Aosta - Viale della Pace. Una zona "verde" destinata a scomparire? Nonostante la raccolta firme il Comune ha tagliato 18 alberi e ne ha piantati solo 6. Siamo favorevoli ad una corretta gestione dei rifiuti applicando l'opzione "rifiuti zero" e aderiamo al progetto "guadagnare salute ". Al referendum propositivo del 18/11/2012, abbiamo sostenuto il SI e scelto un percorso di gestione rifiuti senza incenerimento. #versorifiutizero
Letture e compiti delle vacanze. Le cose da fare a settembre 2014.
La prima cosa che l’Italia deve fare è rinegoziare la sua presenza in Europa. Concordo con le parole di Giulio Sapelli, docente di Storia economica presso l'Università degli Studi di Milano. Se rimaniamo ancelle della Germania, portiamo l’Italia alla miseria e al disastro e non c’è via di scampo, anche perché il ciclo della Germania sta terminando. Bisogna rinegoziare l’intero trattato, altrimenti la crescita non ci sarà. Rinegoziare il Fiscal compact e toglierlo dalla Costituzione.* *Filippo Astone, La riscossa, Magenes
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L'opinione pubblica, bene informata, è la corte suprema di ogni società. --- L'opinione di Mario Giordano, autore del libro "Non vale una lira". Se siamo in recessione è colpa dell'euro.
Qualcuno se la prende con i fondi Ue utilizzati male. Qualcuno intona il solito ritornello: colpa delle mancate riforme. Qualcuno si spinge a dire che è colpa degli italiani che non spendono, brutti e cattivi che non sono altro, non capiscono l'importanza di cambiare l'automobile o il guardaroba, adesso che farebbe pure comodo a Renzi e a Draghi. Un economista di Bruxelles tira fuori dal cassetto l'immancabile «elemento psicologico».
Italo Piccoli, sociologo dei consumi, intervistato dal Corriere della Sera, cerca addirittura di suscitare il nostro senso di colpa dicendo che all'origine della crisi c'è il fatto che «siamo legati agli oggetti e non buttiamo via niente»
Ma possibile che nessuno oggi si faccia la domanda più semplice che ci sia? E cioè: la crisi che ci sta affossando non sarà mica colpa dell'euro? Nessuno si fa questa domanda perché la risposta, per quanto preoccupante, sarebbe evidente: tutto il mondo cresce, tranne l'Eurozona.
L'Italia è in recessione, la Francia in stagnazione.
E il rallentamento della Germania è l'ultimo atto del fallimento del sistema: un segnale devastante, purtroppo annunciato da tempo da tutti gli economisti non asserviti alla troika.
E i soloni dell'euro danno lezioni di economia. Questi ultimi, impuniti, non la smettono di distribuire bacchettate a destra e a manca, arrivando a minacciare di toglierci quel po' di sovranità nazionale che ancora ci resta.
Il meccanismo in cui ci hanno cacciato con l'euro è micidiale: sta facendo chiudere le nostre imprese, la nostra economia è stecchita, le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, non c'è all'orizzonte nessuno sprazzo di ripresa o di salvezza, e intanto il debito pubblico continua a crescere a dismisura.
L'austerity non porta a nessun risultato, anche dal punto di vista dei bilanci dello Stato. In effetti solo i fessi potevano credere a quella favola crudele: se nessuno più produce e nessuno più consuma chi le paga le tasse?
I Draghi mangiafuoco di Bruxelles? La Fata Turchina travestita da Juncker? Biancaneve e i sette nani Ue guidati da Brontolo, Tassalo e Taglialo? Che Draghi e Renzi s'incontrino è bello, per carità. Speriamo che il caffè della casa di campagna del presidente Bce sia buono. Ma ci piacerebbe sapere che diavolo si sono detti davvero quei due l'altro ieri. Perché quell'incontro ci inquieta.
Da una parte infatti c'è uno che vuole commissariare l'Italia in nome di una ricetta fallita. E dall'altra c'è un premier italiano che fino a qualche tempo fa sembrava voler sovvertire l'ordine costituito dell'Unione e invece adesso è diventato mansueto come un agnellino, docile ai comandi di Herr Angela e Mr Mario, sempre obbediente.
L'altro giorno quando Draghi ha usato parole durissime contro l'Italia, lui si è affrettato a dire alla Fantozzi: «Sono d'accordo, ha fatto bene». E allora, se siamo d'accordo, continuiamo così, facciamoci del male, avanti tutti insieme allegramente sul treno che corre a folle velocità contro il muro del fallimento. Sul convoglio si discute un sacco. Si capisce, ci sono tante cose da aggiustare: i vagoni sono malandati, c'è la tappezzeria da cambiare, i sedili da ripulire, i finestrini da lavare, le riforme da fare... Per carità: tutte cose doverose. Ma lo vogliamo capire o no che non è per quello che stiamo andando a sbattere? Sono i binari che sono sbagliati. O saltiamo fuori da quelli e cambiamo direzione. Oppure appena avremo messo la tappezzeria nuova sul vagone, appena avuto il tempo di ammirarla, sentiremo il botto. E farà ancor più male del male che fa già oggi.
