24 agosto 2009

IL METODO VEDELAGO IN SINTESI - LE DECISIONI PRESE IN DATA 25 GIUGNO 2009 IN MATERIA DI RIFIUTI

SI AL RICICLO, NO ALLA DISCARICA. IL “METODO VEDELAGO” NON NECESSITA DI SPERIMENTAZIONI E NEPPURE DI CONSULENZE.

Il termine “rifiuti” va sostituito con il termine “materiali da riciclo”. Questa è la filosofia che ispira l'attività posta in essere dal “Centro Riciclo Vedelago”, da cui prende il nome il metodo ivi utilizzato. Il modello di riciclo totale ideato da Carla Poli a Vedelago in provincia di Treviso è già stato adottato da alcuni comuni italiani e europei, ed è stato presentato ufficialmente il 10 luglio 2009 ad Aosta per iniziativa di CRZ Vda. Tale metodo, riconosciuto e catalogato come eco-innovazione dall’Unione Europea, è in grado di riciclare il 97% circa della frazione secca dei rifiuti trattati e trasforma tutto il materiale residuo in un granulato a matrice prevalentemente plastica. Col tale materiale si produce un composto utilizzato per fabbricare mattoni e oggetti per arredo urbano nel rispetto delle norme vigenti. Tale impianto denominato “ad estrusione” non gestisce la frazione umida, riutilizza il materiale da riciclo (rifiuti) derivanti sia dalla raccolta differenziata porta a porta, sia quello proveniente da commercianti ed artigiani.

Il metodo Vedelago, permette di:
1.recuperare valore economico dalla rivendita dei materiali riciclati
2.creare nuova occupazione rispetto ai metodi attualmente in uso
3.abbassare la tassa sui rifiuti pagata dai cittadini
4.diminuire i costi per la gestione dei rifiuti a carico dei Comuni
5.coinvolgere i cittadini in comportamenti coerenti e virtuosi.

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Le iniziative assunte in materia di smaltimento rifiuti in data 25 Giugno 2009
OMISSIS
di avviare la sperimentazione attraverso la realizzazione di un impianto tecnologicamente
innovativo, ai fini della produzione di combustibile da rifiuto (CdR) di alta qualità caratterizzato da un basso livello di contaminanti, in grado di assicurare, in una prima fase di attuazione e osservazione, il trattamento di una frazione significativa dell’attuale indifferenziato, al fine di differire i tempi oggi prevedibili di esaurimento della discarica di Brissogne;

di individuare il sistema più innovativo mediante un’indagine tra le tecnologie di produzione di CdR di qualità;

di procedere ad una valutazione dei risultati di questa sperimentazione a seguito di verifica di funzionalità e sostenibilità del sistema, da attuarsi entro un anno dall’avviamento, prima di procedere al consolidamento del sistema in modo da permettere il trattamento di tutti i rifiuti indifferenziati prodotti nella Regione;

di stabilire che dalla sperimentazione del sistema innovativo debbano emergere tutte le
informazioni ed i dati caratterizzanti l’impianto ed in particolare che dovranno essere prodotti una serie di documenti che descrivano come livello minimo:
- la modalità di esecuzione del sistema innovativo;
- la configurazione impiantistica prevista (opere civili, opere elettromeccaniche, presidi, ecc.);
- le superfici necessarie e l’ubicazione prevista dell’impianto;
- le caratteristiche impiantistiche principali ed il bilancio energetico complessivo del
trattamento;
- i costi di investimento;
- la modalità di gestione dei flussi di rifiuti oggetto di trattamento nell’impianto innovativo;
- i quantitativi e le modalità di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti durante il trattamento;
- i flussi, i quantitativi e le modalità di utilizzo del CdR prodotto dal trattamento;
- le modalità gestionali;
- i costi gestionali;

di stabilire che venga definito un apposito protocollo di sperimentazione avvalendosi di una qualificata istituzione scientifica che, con il supporto degli organi regionali di controllo dovrà seguire sistematicamente tutte le fasi di sperimentazione e certificare e validare i risultati della stessa nonché prevedere, da parte di ARPA, la realizzazione di un piano di monitoraggio del sistema di trattamento innovativo con il coinvolgimento dell’Osservatorio regionale dei rifiuti;

