4 marzo 2022

VIRUS E VACCINI : IL PUNTO DI VISTA DI LORETTA BOLGAN AGGIORNATO AL 3 MARZO 2022





https://youtu.be/O0hy6SmhqmE
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I LIMITI DI ESPOSIZIONE NON VANNO INNALZATI.

Roma- Aosta , 4 marzo 2022                                                         

Limiti elettromagnetici, Associazioni e Comitati rispondono alla richiesta di Assotelecomunicazioni di portare i valori di esposizione ai campi elettromagnetici da 6 V/m a 61 V/m

“I limiti non vanno innalzati. Chiediamo con forza alla Commissione Industria del Senato ed ai parlamentari tutti di dare voce alla ricerca e alla scienza, e non alle ragioni del potere economico, mettendo al primo posto la salute dei cittadini” 

In Italia non si contano più i tentativi, da parte delle imprese delle comunicazioni, di innalzamento dei limiti di legge di esposizione ai campi elettromagnetici, con la scusa di cogliere appieno le potenzialità dello sviluppo della tecnologia 5G. L’ultima richiesta è quella presentata il 22 febbraio da Assotelecomunicazioni alla X Commissione permanente del Senato, nell’ambito della discussione sul decreto Concorrenza (AS 2469), per l’innalzamento dei valori di esposizione elettromagnetici da 6 V/m a 61 V/m, che nel documento motiva: “nello studio del Politecnico di Milano per Asstel che ha stimato, in presenza degli attuali limiti, la necessità di 27.900 interventi aggiuntivi, sia in termini di reingegnerizzazione di siti esistenti, sia di siti nuovi, con un esborso incrementale per questo motivo di circa 4.0 miliardi di euro a carico degli Operatori radiomobili”.  

Associazioni, enti, comitati e cittadini, si appellano alla Commissione Industria del Senato affinché rigetti la richiesta, definendo una volta per tutta la sua posizione contraria a riguardo, considerandola una minaccia per la salute pubblica e la biodiversità.

“Nessuna ragione tecnica o economica può giustificare un rischio di salute per la popolazione e la biodiversità. – hanno commentato i firmatari – Innalzare il limite portandolo a 61 V/m, significa ignorare le ragioni sanitarie che dimostrano la presenza di effetti biologici non termici, anche molto gravi, fino a forme tumorali, causati dalle frequenze già in uso. Evidenze che fotografa anche l’ultima ricerca Health impact of 5G dell'Istituto Ramazzini pubblicata dal Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo. Per questo chiediamo con forza alla Commissione Industria del Senato e ai parlamentari tutti di dare voce alla ricerca e alla scienza, e non alle ragioni del potere economico, mettendo al primo posto la salute dei cittadini”.

Diverse le ragioni che spiegano la forte e decisa opposizione a quanto richiesto da Assotelecomunicazioni. 

In primo luogo, che i “livelli di riferimento” di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio 1999/519/CE di 61 V/m per gli effetti termici, gli unici effetti considerati, risultano essere circa 10 volte più elevati, in termini di campo elettrico dai 6 V/m previsti dal valore di attenzione vigente in Italia, e 100 volte più alti in termini di densità della potenza. Va precisato, quindi, che i 10 W/mq previsti dalla Raccomandazione Europea vanno confrontati con gli 0,1 W/mq del nostro DPCM 8/7/2003. Inoltre, non risulta corretta l’affermazione di Assotelecomunicazioni secondo la quale, per la banda di frequenza a 3.6 GHz, le raccomandazioni internazionali prevedono un limite massimo di 61 V/m contro i 6 V/m italiani. Infatti, il limite vigente sul territorio italiano in quella banda di frequenza è di 40 V/m mentre i 6 V/m rappresentano il valore di attenzione, ossia il tetto massimo di esposizione riferito specificamente ai luoghi a permanenza non inferiore alle 4 ore giornaliere. Per di più non è da trascurare l’anomalia introdotta dalla legge n. 221/2012, che porta già ad un aumento surrettizio dei parametri di esposizione grazie alla misura dei valori dei campi elettromagnetici, da confrontare con il valore di attenzione, come valore medio sulle 24 ore e non più come valore medio su 6 minuti.