PUNTI DI VISTA .... La Sig.a Paola Muraro dell'associazione ATIA-ISWA Italia si lamenta con la Rai Tv per la messa in onda del documentario "TRASHED". Nel documentario rileva la presenza di alcune notizie false e fuorvianti, per esempio l’affermazione di Vyvian Howard secondo la quale la diossina presente nel mondo è generata fra il 50 e l’80% dall’incenerimento dei rifiuti. Questa è smentita da risultati di numerosi Enti di Ricerca internazionali, che dimostrano il contrario. Solo a titolo di esempio, rilevazioni e studi di ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente italiano) dimostrano che dall’anno 2000 nel nostro Paese le diossine prodotte dai termovalorizzatori sono inferiori allo 0,05% di quelle complessivamente emesse dalle diverse fonti (residenze, traffico, industrie, generazione elettrica…). Altri studi recenti compiuti in Italia, dimostrano che le diossine emesse dai moderni termovalorizzatori sono comprese tra l’1 ed il 2% dei limiti imposto dalla normativa europea (e non 1.300 volte superiori, come viene affermato nel servizio).
La città di San Francisco ha deliberato nel 2000 di voler raggiungere l’obiettivo Rifiuti Zero nel 2020, ma ad oggi, pur avendo posto in atto un eccellente sistema di recupero di materie attraverso una efficace raccolta differenziata, smaltisce in discarica ogni anno poco meno di 500 kg di rifiuto per ogni suo abitante: più del doppio di quanto viene smaltito in Italia. Ciò dimostra che un sistema virtuoso come quello di San Francisco non può rinunciare agli impianti di smaltimento, a supporto di quelli di recupero.
Supportare le affermazioni sulla nocività dell’incenerimento con le immagini dei bambini vietnamiti, nati in zone bombardate col Napalm, erbicidi e defoglianti (il famigerato Agent Orange) contenenti diossine, è sicuramente d’effetto, ma non può che essere considerato distorsivo della realtà perché privo di ogni correlazione con il tema del servizio.
Certamente altre parti del documentario sono condivisibili e generano allarme in tutti noi, come quella riguardante l’inquinamento dei mari causato dalle plastiche per gli impatti che la loro diffusione genera nell’ecosistema. In Italia è sempre più difficile realizzare le opere infrastrutturali necessarie ad assicurare la gestione di servizi essenziali, come quello dei rifiuti. Questo stato di cose ha portato molta parte del Paese a non essere più autosufficiente nella gestione dei rifiuti, con conseguenti gravi pericoli di ordine sanitario che incombono sulle popolazioni.
In mancanza del coraggio, da parte degli amministratori pubblici, di gestire il dissenso dei comitati che teorizzano che la soluzione debba essere ricercata nel superamento dell’attuale modello attraverso il progetto Rifiuti Zero (progetto questo che non è stato realizzato in nessuna parte del Mondo), la soluzione principale è oggi quella di esportarli in Paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia ed altri del Nord Europa, con pesanti ripercussioni economiche a carico dei cittadini e dello Stato. Questo stato di cose non è presente con la stessa cruenza in altri Paesi, in particolare quelli nord-europei, perché la fiducia nelle Istituzioni e negli Organi di controllo è, per i loro cittadini, una certezza che non può e non deve essere messa in discussione. ATIA-ISWA Italia
---- La replica di Rossano Ercolini
L'intervento della presidente di ISWA Italia, Paola Muraro
di fronte ad un fatto di “normale informazione” proposto da RAI 3 che ha
ritenuto di programmare la visione del film-documentario TRASHED
(premiato tra l’altro da CINEAMBIENTE TORINO 2013) ripropone il
“riflesso condizionato” soprattutto di questa associazione che è quello
di difendere le “ragioni sindacali” dei “fabbricanti e gestori di
inceneritori”.
Anzichè mettere in luce tutte le gravi “criticità” dei
processi di smaltimento (compresi quelli con recupero di energia che
comunque ricadono per la normativa europea dentro questa tipologia) per
enfatizzare l’attuazione delle buone pratiche di raccolta differenziata
porta a porta finalizzata a riciclo/compostaggio, di riparazione/riuso e
soprattutto di graduale “exit strategy” dal modello usa e getta si
“indigna” perchè il film (visto da centinaia di migliaia di italiani e
“sponsorizzato” da Zero Waste Italy per il coraggio culturale e
l’indipendenza di giudizio) si atteggia a “difensore d’ufficio” della
lobby dell’incenerimento.