di stabilire che tale impianto venga localizzato, in accordo con la Società Valeco s.p.a. in un’area presso l’attuale centro regionale di trattamento RU ed assimilati di Brissogne o nelle immediate vicinanze;

di definire il percorso della sperimentazioni distinto nelle seguenti fasi:
- individuazione della tecnologia da sperimentare;
- avvio della sperimentazione e analisi comparata dei risultati;
- definizione del nuovo scenario di trattamento dei rifiuti;
- adeguamento del Piano regionale dei rifiuti, sulla base dei risultati della sperimentazione aggiornato secondo le decisioni della Giunta e della III Commissione e contestuale avvio della procedura di consultazione finalizzata all’acquisizione della VAS sul nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti e acquisizione di un parere da parte del Consiglio permanente degli enti locali;
- al termine della fase di consultazione, approvazione del Consiglio dello scenario di
trattamento dei rifiuti e del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti;
- avvio delle procedure tecnico-amministrative per la progettazione, la realizzazione e il successivo esercizio degli impianti di trattamento previsti dal nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, ivi compresa l’acquisizione dell’Autorizzazione integrata ambientale.

per leggere la versione integrale ( con i votanti e gli astenuti) >>>

22 agosto 2009

"VALLE D'AOSTA SOLIDALE" E TERZO SETTORE: ALCUNI INTERROGATIVI

"Progetto Valle d'Aosta Solidale" è una iniziativa culturale, una serie di incontri promossi dal Consiglio Regionale della Valle d'Aosta in occasione della settimana nazionale sul terzo settore, per analizzare le sfaccettature dell'economia sociale e solidale, della cooperazione e del partenariato sociale. Questi incontri con esponenti della politica e della società hanno suscitato l'intervento di Fabio Protasoni, un attento osservatore del terzo settore e della società civile in generale. Proponiamo alcuni degli interrogativi e auspici per il futuro da lui evidenziati nella lettera aperta.

Il terzo settore nel suo complesso e la Valle d'Aosta quali vantaggi potranno trarre da una passarella di politici nazionali ?

Perché non sono stati coinvolti i soggetti protagonisti del terzo settore valdostano?

Per quale motivo non si è pensato di organizzare un evento che potesse avere una ricaduta reale sul nostro territorio?

Perchè non sono stati affrontati i temi più rilevanti nel dibattito delle associazioni e delle organizzazioni del terzo settore, quali la diminuzione delle risorse nelle politiche sociali e le ripercussioni sull'attività degli enti non profit e di volonariato, lo sviluppo futuro dell'impresa sociale, le conseguenze sociali della crisi economica, i limiti della legislazione di promozione del terzo settore a livello regionale e nazionale?

Perchè non è stato coinvolto nell'iniziativa il Forum del Terzo settore al quale aderiscono il 90% delle organizzazioni nazionali di cooperazione, di volontariato e di promozione sociale, e che è da sempre impegnato a far emergere all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica il bisogno di concentrare energie sulle conseguenze sociali della crisi, sugli anziani e i loro problemi, sui minori a rischio, sull'integrazione degli immigrati, sulla dimensione civile dell'impresa.

Iniziative per il futuro

Occorre promuovere una riflessione vera sul futuro della cooperazione e dell'impresa sociale, sul nostro sistema di welfare, sul mondo del volontariato, sulla qualità e sulla quantità della partecipazione civile alla vita nella nostra comunità.
Le istituzioni hanno sempre più il dovere, nelle iniziative che organizzano e nei processi culturali e politici che decidono di avviare, di agire coinvolgendo le rappresentanze e i soggetti protagonisti della società civile.

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Dopo tutto quanto sopra evidenziato non stupisce, quindi, che l'8 maggio scorso alla presentazione ad Aosta del rapporto "La società civile tra eredità e sfide. Rapporto sull’Italia del Civil Society Index" gli interlocutori del mondo politico regionale si potessero contare sulle dita di una mano.