Si ricorda alla Commissione del Senato e ad Assotelecomunicazioni, che la stessa Raccomandazione 1999/519/CE afferma che “gli Stati membri hanno facoltà, ai sensi del Trattato, di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente Raccomandazione”, specificando quindi che non esiste alcun obbligo di adeguamento agli standard europei. Come non esiste neanche un’incompatibilità tra la normativa italiana e l’implementazione delle nuove tecnologie. Tanto che le stesse Agenzie per l’Ambiente ritengono che “la realizzazione del 5G possa avvenire con il mantenimento degli attuali limiti di legge attraverso la definizione di criteri progettuali efficienti come, ad esempio, il corretto dimensionamento e posizionamento degli impianti sul territorio”.






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12 gennaio 2022

SPIKE E VACCINI A MRNA

Prof. Paolo Bellavite può spiegare  brevemente, come funzionano i vaccini a mRNA?

Questi vaccini funzionano inserendo, tramite una particella lipidica, un acido nucleico nella cellula. Quando vi è entrato, l’acido nucleico insegna alla cellula a produrre una proteina denominata spike, che è propria del virus. A quel punto la cellula, producendo la proteina spike, la espone sulla propria membrana e va in questo modo a stimolare il sistema immunitario, che la riconosce come estranea.

Il problema qual è? Come ho scritto in diversi articoli, mentre nella teoria proposta dalle case farmaceutiche queste spike sarebbero prodotte solamente dalle cellule del sistema immunitario e si tratterebbe semplicemente di un’autostimolazione del medesimo, nella realtà dei fatti le spike sono prodotte anche da altre cellule e in molte parti del corpo – compresi il cuore, i vasi sanguigni, il pancreas, il fegato e la tiroide – e, quindi, si possono verificare reazioni gravi contro tali cellule, che hanno prodotto la spike, dato che si comportano come se fossero state infettate dal virus. La differenza è che se ci fosse il virus, sarebbe questi a riprodursi, con la spike del vaccino si riproduce la spike. Però, dal punto di vista pratico e biologico, il risultato è il medesimo.
Non sappiamo inoltre come si controlla questo prodotto, che resta in circolo qualche giorno, né come si comporta la spike. Non si comprende come mai in alcuni soggetti il vaccino sia come assumere acqua fresca e, in altri, si abbiano reazioni anche gravi, perfino a distanza di tempo – dato che si somma il problema dell’autoimmunità. 

Le spike, infatti, assomigliano ad alcune proteine del nostro corpo e, quindi, il sistema immunitario, prima, si rivolge contro le spike e, poi, per motivo di similitudine, può rivolgersi contro gli stessi tessuti del corpo. Ecco, quindi, scattare il fenomeno autoimmunitario. Le miocarditi pare siano dovute all’innescarsi di questo meccanismo. E infatti non insorgono nei primissimi giorni, ma a distanza di qualche tempo».

estratto di una intervista di Simona Frigerio al prof. Paolo Bellavite



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20 aprile 2021

NO ALL'INNALZAMENTO DEI LIMITI DI ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI

Salvaguardare la salute dei cittadini: no all’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi
elettromagnetici generati dalle radiofrequenze come previsto nel PNRR.

c.a.
Presidente del Consiglio
Mario Draghi
Presidente della Camera,
Roberto Fico
Presidente del Senato,
Maria Elisabetta Alberti Casellati

Egregio Presidente,

Vogliamo portare alla Sua attenzione quanto potrebbe accadere nel nostro Paese in tema di limiti sui campi elettromagnetici che, come sta ampiamente dimostrando la ricerca scientifica, sono non solo tra i più cautelativi in Europa ma anche allineati a quelli di altri Paesi europei che hanno in materia norme più protettive.

In Italia, infatti, il limite massimo di esposizione al campo elettrico a radiofrequenza (CEMRF) è di 20
Volt/metro (40 V/m per le onde centimetriche), ma si tratta di un limite valido per esposizioni brevi od
occasionali, mentre il tetto di radiofrequenza (valore di attenzione) per il campo elettrico generato dalle
radiofrequenze/microonde, per esposizioni all'interno di edifici adibiti a permanenza non inferiore a quattro ore giornaliere, è di 6 Volt/metro (DM 381/ 98 e DPCM 8/7/2003).