Intanto: la RAI 3 ha fatto bene (grazie
dirigenza) a “passare” questo “documento” in quanto, comunque
“registrazione” di una diffusa preoccupazione da parte della opinione
pubblica circa TUTTE LE GESTIONI DEI RIFIUTI INCENTRATE SUGLI
SMALTIMENTI (in discarica o/e negli inceneritori). Saranno poi gli
spettatori a formulare le loro “conclusioni”. Per anni abbiamo assistito
impotenti alla deformazione informativa tutta sbilanciata a favore
della “trufffa” della “termovalorizzazione” (che non esiste nei dettati
normativi europei e nazionali ma che è stata inventata dalle “pubblic
relations” delle lobbyes dell’incenerimento (ricordate Piero Angela con
Quark schiacciato a favore degli inceneritori e peggio ancora Veronesi a
“Che tempo che fa” ?).
Ora che gli inceneritori di TUTTA EUROPA sono in
crisi per effetto della diffusione delle buone pratiche (anche in
Italia e in… Danimarca!) non stupisce che la “loro” rappresentanza li
difenda per “partito preso”. E dire che ISWA international ed Italia
cerca di “accreditarsi” come sostenitrice di “zero waste…in discarica”
con lo scopo malcelato di favorire l’altra forma di smaltimento :
l’incenerimento.
E il tutto senza dire che comunque gli inceneritori
necessitano comunque di ben 2 tipi di discariche: una per le ceneri del
forno ed una per le tossiche ceneri del camino. Non a caso TRASHED fa
vedere tra l’altro la lotta oltre che contro le discariche per rifiuti
“tal quali” (in Libano ed in Indonesia) anche di un gruppo di cittadini
inglesi contro una micidiale discarica per ceneri. Nel merito la presidente di ISWA Italia che si scaglia contro la
strategia rifiuti zero (eppure abbiamo detto che la sua associazione
“scimmiotta” la freseologia degli “zero waste (forse per esigenze di
marketing?) ed anzi a più riprese noi “vituperati” siamo stati oggetto di
ripetuti inviti ai suoi “ambigui” convegni” per un’ancronistica
“sviolinata” a favore dei “malmessi” inceneritori (anche la Danimarca ha
definito una graduale “exit strategy dall’incenerimento”!) approccia in
modo approssimativo alcuni argomenti. 1-gli inceneritori non sarebbero più un pericolo sanitario rilevante; 2-la strategia rifiuti zero non sarebbe credibile nè a livello internazionale che nazionale/europeo
Sul primo argomento addirittura vorrebbe “crocifiggere” l’ex
presidente mondiale di ISDE Vivyen Howard uno stimatissimo scienziato
che correttamente afferma che gli inceneritori sarebbero i principali
responsabili fino ad oggi delle micidiali diossine. Si controdeduce che
dal 2001 le diossine non sono più causate per l’80% dalle combustioni di
rifiuti (impianti per RSU, per rifiuti ospedaliere e per “biomasse
trattate”) ma anche e soprattutto da altre fonti. Howard non entra nel
dettaglio della evoluzione degli “inventari” ma fa una affermazione che
riguarda almeno fino al 1994 che MOSTRA in tutti i paesi
industrializzati che l’incenerimento dei rifiuti valeva complessivamente
molto vicino a questa percentuale. E’ vero che con l’evolversi
normativa adesso l’incenerimento (vedi dati USA e della Germania) è
divenuta la SECONDA FONTE DI DIOSSINA (dopo la lavorazione dei metalli:
ricordiamoci dell’ILLVA DI TARANTO!) ma è da considerarsi sempre una
notevole preoccupazione sanitaria. E questo senza sottovalutare il
crimine della combustione all’aperto dei rifiuti (la triste “Terra dei
Fuochi”) e/o delle discariche per rifiuti “tal quali” (come quello
operato fino a pochi mesi fa dal gestore della discarica di
Malagrotta…ma potremmo anche aggiungere di Peccioli in Toscana e di
molti altri casi in Italia nel silenzio di ISWA!)
La presidente, invece,
CI DICA DOVE VANNO LE CENERI TOSSICHE derivanti dalla combustione dei
rifiuti operata dagli inceneritori italiani che nessuno sa dove
finiscano (che rappresentano circa il 30% dei rifiuti bruciati) che in
Germania finiscono nelle miniere di salgemma e in Danimarca invece …in
Norvegia con buona pace della ipocrisia “rifiuti zero in discarica”; Su San Francisco e sulla pretesa “velleità” di Rifiuti Zero: intanto
semmai è la (ex) inceneritorista Danimarca che produce la più alta quota
procapite di rifiuti in Europa (con oltre 700 kg) seguita a ruota dalla
non proprio cosi’ “virtuosa” Olanda che vi è vicino.San Francisco al
2012 toglieva ben 82% dallo smaltimento (includendo i rifiuti da
demolizione edilizia palesando un sistema diverso di contabilizzazione
dei flussi rispetto a quello europeo che separa i rifiuti solidi urbani
da quelli “speciali”).