19 agosto 2009

ADESIONE ALLA CAMPAGNA "PORTALASPORTA" PROMOSSA DA ASS. COMUNI VIRTUOSI

Iniziative di riduzione dei materiali da riciclo (rifiuti) che attendono risposta dai vari decisori politici a livello locale.

campagna "Porta la Sporta"
C.a
Sig Assessore regionale al Territorio e Ambiente
Sig Sindaco e Assessori comunali all'Ambiente

Gentile Signor Sindaco,
Gentili Assessori,

questa comunicazione vi viene inviata per invitarvi caldamente ad aderire a una campagna che, pur apportando grandi benefici ambientali, non comporta un dispendio di risorse finanziarie: basta l'entusiasmo e la capacità dell'amministrazione nel saper individuare e coinvolgere in questo progetto, già ampiamente collaudato, rappresentanti degli esercizi commerciali locali e associazioni volontarie di cittadini che siano disponibili a donare qualche ora del loro tempo libero a beneficio della salute dell'ambiente.

L'iniziativa "Porta la Sporta" è stata lanciata lo scorso marzo 2009 sul territorio nazionale con il patrocinio del WWF e di diverse regioni italiane tra cui Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, ER, Marche,Toscana.
Altri importanti enti e associazioni hanno recentemente aderito come Italia Nostra, FAI, Pro Natura, Adiconsum, ecc.

Per i comuni che intendessero partecipare alla settimana europea di riduzione rifiuti 2009 Porta la Sporta potrebbe rappresentare un valido progetto di partecipazione.

"Porta la Sporta" promossa dall'Associazione dei comuni virtuosi è una campagna tutta propositiva che permette a un comune, a una circoscrizione di ridurre drasticamente la diffusione di sacchetti in plastica a favore di borse riutilizzabili proponendo un piano di azione semplice ma che coinvolge efficacemente cittadini, esercenti commerciali, associazioni e singole persone.
Vengono suggerite due modalità di intervento, una più articolata e incisiva di cui si può fare promotore il comune con emissione di una delibera che contiene un piano di intervento.

La campagna è stata creata come un progetto “chiavi in mano” e con la specifica missione di fornire gratuitamente alle amministrazioni materiali e strumenti utilizzabili da subito per fare partire iniziative a vari livelli. Sono sempre più numerosi gli amministratori che ci contattano ogni giorno per richieste di chiarimenti
e di consulenza.

Il sito della campagna: http://www.portalasporta.it, infatti mette a disposizione una varietà di materiali informativi e promozionali ( personalizzabili con eventuali aggiunte di loghi e testi e scaricabili nella sezione Entra in Azione) e si propone come punto di riferimento per supportare le iniziative in corso e documentarne
esiti e specificità attraverso uno spazio permanente dedicato.

Alleghiamo immagine di un retino che a fronte del suo prezzo contenuto (30 cent) se acquistato in quantità, può contenere una spesa di 15 kg. E' stato adottato in diverse occasioni per lanci gratuiti di borse verso scuole e cittadini da parte di associazioni, comuni, enti parco e aziende di igiene ambientale impegnate in campagne di sensibilizzazione abbinate alla partenza del servizio di raccolta domiciliare.

Si resta a disposizione per ulteriori chiarimenti in merito.

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Locandina per campagna comunale
http://www.portalasporta.it/azione_materiali/nuovi/loc_comune_a3.pdf

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altra campagna:
pannolini riciclabili per saperne di più >>>

17 agosto 2009

LA TEORIA DELLE "ERRE" E IL METODO "VEDELAGO"

La teoria delle R: ridurre,riusare,riciclare (o compostare), ma anche riparare, ricercare, riprogettare ed infine la R più importante: responsabilizzare.
IL “Metodo Vedelago” non necessita di sperimentazioni e neppure di consulenze.

Il termine “rifiuti” va sostituito con il termine “materiali da riciclo”. Questa è la filosofia che ispira l'attività posta in essere dal “Centro Riciclo Vedelago”, da cui prende il nome il metodo ivi utilizzato. Il modello di riciclo totale ideato da Carla Poli a Vedelago in provincia di Treviso è già stato adottato da alcuni comuni italiani e europei, ed è stato presentato ufficialmente il 10 luglio 2009 ad Aosta per iniziativa di CRZ Vda. Tale metodo, riconosciuto e catalogato come eco-innovazione dall’Unione Europea, è in grado di riciclare il 97% circa della frazione secca dei rifiuti trattati e trasforma tutto il materiale residuo in un granulato a matrice prevalentemente plastica. Col tale materiale si produce un composto utilizzato per fabbricare mattoni e oggetti per arredo urbano nel rispetto delle norme vigenti. Tale impianto denominato “ad estrusione” non gestisce la frazione umida, riutilizza il materiale da riciclo (rifiuti) derivanti sia dalla raccolta differenziata porta a porta, sia quello proveniente da commercianti ed artigiani.
Il metodo Vedelago, permette di:
1.recuperare valore economico dalla rivendita dei materiali riciclati
2.creare nuova occupazione rispetto ai metodi attualmente in uso
3.abbassare la tassa sui rifiuti pagata dai cittadini
4.diminuire i costi per la gestione dei rifiuti a carico dei Comuni
5.coinvolgere i cittadini in comportamenti coerenti e virtuosi.

