenzione recante “Per l’attuazione del Progetto, la Regione corrisponde al Comune il contributo massimo complessivo di euro 3.000.000,00 (tremilioni/ 00). Tale somma è erogata dalla Regione, tramite: una prima tranche di acconto pari a euro 180.500,00 (centottantamilacinquecento/00), a seguito della stipula della presente Convenzione e dietro formale dichiarazione di inizio attività da parte del Comune; le tranche successive verranno erogate sulla base del quadro economico del progetto e della spesa dichiarata ammissibile a seguito del controllo di 1° livello; il saldo a conclusione delle attività, fino alla concorrenza del contributo massimo complessivo di euro 3.000.000,00 (tremilioni/00), sulla base delle spese finali dichiarate ammissibili a seguito del controllo di 1° livello e previo esito positivo delle verifiche finali.

Preso atto inoltre delle dimissioni del dirigente competente per area di competenza;

Visto che a oggi le attività di cronoprogramma non sono state attuate e che il ritardo pare ormai incolmabile e il rischio di perdita delle risorse a favore del Comune di Aosta ormai certo;

per i motivi in premessa interroga il Sindaco e l’Assessore competente per sapere

- Quando inizieranno le attività di affidamento per la progettazione a valere sulle
risorse del progetto “Aosta in bicicletta”.
- Quali sono i tempi di aggiudicazione e se vi è la garanzia che tale tempistica risulta sufficiente a scongiurare il rischio disimpegno di risorse a favore della città di Aosta.

Luca LOTTO

AOSTA: UNA INTERPELLANZA PASSA IN RASSEGNA I MEGA SPRECHI

MEGA-SPRECHI MEGALITICI 

Atteso che: 
- organi di stampa (Aostasera.it e La Stampa) hanno riferito della presentazione in Giunta regionale di una proposta d'intesa tra Amministrazione regionale e comunale per la costruzione di un nuovo parcheggio pluripiano presso la c.d. area megalitica; 
- quest’ultima ha peggiorato durante il 2017 i già tutt’altro che esaltanti risultati conseguiti – si fa per dire – nel 2016 e si conferma, purtroppo, fonte di perdite strutturali per l’amministrazione pubblica; 
- in particolare, si registra per la stagione estiva un calo dei visitatori superiore al 50% rispetto all’anno precedente;
 - questo deludente dato, forse non per tutti sorprendente, è spesso attribuito alla “mancanza di promozione”;
 - nulla si sa però di quali iniziative al riguardo si immagini la realizzazione e, soprattutto, nulla garantisce il loro – visti i precedenti – successo eventuale; - a servire l’area megalitica, è già stato costruito un parcheggio di fronte all’exmaternità; 
- la sede stessa dell’ex-maternità potrebbe essere prossimamente abbandonata, vista la politica di concentrazione dei servizi sanitari presso la sede dell’Ospedale Parini, liberando così un numero non trascurabile di stalli ulteriori per autovetture e autobus; 
- la tipologia di costruzione dell’edificio ospitante l’area megalitica non ha ricevuto unanimi consensi, apparendo anzi a molti come un eco-mostro che sventra – la sua laida massa – una zona peraltro già carente di aree verdi; - la politica di “grandi opere” seguita dall’Amministrazione regionale, con la servile e sciocca collaborazione di quella comunale, non ha invero fornito finora risultati degni di nota, se non per la loro bruttura, il loro costo e spesso la loro inutilità: si ricordano, a mero titolo di esempio, il ponte sul Buthier (il cui arrugginimento procede incontrastato, forse nella silente speranza di provocarne un giorno il crollo), il parcheggio del Pont-Suaz (la cui stessa occupazione risulta problematica, visto l’alto e da tempo ben conosciuto alto numero di stalli già presenti in zona), quello dell’ospedale Parini (dai costi semplicemente stratosferici e comunque di difficile accesso, con conseguente aggravamento dei problemi di circolazione in un tratto di via Roma), la scuola ex-polmone (la cui costruzione, per ora almeno, è stata fortunatamente sospesa), piazza Caveri (la cui bruttura ha necessitato di fatto un secondo e costoso rifacimento), piazza Narbonne (ennesima triste spianata di granito, dagli impianti idraulici poi immediatamente malfunzionanti), la sede della nuova Università (i cui lavori, già pesantemente amputati, continuano ad accumulare ritardi e hanno comportato comunque l’inutile abbattimento di gran parte della Caserma Testafochi), piazza Deffeyes (ridotta a skate-park e fonte di ispirazione per tagger), ecc. 
- risultano invece degradate o mancanti strutture essenziali, quali, sempre a titolo di esempio, la riqualificazione di piazza Plouves e della sua area verde (che si presterebbe, lei sì, alla costruzione di un parcheggio interrato nettamente più capiente di quello attuale, se si vuole dare credito all’intenzione più volta espressa dall’esecutivo di procedere alla pedonalizzazione di aree sempre più estese di Aosta), l’area del e lo stesso stadio Puchoz, il mercato comunale, l’attraversamento della ferrovia (da decenni fiume carsico della “programmazione” urbanistica cittadina), il rifacimento e la pedonalizzazione di Via Losanna e Gramsci, ecc.
- la costruzione del parcheggio pluripiano ipotizzato aggraverebbe allora la cementificazione irresponsabile della zona, stante tra l’altro la sua ipotizzata localizzazione in una “ex-area agricola”, a poco valendo l’impegno ad adattarne a zona verde la superficie esterna o parte di essa; 
- in ogni caso, questa realizzazione apparirebbe del tutto inutile o comunque prematura, visti appunto i deludenti riscontri turistici dell’area, a fronte invece di urgentissime lacune nello stesso quartiere e altrove in città. 