Se in Italia si dovesse includere il flusso della
“demolizione” avremmo quote che arrivano a 1000 kg procapite!
Personalmente sono stato a San Francisco ed oltre ad aver visto
all’opera la raccolta porta a porta dei “magnifici tre” e cioè con tre
contenitori (uno per l’organico, uno per il “secco” compresa la carta
oltre a vetro, plastica e metalli, uno per il “residuo” non riciclabile)
negli alberghi, nei ristoranti (ottimo è il training verso cuochi e
camerieri perchè separino lo scarto organico) e nelle residenze ho avuto
modo di visitare l’impianto RECOLOGY che impiega oltre 200 addetti nel
separare i materiali secchi con una capacità “performativa” notevole
abbinando selezione manuale (ben protetta per i lavoratori) con i set di
“lettori ottici”. Ma forse la signora presidente dovrebbe guardare ai
casi italiani: che dire del Veneto che fa praticamente a meno degli
inceneritori con risultati eccellenti nelle raccolte differenziate e
nella riduzione dei rifiuti? Che dire di realtà come per esempio nella
piana di Lucca e dell’empolese Val D’Elsa (rispettivamente 80.000 e
220000 abitanti) dove senza gli inceneritori si gestisce praticamente il
90% del rifiuto in sicurezza dando molti posti di lavoro e a costi
molto più bassi di dove si trovano comuni con gli inceneritori (a Parma
una tonnellata da bruciare costa oltre 150 euro! Ed ora che la città ha
raggiunto il 70% con il porta a porta l’inceneritore brucia solo per
una potenzialità di circa il 40%).
Capannori, poi, attuale meta di
delegazioni da tutta Italia ed Europa che destino avrebbe avuto se la
comunità non opponendosi avesse fatto realizzare gli inceneritori della
Regione Toscana (ricordarsi di quando nel 2008 la magistratura ha poi
fatto chiudere l’inceneritore di Pietrasanta perchè falsificava i dati?
Altro che affidarsi agli inceneritori e al “sistema integrato”?
E’ stato
il non ancora sostituito commissario all’ambiente dell’UE a dire che
RIFIUTI ZERO E’ POSSIBILE ED AUSPICABILE… proprio nel momento in cui il
complesso “governo europeo” sta affermando PER MOTIVI ECONOMICI che nel
“cassonetto c’è una miniera urbana” (il famoso “urban mining” da
applicare al tempo della “scarsità conclamata delle risorse”). Evidentemente prima l’incenerimento era IMPOPOLARE solo per le comunità
per motivi soprattutto sanitari ed ambientali. Oggi diventa impopolare
anche per motivi economici visto che si “brucia” risorse dall’elevato
valore economico, occupazionale e di mercato.
Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, vincitore del Goldman Environmental Prize 2013
Consiglio regionale Vda - Comunicato n° 386 del 30 luglio 2014
Approvati i nuovi indirizzi per l'adeguamento del Piano regionale
di gestione dei rifiuti
Riunione del Consiglio del 30 luglio 2014
Nella seduta del 30 luglio 2014, il Consiglio ha approvato
all'unanimità gli indirizzi per la formulazione di una nuova
proposta di adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti
adottato nel 2003 e richiamato dalla legge regionale n. 31 del
2007.
L'Assemblea ha altresì demandato alla Giunta regionale e alle
strutture regionali competenti in materia la predisposizione dei
provvedimenti amministrativi attuativi.
L'atto recepisce gli orientamenti espressi unanimemente il 16
luglio scorso dalla terza Commissione consiliare "Assetto del
territorio", integrata dal contributo delle forze politiche non
rappresentate al suo interno, e in coerenza con la delibera della
Giunta del 7 marzo 2014, con particolare riguardo all'introduzione
della raccolta separata della frazione organica secondo il
principio di far percorrere meno strada possibile ai rifiuti,
all'avvio di sistemi di riconoscimento dell'utenza per favorire
forme di tariffazione puntuali e proporzionali al conferimento del
"secco indifferenziato", alla necessità di valutazioni economiche,
di sostenibilità ambientale e di salvaguardia della salute per gli
impianti da realizzare, alla riduzione dei quantitativi di rifiuto
prodotti attraverso le buone pratiche di riuso, di riparazione e,
più in generale, di prevenzione nella produzione, con il concorso
della popolazione ed il supporto degli enti del terzo settore.