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Cosa fare e proporre se...
Le scelte, i lavori decisi dalle istituzioni (amministrazioni comunali, provinciali e regionali) alcune volte non hanno alcun legame nè alcun punto di contatto con le espressioni, volontà espresse dalle forme di espressione spontanee (comitati, associazioni, ecc). Anche nella nostra regione si avvertono segnali di uno scollamento tra decisioni pubbliche e "sentire comune" dei cittadini organizzati o meno in associazioni. Spesso i cittadini non sono informati pienamente in merito ai costi e alle conseguenze dei progetti e delle decisioni e del loro impatto sull’ambiente o sulla salute pubblica.
Ecco alcune iniziative meritevoli da adottare nella legislazione regionale:
1) istituire forme e modalità di un vero e proprio "dibattito pubblico"
2) individuare i temi sottoponibili al "dibattito pubblico"
3) definire i soggetti che hanno diritto di attivare il dibattito
4) istituire una Autorità locale per la garanzia e la promozione della partecipazione
5) stabilire modalità e procedure per il "dibattito Pubblico".

In pratica la normativa regionale dovrebbe sancire la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali come un vero e proprio diritto garantito. L'obiettivo è di promuovere la partecipazione come forma ordinaria di amministrazione e di governo territoriale in tutti i settori e a tutti i livelli amministrativi e di creare e favorire nuove forme di scambio e di comunicazione tra le istituzioni e la società.

Chi potrebbe aver diritto ad intervenire nei processi partecipativi:
di sicuro i cittadini residenti e gli stranieri o apolidi regolarmente residenti nel territorio interessato da processi partecipativi; le persone che lavorano, studiano o soggiornano nel territorio interessato; i valdostani residenti all’estero quando si trovano in valle d’Aosta; altre persone, anche su loro richiesta, che hanno interesse rispetto al territorio in questione o all’oggetto del processo partecipativo e che il responsabile del dibattito ritenga utile far intervenire nel processo partecipativo stesso.

15 agosto 2009

MISURARE, VALUTARE E RENDERE CONTO

CARTA DI BELLUNO: misurare, valutare, render conto per una cultura della cittadinanza

Gli Enti sottoscrittori ritengono sia dovere delle amministrazioni pubbliche rendere conto ai cittadini e alle imprese con chiarezza, tempestività, coerenza e sistematicità dell’utilizzo dei soldi pubblici che i contribuenti versano.

Obiettivo dell’attività di rendicontazione è di costruire le condizioni per la fiducia e per scelte democratiche consapevoli e informate. Per ottenere questo risultato gli Enti sottoscrivono questa Carta di impegni e scelgono di lavorare insieme per individuare strumenti, modelli e metodi di misurazione, valutazione e rendicontazione coerenti con essa. Parallelamente, i suddetti enti accettano di farsi promotori attivi della Carta di Belluno affinché ogni altra amministrazione, di grande o piccola dimensione, che opera attivamente su queste tematiche, possa in breve tempo aderire all’iniziativa e contribuire così alla formazione di un movimento di pensiero, il più ampio possibile, finalizzato a rafforzare integrità e trasparenza nell’amministrazione pubblica locale.