Gli enti, le associazioni, i comitati cittadini sottoscritti sono preoccupati per la tutela della salute e
dell’ambiente e lo sono ancora di più dopo che la Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera ha espresso parere favorevole alla valutazione dell’innalzamento dei limiti di esposizione
elettromagnetici correlati a un rischio emergente di inquinamento, dettato anche dalle nuove esigenze di
digitalizzazione, tra cui lo sviluppo della tecnologia 5G.

Non siamo affatto preoccupati dello sviluppo di digitalizzazione per il nostro Paese, servizio e tecnologie che la pandemia ha messo in evidenza come auspicabili e necessari anche per superare le disuguaglianze sociali che abbiamo vissuto in questi mesi; ma il parere del 24 marzo u.s., espresso dalla IX Commissione Permanente della Camera, circa la proposta di adeguamento dei limiti di immissione elettromagnetica (Osservazione 15) a quelli vigenti nei Paesi Europei meno cautelativi in materia, di 61 V/m, suscita in tutti noi grande preoccupazione.

Il limite di 61 V/m non tiene conto delle numerose evidenze scientifiche che hanno ormai dimostrato la
presenza di effetti biologici non termici anche molto gravi, fino a forme tumorali. Va sottolineato, in
proposito, che i livelli di riferimento di cui all’allegato III della Raccomandazione del Consiglio CE
1999/519/CE di 61 V/m, validi solo per gli effetti termici, unici effetti considerati nella Raccomandazione, risultano 100 volte superiori a quelli italiani, quando confrontati con i nostri valori di attenzione. Infatti, la stessa Raccomandazione nel Considerando, precisa che: “l’obiettivo è la protezione della popolazione e pertanto essa si applica in particolare ai luoghi in cui singoli cittadini permangono per un tempo significativo rispetto agli effetti contemplati dalla presente "raccomandazione” e che “gli Stati membri hanno facoltà, ai sensi del Trattato, di fornire un livello di protezione più elevato di quello di cui alla presente Raccomandazione”.

Il livello di protezione dei 6 V/m in Italia è vigente da 23 anni. Asserire che i limiti italiani sono inferiori solo di tre volte a quelli europei, quando lo sono di 100 volte in termini di campo elettrico e da 10 a 2,5 volte in termini di densità di potenza, è riduttivo e fuorviante rispetto alla reale entità del cambiamento e contrasta con il principio di non rilassamento del livello di tutela ambientale che gli Stati membri della UE si sono impegnati a rispettare con i Trattati. Qualora tale proposta venisse accolta nella normativa nazionale, non potremmo che ravvisarvi motivate criticità sul piano sanitario e ambientale.

Nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS (IARC) classificava i CEMRF,
soprattutto quelli generati dal telefono cellulare, come “possibili cancerogeni per l’uomo” per l’aumento di tumori del cervello e del nervo acustico nell’area ipsilaterale con l’uso del telefono mobile osservato in studi epidemiologici negli utenti che avevano fatto un uso intenso del telefono cellulare. Nella comunicazione della IARC pubblicata nel 2013, fu precisato che una classificazione più severa non era stata allora possibile per la carenza di studi adeguati su animali da laboratorio a supporto dell’osservazione nell’uomo.

In realtà, già nei primi anni 2000 erano stati avviati due studi di dimensione adeguata, uno negli USA dal National Toxicology Program del governo americano, l’altro dall’Istituto Ramazzini di Bologna, due dei più importanti laboratori di ricerca sugli inquinanti ambientali. Entrambi questi enti di ricerca negli ultimi 40 anni hanno contribuito con le loro ricerche alla regolamentazione di importanti agenti quali il cloruro di vinile monomero, il benzene, la formaldeide, l’amianto. Gli studi sui CEMRF dei due laboratori sono stati completati e i risultati sono stati pubblicati nel 2018. Entrambi hanno rilevato aumenti statisticamente significativi di tumori maligni del cervello e delle cellule del sistema nervoso periferico (cellule di Schwann), proprio gli stessi tumori osservati in eccesso negli studi epidemiologici sui grandi utilizzatori di telefoni cellulari. Questi rari tumori sono stati osservati sperimentalmente anche per esposizioni pari a 50 V/m, cioè inferiori ai 61 V/m 61 V/m che costituiscono il livello di riferimento della Raccomandazione europea, ma superiori tanto al limite di esposizione occasionale, 20 o 40 V/m in dipendenza della frequenza, quanto al valore di attenzione, 6 V/m, italiani.
I risultati di questi due studi sperimentali hanno indotto lo specifico gruppo di lavoro della IARC ad inserire la rivalutazione dei CEMRF in calendario come priorità per il periodo 2020-2024, e quindi a breve termine.
Non si comprende, quindi, la richiesta di innalzamento dei limiti di esposizione ai CEMRF in Italia, che
ripetiamo essere tra i più cautelativi al mondo che si accompagna al rilascio per il servizio di telefonia nuove bande di frequenza, come alcune di quelle utilizzate con il 5G, con un contemporaneo innalzamento dei limiti di protezione, non è necessario ed è quanto meno inopportuno, considerando i pericoli emersi da studi sperimentali ed epidemiologici sulle frequenze già in uso e l’incognita costituita da quelle che devono essere ancora rilasciate.