Si impegnano - Il Sindaco e l’Assessore competente a rifiutare la proposta d’intesa citata e a chiederne invece una modifica in senso utile alla città di Aosta. 

Etienne Andrione Nicoletta Spelgatti Carola Carpinello Andrea Manfrin

PISTA CICLABILE IN LOCALITA SAUMONT LUNGO IL TORRENTE BUTHIER E LUNGO IL RU BAUDIN

Ricordate le deliberazioni di questo Consiglio, nelle passate consigliature, di accordo con la società Forza e Luce di Aosta in località Saumont 

Ricordate le intenzioni della Società di rendere la centrale un luogo museale e quelle del Comune di ampliare l'anello ciclabile 

Osservato che la Società ha, apparentemente, da tempo terminato i lavori 

Constatato che, almeno in parte, sono state fatte opere di transennatura e messa in sicurezza del versante est della gola, partendo dall'Area verde comunale e passando alle spalle della centrale 

interpellano l'Assessore competente per sapere - a che punto sono i lavori oggetto di accordo tra il Comune e la Società - quali sono gli intendimenti del Comune rispetto agli sviluppi prospettati negli scorsi anni di prolungamento dell'anello ciclabile 

Gruppo Alpe 

6 settembre 2017

L'AUTONOMIA E IL FUTURO DELLA VALLE D'AOSTA

Autonomia e futuro.
Faccio politica da un po’ di tempo, tuttavia mi sta venendo il dubbio di non aver ancora imparato “il mestiere” del politico e non so se sia un male.
Se la politica non è più in grado di offrire altro oltre allo spettacolo cui stiamo assistendo, fra tavoli allargati e tavolini ristretti, annunci di “réunification”, propositi di “réunion”, appelli all’”embrassons-nous” e improvvisa riscoperta dell’autonomia, il mio dubbio cresce ancora.
Quello che vorrei far capire a chi mi legge è che sono anch’io sconcertato per quanto parrebbe stia accadendo, anche se in questo momento non ho proprio idea se certe notizie appaiano sui giornali senza grosso costrutto, o se realmente si stia lavorando ad un ennesimo imminente cambio di alleanze politiche.
Mi permetto semplicemente di ricordare che neanche sei mesi fa, l’alleanza fra UV e UVP è saltata, ufficialmente perché non c’erano più le condizioni per governare assieme. L’UVP scelse di uscire dall’allora maggioranza votando con ALPE e MOUV una mozione di sfiducia costruttiva attraverso cui si diede poi vita ad una nuova maggioranza e ad un nuovo governo regionale.
Governo che, tra problemi contingenti ed emergenze, sta portando avanti il programma di legislatura e, senza proclami, cerca di venire incontro alle esigenze dei valdostani.
Ci sono tante cose ancora da fare da qui a fine legislatura, tanti tasselli ancora da sistemare per ricomporre il quadro della nostra piccola realtà che sia al contempo armonioso e ambizioso. Non avremmo dovuto, in passato, dormire sugli allori del nostro ricco bilancio; a maggior ragione non possiamo permetterci ora di non agire, di perdere tempo in discussioni pretestuose.
Anche ALPE ha accettato di sedersi a quel tavolo, ma lo ha fatto perché crede che può essere l’occasione, finalmente, per parlare di ciò che i movimenti autonomisti vogliono fare per la Valle d’Aosta, per difenderne l’autonomia e salvaguardarne la storia, ma soprattutto per proiettarla verso un futuro solido.