Capo 1 : GARANTIRE I DIRITTI.
Gli Enti sottoscrittori riconoscono e si impegnano a garantire i seguenti diritti:

informazione: il diritto dei cittadini ad essere informati con completezza e regolare periodicità sull’andamento dell’amministrazione sia dal punto di vista dei risultati che dell’impiego delle risorse;

diffusione: il diritto dei cittadini alla chiara e leggibile esposizione dei documenti di rendicontazione e alla loro divulgazione in molteplici canali fisici e virtuali in modo da raggiungere con facilità la più ampia popolazione possibile;

identificazione:il diritto dei cittadini a poter identificare nei documenti di rendicontazione le risorse impiegate per le singole categorie di portatori di interesse (ad es. giovani, anziani, donne, fasce deboli, imprese, commercio, ecc.);

confronto: il diritto dei cittadini a poter confrontare i documenti di rendicontazione sia in forma diacronica, garantendo quindi una sostanziale uniformità nel tempo che permetta di leggere e confrontare l’andamento dei capitoli nei vari esercizi; sia in forma sincronica ossia mediante confronti tra amministrazioni omogenee

valutazione di coerenza: il diritto dei cittadini a poter leggere facilmente gli elementi di coerenza tra le linee di mandato, la relazione revisionale e programmatica, eventuali documenti di pianificazione volontaria (es. Piano Strategico) e gli strumenti di rendicontazione. Ogni punto esplicitato nei documenti sopraccitati dovrà trovare uno specifico riscontro nei documenti di rendicontazione, anche a fronte di azioni non attivate o sviluppate solo parzialmente

partecipazione: il diritto dei cittadini a conoscere per tempo e in forma completa, chiara e leggibile i documenti di programmazione e i bilanci preventivi dell’ente e di poter contare su un canale interattivo per far sentire la propria voce nelle scelte relative

Capo 2: MISURARE E VALUTARE
Per rendere effettivi tali diritti gli Enti sottoscrittori si impegnano a:

studiare principi comuni nella riclassificazione dei documenti di rendicontazione per portatori di interessi in modo che sia:
-comprensibile al maggior numero di cittadini possibile (indice di leggibilità)
-confrontabile nel tempo (confronti diacronici)
-confrontabile rispetto ad amministrazioni omogenee (confronti sincronici) e quindi stilato secondo specifiche comuni e condivise almeno per i principali capitoli e per i principali portatori di interessi

mettere in comune gli indicatori di outcome e di performance effettivamente usati in ogni Ente in modo che da costituire un utile database di indicatori che indichino con chiarezza cosa si misura e come pubblicare i documenti di rendicontazione opportunamente riclassificati su un sito Internet ad hoc (www.misurapa.it)

istituire un marchio che contrassegni e renda riconoscibili le amministrazioni che hannosottoscritto la Carta

Partner
FORUM PA e Lega delle Autonomie, aderendo agli obiettivi sopraindicati, si impegnano a promuovere la Carta e i suoi principi, a diffonderne i risultati, a facilitare la collaborazione tra gli Enti sottoscrittori.
Belluno, 21 gennaio 2008.

MATERIALE IN DISCARICA: DA 45.000 A 1.500 TONN/ANNO CON IL METODO VEDELAGO

Si riportano i dati sintetici dei materiali da riciclo (rifiuti) prodotti in Valle d'Aosta nel 2008: 74.505 tonnellate. In sintesi circa 45.000 di raccolta indifferenziata e circa 30.000 di raccolta differenziata. Ad oggi in discarica, vengono interrate circa 45.000 tonnellate/annue.

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Domanda:
Applicando il "metodo Vedelago" quanto materiale dovrà essere interrato in discarica?

Risposta:
Solo 1500 tonn/annue. Ecco la spegazione. Partiamo da un volume di produzione di rifiuti annuo pari a circa 81.400 tonnellate. Tenendo conto che l'umido avviato al compost in realtà simili ammonta a circa il 30% del totale produzione rifiuti in valle d'aosta ammonterebbero a circa 24.000 tonnellate. In discarica senza fare altri trattamenti entrerebbero circa 57.000 t/annue. Tenendo conto del recupero di carta pari a circa 16.280 t, vetro, acciaio alluminio e plastica pari a circa 14.000 t per un importo totale pari a circa 30.280 t. In discarica, senza fare altri trattamenti, entrerebbero circa 26.700 t/annue. Applicando a questo punto il trattamento di riciclo "metodo Vedelago" le circa 27.000 tonnellate di residuo secco residuo permetteranno di ottenere materiale da recupero pari a circa 25.400 t/annue.
In discarica, quindi, entreranno solo 1.500 t/annue contro le attuali 45.000 t/annue.