Il provvedimento è stato illustrato dall'Assessore al territorio
e ambiente, Luca Bianchi: «In primo luogo
vorrei richiamare gli obiettivi del programma di Governo di questa
Legislatura consistenti nel definire la gestione dei rifiuti in
Valle nel rispetto delle normative in vigore e della volontà
espressa dai valdostani con il referendum del 2012. Volontà
ribadita anche successivamente, nel momento in cui è intervenuto il
giudizio della Corte costituzionale che ha fatto venir meno
l'obbligo di legge sul divieto di trattamento a caldo dei rifiuti.
Sicuramente l'atto che ha segnato la svolta sulla questione rifiuti
è stata la deliberazione della Giunta regionale n. 266 del marzo
scorso che ha inteso fornire linee di orientamento generali per una
nuova proposta di sistema di trattamento dei rifiuti in Valle
d'Aosta. Avevo espresso allora l'auspicio che tali linee potessero
costituire il punto di partenza di un percorso cui aggiungere
progressivamente valutazioni di natura politica e tecnica, nel modo
più ampio e condiviso possibile. Oggi posso dire che questo
percorso è stato compiuto, grazie al lavoro congiunto con la terza
Commissione, allargata anche alle forze politiche che non ne fanno
parte. Le scelte su un tema come quello dei rifiuti, che tocca la
sensibilità di tutti e che è stato centrale nel dibattito politico
di questi anni, devono avvenire in quest'aula quando sono
ampiamente condivise all'unanimità, costituiscono sicuramente una
base solida da cui ripartire per continuare il lavoro finalizzato
all'adeguamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti.
L'Assessorato sta lavorando per predisporre gli atti attuativi dei
nuovi indirizzi: in primo luogo la predisposizione della
deliberazione di conferma della revoca della gara che prevedeva la
realizzazione dell'impianto di trattamento a caldo. Si procederà
poi mediante avviso pubblico all'affidamento dell'incarico per la
formulazione di una nuova proposta di adeguamento del Piano
regionale di gestione dei rifiuti, con i documenti previsti per la
valutazione ambientale strategica. Parallelamente occorrerà
valutare sin da subito come realizzare gli impianti che ci
consentiranno di rispettare, nei termini previsti, gli obblighi
imposti dall'Unione europea e dallo Stato.»
L'Assessore Bianchi ha quindi concluso: «Abbiamo delineato
uno scenario che credo possa rispondere alle esigenze della nostra
regione. Sappiamo che l'ambiente alpino in cui viviamo, la sua
specificità, richiedono una elevata qualità ambientale che vogliamo
mantenere nel tempo, così come vogliamo continuare a garantire
efficienza e economicità del servizio di raccolta dei rifiuti con
particolare attenzione all'aspetto tariffario che tocca le tasche
dei cittadini. Mi piacerebbe un giorno poter affermare che abbiamo
contribuito tutti alla realizzazione di un sistema integrato di
gestione dei rifiuti all'avanguardia e efficiente e, anche
attraverso un'importante riqualificazione ambientale del Centro di
Brissogne, particolarmente sentita dagli abitanti dei Comuni
limitrofi, che abbiamo restituito ai nostri figli una regione
migliore.»
Il Consigliere segretario Fabrizio Roscio
(Alpe) ha osservato: «Fino a poco tempo fa sarebbe stato
impensabile sentire pronunciare dall'Assessore le parole che ha
appena detto: questa per noi è una grande soddisfazione,
soprattutto per il lavoro impegnativo che abbiamo svolto in tempi
serrati in Commissione. Questo documento rappresenta la giusta
mediazione con quanto chiesto dal referendum, senza essere un libro
delle favole. L'introduzione della raccolta separata della porzione
organica è una novità importantissima. E' poi rilevante il
riconoscimento che gli unici impianti per il trattamento dei
rifiuti saranno a freddo. La revoca delle due delibere è un atto
dovuto perché andavano contro la volontà espressa dai cittadini e i
successivi impegni della politica, prevedendo il trattamento a
caldo. Oggi però approviamo solo indirizzi, occorrerà predisporre
il nuovo piano, realizzare impianti dedicati e rivedere
l'organizzazione della raccolta. Il gruppo Alpe continuerà a
seguire passo dopo passo le evoluzioni. Auspichiamo l'applicazione
di criteri tariffari omogenei su tutto il territorio, il pagamento
da parte dei cittadini in base al rifiuto conferito. Queste scelte
sono realizzabili e possono risultare coerenti agli indirizzi.
Dobbiamo recuperare il tempo sin qui perduto, nell'interesse dei
valdostani.»