ALPE intende però mantenere l’impegno assunto con MOUV, PNV, S.A, UVP e il consigliere Padovani il 10 marzo 2017. Abbiamo il compito di traghettare la Valle d’Aosta dallo stallo in cui è stata lasciata andare spesso, ad una navigazione responsabilmente guidata, in grado di affrontare le difficoltà del momento, ma avendo ben chiara la mappa e il percorso che ci dovrà condurre ad un nuovo mondo.
Nel futuro della Valle d’Aosta ci sarà ancora, eccome!, l’autonomia, ma per difenderla e garantirla nel tempo dobbiamo essere capaci di farne buon uso: in primis governando bene e amministrando al meglio le nostre risorse, senza dimenticare però che facciamo parte di uno Stato e che apparteniamo ad una categoria, quella delle regioni a Statuto Speciale, che non gode di molte simpatie.
Ai signori che dichiarano di avere a cuore le sorti dell’autonomia, ai consiglieri regionali che si siedono ai vari tavoli dove si dovrebbe decidere per il bene della Valle, chiedo di riflettere bene prima di assecondare sommovimenti che, non solo non sarebbero capiti né graditi da gran parte dei valdostani, ma rischierebbero di mettere in ridicolo la nostra regione, senza peraltro portare a niente di concreto o di più incisivo, sul fronte politico, rispetto a quanto si sta facendo ora.
Convinto come sono che c’è bisogno più che mai di sobrietà, che le energie andrebbero spese per costruire una Valle d’Aosta proiettata oltre il 2020, chiedo a chi si occupa di politica un po’ di serietà. Mancano pochi mesi a fine legislatura, facciamo in modo di non dare ragione ai qualunquisti o ai disfattisti, cerchiamo di ridare dignità al “fare politica”, se ci riusciamo.
#Bienfaireetlaisserdire
Albert Chatrian

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Il presidente di Alpe Vallet: nessuna maggioranza con questa Union Valdotaine.

Alle condizioni attuali non è immaginabile una maggioranza che includa Alpe e questa Union Valdôtaine. Lo abbiamo sempre detto in maniera chiara. Oggi rappresentiamo due modelli opposti di Valle d'Aosta".

Lo ha dichiarato oggi in una nota Alexis Vallet, presidente di Alpe, in merito alle trattative in corso per un 'Rassemblement' delle forze autonomiste e all'eventualità di un cambio di maggioranza in Regione. Due giorni fa Vallet aveva dichiarato di non essere intenzionato ad abbandonare il tavolo di confronto sul documento comune, che dovrebbe essere sottoscritto in questi giorni da Uv, Uvp e Alpe, circa il rilancio di una politica regionalista e autonomista. 

Afferma oggi Vallet: "Noi pensiamo che il progetto nato a marzo (ovvero la coalizione di maggioranza Stella Alpina, Alpe, Uvp e Mouv ndr) rimanga la base da cui partire per costruire quel nuovo modello condiviso di Valle d'Aosta da proporre alle prossime elezioni"; e aggiunge: "Nessuno di noi si nasconde dietro a un dito. A marzo tutti sapevano perfettamente i rischi di un cambio di maggioranza a 18 e ci siamo assunti delle responsabilità. Ora va verificato e in fretta se la maggioranza c'è e a che condizioni. Se c'è, sarà necessario che ognuno rinnovi il suo impegno di responsabilità. Se non c'è, chi l'ha fatta mancare si assumerà la responsabilità politica di lasciare la Valle senza un governo". 

"Per quel che ci riguarda - conclude Vallet - daremo disponibilità a chiudere un bilancio che a questo punto non potrà più essere di maggioranza ma che sarà di responsabilità. Perché noi manteniamo i patti con i cittadini e non ci tiriamo indietro dagli impegni assunti per un calcolo elettorale".