Gli enti, le associazioni, i comitati cittadini sottoscritti chiedono rispettosamente:

1. di coinvolgere tutti i Ministeri competenti, a partire da quello della Salute, nel processo di
valutazione di eventuali innalzamenti dei limiti di protezione relativi alle radiazioni elettromagnetiche. E su questi esercitare la Sua Alta Moral Suasion, perché il Governo non dissipi il patrimonio di civiltà acquisito in Italia, con riguardo alla protezione dall’inquinamento elettromagnetico, osservando il principio di non rilassamento e garantendo il più alto livello di protezione della salute e dell’ambiente, della popolazione, dei lavoratori e dei consumatori, coerentemente con l’impegno preso con i Trattati Europei.

2. consentire lo sviluppo sostenibile di tecnologie utili, ma potenzialmente impattanti sulla salute e
sull’ambiente come quelle che producono inquinamento elettromagnetico, garantendo il rispetto
dei Principio di Precauzione e di Prevenzione. A tal proposito chiediamo che venga acquisito un
rapporto indipendente da conflitti di interesse, analogo a quello che il Parlamento Europeo ha
appena prodotto su “5G e impatto sulla salute”, redatto dalla ricercatrice italiana Fiorella Belpoggi
(Istituto Ramazzini), anche lei firmataria di questa lettera o a quello recepito dal Parlamento
Italiano, con la Mozione 1-00360/1999 votata all’unanimità alla Camera dei Deputati e senza voti
contrari al Senato, alla cui redazione hanno contribuito altri firmatari della stessa.

3. mantenere per i campi elettrici generati dalle radiofrequenze/microonde all'interno di edifici adibiti
a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, il valore di attenzione di 6 Volt/metro;

4. riportare la misurazione del campo elettrico o della densità di potenza dell’onda elettromagnetica
per i controlli dei Comuni e delle ARPA a medie sui 6 minuti invece che nelle 24 ore, come
prevedeva la norma tecnica CEI 211-7. La conseguenza della modifica introdotta dal decreto legge
del Governo Monti n. 179/2012 è quella di ignorare i picchi di esposizione più significativi durante
gli orari di maggior traffico dati;

5. mantenere e favorire lo strumento del regolamento Comunale come forma di pianificazione
territoriale e tutela sanitaria, in particolare per categorie particolarmente vulnerabili (L.Q. 36/2001
art.8 comma 6);

6. finanziare ricerche indipendenti, epidemiologiche e sperimentali, sulle onde centimetriche del 5G a
26 GHz (non ancora studiate in maniera adeguata,) finalizzate ad approfondire i possibili impatti
sulla salute.

Signor Presidente, vorremmo in conclusione sottolineare che, nella presente situazione, l' ipotesi di un rilassamento del livello di tutela della salute della popolazione, dei residenti e dei consumatori, nonché dell’ambiente, con l’innalzamento dei livelli di esposizione ai CEMRF potrebbe generare effetti sanitari dannosi nonché sollevare motivate preoccupazioni nell’opinione pubblica. Dunque, a nostro avviso, non essendoci motivazioni tecnologiche, ma solo ed esclusivamente economiche, le chiediamo di respingere ogni proposta di innalzamento dei limiti più volte esplicitata dalle imprese del settore.

I FIRMATARI

Stefano Ciafani, presidente Legambiente
Fiorella Belpoggi, Direttrice Scientifica, Istituto Ramazzini, Bologna


a seguire altri firmatari
Amici del Viale della Pace




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