Il Consigliere dell'UVP Alessandro Nogara ha
evidenziato che «il documento dà delle linee generali che se
seguite ci porteranno ad una gestione dei rifiuti oculata, con
scelte impiantistiche a tutela non solo dell'ambiente ma anche
della salute delle persone. Importante sarà la graduale
riorganizzazione dei subAto per la raccolta e il trasporto dei
rifiuti urbani e mi auguro che nell'aggiudicazione degli appalti in
scadenza, ci si avvicini sin d'ora alle linee specificate in questo
documento. Questo è un lavoro importante per la Valle d'Aosta che
ci porterà verso uno scenario completamente
rivoluzionato.»
Il Consigliere Claudio Restano (UV) ha
ripercorso l'evoluzione della vicenda, partendo dal referendum
«che ha profondamente cambiato la prospettiva. Non nego che il
lavoro che abbiamo dovuto svolgere è stato complesso: basti già
solo alle differenze territoriali della nostra regione, di cui
peraltro queste linee di indirizzo tengono conto. Gli obiettivi
perseguiti sono stati la tutela dell'ambiente e della salute del
cittadino, nonché la salvaguardia degli investimenti fatti in
precedenza. Con la raccolta dell'organico potremo differenziare
molto più rifiuto rispetto ad oggi. Una criticità è rappresentata
dal passaggio da tassa a tariffa, perché non è automatico; non si
avranno risparmi sin da subito, il percorso sarà difficile. Sarà
necessario uniformare ulteriormente i nostri metodi di lavoro e le
tariffe, in modo da avere una Valle d'Aosta che procede ad un'unica
velocità. L'auspicio è che in tempi brevi si riesca a raggiungere
un buon risultato.»
Il Capogruppo del PD-SVdA, Raimondo Donzel, ha
espresso soddisfazione per l'esito positivo di questo atto: «La
tenacia dei cittadini ha fatto sì che l'obiettivo fosse colto dalla
politica, che nel confronto, anche duro, deve avere la capacità di
fare sintesi per ottenere i risultati che la comunità attende:
servizi efficienti e di qualità che portino alla riduzione delle
tasse. Un obiettivo che in tempi di crisi deve essere guardato con
attenzione.» Nel merito, il Consigliere si è soffermato
sull'importanza «di aver inserito la prospettiva della
strategia "Rifiuti Zero" - con un salto di qualità all'interno di
questo Consiglio, a seguito anche dell'esito del referendum del
2012 - con il fine di azzerare progressivamente lo smaltimento in
discarica e risolvere il problema della discarica di Brissogne.
Particolarmente significativo è l'avvio progressivo della raccolta
dell'organico, che permetterà di costruire un percorso volto alla
responsabilizzazione del cittadino attraverso l'introduzione della
tariffazione puntuale mediante i sistemi di riconoscimento
dell'utenza e, infine, la scelta di impianti di dimissioni
contenute e poco impattanti.»
Il Presidente della terza Commissione, Stefano
Borrello (SA) ha sostenuto che «oggi chiudiamo
il discorso ante referendum e ne riapriamo un altro con nuovi
indirizzi sulla gestione dei rifiuti. La soddisfazione è doppia:
personale, perché su questo tema che ha tanto diviso, la
Commissione che ho l'onore di presiedere ha trovato una
convergenza; istituzionale, perché il lavoro della Commissione,
allargata alle forze politiche che non ne fanno parte, ha prodotto
un documento che è parte integrante della delibera di Giunta e che
avvalora quindi il lavoro di noi tutti. Il percorso che ci ha
portati a produrre queste linee di orientamento è stato lungo ma
formativo, con tanti passaggi e discussioni, audizioni di
professionalità autorevoli, ma anche con scontri su alcuni temi.
L'impegno che oggi assumo è quello di non terminare qui il lavoro
della terza Commissione: proseguiremo gli approfondimenti con
visite a impianti con il fine di trovare le soluzioni più
adeguate.»
Il Consigliere del M5S Roberto Cognetta ha
dichiarato che il proprio gruppo «non è completamente
soddisfatto, perché si poteva fare di più. Voteremo comunque
favorevolmente e resteremo guardinghi. Avremmo infatti voluto
diversi impianti sul territorio per raccolta dell'umido e
l'adeguamento immediato dei SubAto. Non dimentichiamo poi che ad
Aosta si è fatto un passo indietro per quanto attiene al porta a
porta. In ogni caso, si comincia con una prospettiva di coerenza
con la strategia rifiuti zero.»