Quanto all'ipotesi di abbandono del tavolo autonomista, il presidente di Alpe precisa: "Dovere di una forza politica è quello di proporre i modelli della società che verrà e non quello di distruggere senza prospettiva. Questa è la logica per noi degli 'Stati Generali Autonomisti' e la logica della nostra partecipazione ai tavoli di questi giorni".

Si tratta, per Vallet, di un "tentativo di superare il fossato che ancora oggi divide le forze nell’ottica del bene comune. Un tentativo dal risultato tutt’altro che scontato, perché implica la volontà di ciascuno di mettersi in discussione e di voler cambiare, ma è un tentativo che noi riteniamo vitale se vogliamo rilanciare questa Valle dopo anni di passi indietro sotto tutti i punti di vista".

Gli 'Stati Generali dell’Autonomia' potrebbero diventare per il vertice di Alpe "un momento rifondativo e ideale, aperto e moderno che porti allo scioglimento delle attuali forze politiche per creare qualcosa di nuovo. Una sfida epocale, ma una sfida per il futuro.Nei giorni scorsi abbiamo lavorato a un documento che lanciasse questa prospettiva. Un documento che verrà vagliato e valutato nelle prossime settimane dai rispettivi movimenti prima di un eventuale firma".

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ALPE propone una strada diversa 
25 settembre 2017

Eravamo e restiamo convinti della necessità di un momento rifondativo del quadro autonomista valdostano. Un momento che abbiamo sin da subito identificato con gli “Stati Generali dell’Autonomia”, con lo scopo di aprire un confronto per definire un modello politico e amministrativo condiviso fra tutte le forze autonomiste valdostane. E’ per questo che con interesse abbiamo accolto l’invito dell’UVP, perché quando si discute del futuro dell’autonomia della Valle noi vogliamo esserci, al pari di quando si discute di libertà, di partecipazione e di ecologia, il nostro acronimo che è anche il nostro pilastro. 

Il documento, sul quale anche noi abbiamo lavorato e ci siamo confrontati, alla fine però presenta una sintesi parziale per noi non sottoscrivibile poiché: 

1. ALPE è convinta che un futuro diverso e migliore non possa prescindere da una rilettura critica dei percorsi compiuti negli anni precedenti su cui riposano buona parte delle ragioni della crisi delle nostre istituzioni. 

2. ALPE sin dal primo momento aveva rilevato come la definizione “Unionista” fosse troppo restrittiva per un progetto che si vuole invece aperto e inclusivo. Per ALPE infatti una visione politica di prospettiva deve guardare avanti e non indietro, deve essere libera dai condizionamenti del passato e deve includere sensibilità ed energie, che si ritrovano nell’autonomismo e nel federalismo, ma non necessariamente nell’unionismo. 

3. Sono completamente assenti quegli elementi di discontinuità che riteniamo indispensabili per immaginare qualunque accordo elettorale a fianco dell’UV, il principale partito con cui tanto duramente ci siamo scontrati negli ultimi anni, in ragione della profonda diversità di visione della Valle d’Aosta. 

Quattro anni fa abbiamo chiesto fiducia agli elettori sulla base di un progetto autonomista e progressista. Oggi i nostri amministratori quotidianamente dimostrano nei fatti come sia possibile affrontare e risolvere i problemi eredità del passato e con questa stessa determinazione affronteremo i prossimi mesi densi di impegni e appuntamenti elettorali. 

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GESTIONE RIFIUTI: IL CPEL ESPRIME IL PROPRIO PARERE DOPO CIRCA TRE MESI



Osservazione emersa durante l’Assemblea del Consiglio Permanente degli Enti Locali del 22 agosto 2017 in merito alla proposta di deliberazione della Giunta regionale “Esame di deliberazione recante attuazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti approvato con l.r. 22/2015 – approvazione delle linee guida per la redazione dei piani di gestione dei rifiuti da adottare a livello di SubATO e per l’applicazione puntuale degli oneri di gestione dei rifiuti urbani indifferenziati”.


L’Assemblea del CPEL rimarca la volontà di permettere ai SubATO di utilizzare i sistemi di raccolta esistenti o di introdurre sistemi di raccolta diversi dal porta-a-porta, ove questi risultino tecnicamente ed economicamente sostenibili, in considerazione della situazione locale, e che perseguano il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata.

GESTIONE RIFIUTI: UNO DEI TANTI TASSELLI NON RISOLTI...