Nella discussione sono inoltre intervenuti i Consiglieri di Alpe
Alberto Bertin («è essenziale continuare a
coinvolgere i cittadini su queste tematiche»), Chantal
Certan («questa è una vittoria di tutta la
comunità valdostana; siamo di fronte ad un cambiamento epocale a
livello sociale, questi argomenti sono diventati di dominio
pubblico») e Patrizia Morelli («si tratta
di un passo importante compiuto con il giusto spirito di
condivisione»), nonché il Consigliere dell'UV David
Follien («oggi inizia una nuova stagione con
un percorso comune e obiettivi condivisi per poter dare gambe a
questi indirizzi»). Nella replica, il Presidente della Regione, Augusto
Rollandin, ha puntualizzato: «Nel programma di
Legislatura era già evidenziato che avremmo rispettato l'esito
referendario, si trattava di una sfida da trattare in maniera
condivisa. La maggioranza ha quindi svoltato radicalmente rispetto
alla legge precedente. Diverse problematiche, per questo, sono
ancora aperte. Oggi siamo ad un punto di svolta, non di arrivo; la
nostra attenzione è posta soprattutto sugli atti che seguiranno nel
rispetto dell'ambiente ma anche riguardo alla sfida di far pagare
poco l'utenza.»
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Occorre arrivare ad una calendarizzazione della legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero.
La delegazione di Zero Waste, composta da Rossano Ercolini, Enzo Favoino, Danilo Boni, Paolo Contò, Franco Matrone e Massimo Piras, ha incontrato i parlamentari interessati ad appoggiare l'iniziativa popolare.
La strategia Rifiuti-Zero appare sempre più capace di connettere ecologia e pezzi di nuova economia, dai quali ricavare impresa e posti di lavoro.
Vedremo nei prossimi mesi se verrà calendarizzata entro settembre 2014 l’inizio di discussione della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero.
Ci sono voluti due anni dal referendum per arrivare ad approvare in Consiglio regionale un atto di indirizzo basato su una corretta gestione dei rifiuti, tendente a #rifiutizero. Non sappiamo ancora se la giornata di mercoledì 16 luglio 2014, in cui si è riunita la Terza Commissione consiliare “Assetto del territorio” per approvare questo nuovo documento, sarà ricordata come una data storica. Tale documento, che tiene conto degli emendamenti e delle osservazioni avanzate negli ultimi due anni da tantissimi cittadini e associazioni, è stato votato all'unanimità.
Nella nostra regione, alla luce della strategia #rifiutizero, occorre riorganizzare tutto: dai flussi, alla raccolta dell’organico, all'introduzione della tariffa puntuale sul principio “chi più inquina paga”. Bisogna puntare alla raccolta differenziata per il recupero di materia, riorganizzare immediatamente i sottoambiti (sub-ATO), ridurre al minimo del rifiuto trattato e stabilizzato da conferire in discarica.
Se l’Amministrazione Regionale si atterrà a quanto scritto nel documento la nostra sarà la prima regione a #rifiutizero. Ma quando arriveranno le prime decisioni operative?
L'obiettivo è arrivare entro il 2015 ad una Rd al 70% per fare in modo di non far affluire in discarica circa 20 mila tonnellate di rifiuto residuo in meno. Anche se la fase di avvio del porta a porta spinto porterà con sé difficoltà e messe a regime. Problemi che, in definitiva, sono riassumibili in casi di abbandono rifiuti sui marciapiedi, nelle piazze, accanto alle campane del vetro o ai cestini stradali, alla protesta da parte di alcuni cittadini per la presunta complessità del sistema.
In ogni caso solo con un sistema porta a porta, si potrà arrivare ad un tasso di differenziata di oltre il 70%. Occorre, quindi, ribadire la bontà del sistema porta a porta spinto, con la necessaria adozione della tariffazione puntuale che permette di premiare i cittadini che collaborano attivamente al sistema.
Ecco alcune indicazioni emerse a Parma, da prendere in considerazione nella nostra regione.
Orari Crediamo vada valutato lo spostamento della raccolta nelle ore serali-notturne, per ovviare all'occupazione diurna dei marciapiedi con i materiali da riciclare, in particolare i sacchi del multimateriale, visivamente ed effettivamente i più ingombranti.
Sanzioni Dopo la fase di informazione va incrementato il controllo e l'applicazione di sanzioni a carico dei furbetti, che rovinano l'impegno della stragrande maggioranza dei cittadini.
Informazione Va raffinata ulteriormente la disponibilità di informazioni sul nuovo sistema di raccolta, ad esempio mettendo a disposizione una pagina web con la suddivisione della città nelle zona di competenza e l'evidenza dei giorni di raccolta. Valutare l'applicazione di adesivi sulle campane del vetro per indicare il divieto di abbandono e le sanzioni previste. Valutare un numero verde dedicato alle segnalazioni, finalizzato al pronto intervento.
Centri di raccolta Va sviluppato il progetto legato all'adesione ai Comuni a Rifiuti Zero di trasformare questi punti in centri di riuso e recupero e non solo in luoghi di deposito senza recupero, in modo da ridurre drasticamente i materiali a smaltimento a favore della riparazione e della ricollocazione degli oggetti sul mercato, favorendo un'economia legata al concetto del riutilizzo dei materiali scartati.
Parchi e spazi verdi Va introdotta anche nei parchi la raccolta differenziata con appositi contenitori dedicati ai diversi materiali mentre vanno modificati i cestini stradali introducendo contenitori con bocche differenziate (indifferenziato, plastica, carta).
Grande distribuzione Va incrementato il dialogo con la grande distribuzione per raggiungere migliori risultati in termini di raccolta differenziata interna, disponibilità in tutti i punti vendita di prodotti sfusi e anche locali (km zero), disponibilità di contenitori per disfarsi dell'imballaggio riciclabile direttamente all'uscita dal punto vendita.
Basta sprechi di cibo Va incrementato e messo a regime un sistema di recupero e ridistribuzione dei cibi scartati per scadenza ravvicinata o limite di legge per la vendita, sul modello del last minute market, a disposizione di associazioni, mense, centri di accoglienza, comunità.
Mercati, fiere, manifestazioni Va introdotta la raccolta differenziata spinta obbligatoria in tutti i mercati, fiere, manifestazioni all'aperto con la messa a disposizione di appositi contenitori.
Qualità della raccolta Va superato il concetto di tasso di raccolta differenziata per giungere all'indice di riciclo, che monitora l'effettivo quantitativo di materiale reinmesso nel ciclo produttivo.
Case dell'acqua Va creata una rete di punti di approvvigionamento di acqua del sindaco, uno per quartiere, anche prendendo in considerazione di applicare un minimo costo per il cittadino, in concorrenza con l'acqua minerale acquistata al supermercato, per contribuire alle spese di manutenzione.
Differenziata in ospedale Va migliorata la raccolta differenziata negli ospedali e nelle case di cura per evitare inutile spreco di materiali e incremento dei costi di smaltimento dei Rot, quando invece non sono tali.
No ai cassonetti interrati Siamo contrari all'introduzione di cassonetti interrati e/o a tessera. I tentativi in questo senso adottati in altre città hanno dato esiti negativi e controproducenti.
Aggiornamento ai lavori della Terza Commissione “Assetto del territorio” del
17 aprile 2014.
I gruppi consiliari UVP, Alpe, PD-SinistraVdA e M5S
hanno presentato un documento di indirizzo per la gestione dei rifiuti
in Valle d’Aosta.
L’iniziativa, che rappresenta il frutto della discussione affrontata
in Commissione nell’ambito dell’analisi del sistema di trattamento dei
rifiuti nella nostra regione, è una proposta che integra la delibera
della Giunta regionale del 7 marzo 2014 con l’obiettivo di arrivare ad
un documento congiunto quale contributo di tutta la Commissione.
I gruppi consiliari di opposizione ritengono prioritario
l’aggiornamento del piano regionale dei rifiuti, ponendo a fondamento
delle scelte la gerarchia dei rifiuti, sia per quanto riguarda le
modalità di raccolta sul territorio sia per quanto concerne
l’individuazione degli impianti necessari al trattamento delle varie
frazioni.
In merito alla raccolta, si ritiene indispensabile l’introduzione
della raccolta separata della frazione organica, mentre per il
potenziamento delle raccolte indifferenziate occorrerà avviare sistemi
di riconoscimento dell’utenza per arrivare a forme di tariffazione
puntuali e proporzionali al rifiuto non riciclabile prodotto. Riguardo alla scelta delle tecnologie impiantistiche, saranno
opportune ulteriori valutazioni economiche e di sostenibilità
ambientale. Qualora la scelta impiantistica di trattamento della
frazione umida ricadesse su impianti basati sulla digestione anaerobica,
sarà necessario, a valle, la stabilizzazione aerobica del digestato, al
fine di produrre compost di qualità destinato all’agricoltura o per
bonifiche ambientali a seconda delle linee impiantistiche. Per gli impianti di selezione e raffinazione della frazione secca, la
scelta dovrà ricadere esclusivamente sui trattamenti a freddo ed essere
finalizzata a massimizzare il recupero di materia. L’obiettivo di tali azioni è quello di tendere ad azzerare
progressivamente il conferimento in discarica, nel rispetto della
normativa degli indirizzi nazionali ed europei e coerentemente con la
strategia Rifiuti Zero.
Non un'Europa delle banche e
della burocrazia ma del lavoro, dello sviluppo sostenibile, delle
persone, dei cittadini e della tutela dei loro diritti, della
solidarietà e dell’inclusione del diverso, indipendentemente dal colore
della pelle, dalla religione e dagli orientamenti sessuali.
A noi piace
immaginare un’Europa solidale e non assistenziale, attenta al proprio
territorio, valorizzato da una corretta gestione dei rifiuti e dalla
crescita delle energie rinnovabili.
Luca Barbieri Candidato alle Elezioni europee
nella lista PD, circoscrizione nordovest, per la Coalizione Autonomista
Progressista UVP, Alpe, PD
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